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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 131
Traduzione a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Gli Spartani, accortisi, proprio per questi motivi lo richiamarono la prima volta, e poi, quando salpato di nuovo con la nave di Ermione senza loro comando risultava fare cose simili, e cacciato con la forza da Bisanzio dagli Ateniesi non tornava a Sparta, ma stabilitosi a Colone di Troade veniva denunciato a loro come intento a trattare coi barbari e a fermarsi lì non a fin di bene, allora non aspettarono più, ma gli efori mandarono un araldo con una scitala e dissero di non restare indietro rispetto all'araldo, altrimenti gli Spartani gli avrebbero dichiarato guerra. Egli, volendo apparire il meno sospetto possibile e confidando di dissolvere l'accusa con il denaro, tornò per la seconda volta a Sparta. E subito finì in carcere per opera degli efori (agli efori infatti è concesso fare questo al re), poi, ottenuto ciò più tardi ne uscì e si sottopose a giudizio per chi volesse indagare su quei fatti.
Οἱ δὲ Λακεδαιμόνιοι αἰσθόμενοι τό τε πρῶτον δι’ αὐτὰ ταῦτα ἀνεκάλεσαν αὐτόν, καὶ ἐπειδὴ τῇ Ἑρμιονίδι νηὶ τὸ δεύτερον ἐκπλεύσας οὐ κελευσάντων αὐτῶν τοιαῦτα ἐφαίνετο ποιῶν, καὶ ἐκ τοῦ Βυζαντίου βίᾳ ὑπ’ Ἀθηναίων ἐκπολιορκηθεὶς ἐς μὲν τὴν Σπάρτην οὐκ ἐπανεχώρει, ἐς δὲ Κολωνὰς τὰς Τρῳάδας ἱδρυθεὶς πράσσων τε ἐσηγγέλλετο αὐτοῖς ἐς τοὺς βαρβάρους καὶ οὐκ ἐπ’ ἀγαθῷ τὴν μονὴν ποιούμενος, οὕτω δὴ οὐκέτι ἐπέσχον, ἀλλὰ πέμψαντες κήρυκα οἱ ἔφοροι καὶ σκυτάλην εἶπον τοῦ κήρυκος μὴ λείπεσθαι, εἰ δὲ μή, πόλεμον αὐτῷ Σπαρτιάτας προαγορεύειν. ὁ δὲ βουλόμενος ὡς ἥκιστα ὕποπτος εἶναι καὶ πιστεύων χρήμασι διαλύσειν τὴν διαβολὴν ἀνεχώρει τὸ δεύτερον ἐς Σπάρτην. καὶ ἐς μὲν τὴν εἱρκτὴν ἐσπίπτει τὸ πρῶτον ὑπὸ τῶν ἐφόρων (ἔξεστι δὲ τοῖς ἐφόροις τὸν βασιλέα δρᾶσαι τοῦτο), ἔπειτα διαπραξάμενος ὕστερον ἐξῆλθε καὶ καθίστησιν ἑαυτὸν ἐς κρίσιν τοῖς βουλομένοις περὶ αὐτῶν ἐλέγχειν.
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