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greco · Dione di Prusa
Dione di Prusa · Sull'esilio
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Coloro che mi incontravano, gli uni mi chiamavano vagabondo, altri povero, altri addirittura filosofo. Da questo accadde che gradualmente, senza che io l'avessi deliberato né me ne vantassi molto, mi toccasse questo nome. Infatti i molti cosiddetti filosofi si proclamano da soli, come i banditore alle Olimpiadi; io invece non potevo sempre contendere contro gli altri che parlavano. Forse però mi capitò anche di godere di una certa fama. Molti infatti mi avvicinavano chiedendomi cosa mi sembrasse buono o cattivo, cosicché ero costretto a riflettere su queste cose, affinché avessi da rispondere a chi mi interrogava. Di nuovo mi ordinavano di parlare stando in mezzo alla comunità. Non era dunque necessario che dicessi cose che convenivano agli uomini e dalle quali potessero trarre vantaggio, secondo quel che mi sembrava. Mi sembrava che tutti fossero, per così dire, privi di saggezza, e nessuno facesse né considerasse ciò che dovrebbe: come poter liberarsi dai presenti mali e dalla grande ignoranza e confusione, e vivere più decorosamente e meglio; invece tutti roteavano e venivano portati alla stessa maniera e presso a poco intorno alle stesse cose - denaro, fama e certi piaceri del corpo - e nessuno poteva liberarsi da queste cose né rendere libera la propria anima: come credo che gli oggetti caduti nei vortici, trascinati e rotanti, non possono sottrarsi al turbinio.
Οἱ δὲ ἐντυγχάνοντες ἄνθρωποι ὁρῶντες οἱ μὲν ἀλήτην, οἱ δὲ πτωχὸν ἐκάλουν, οἱ δέ τινες καὶ φιλόσοφον. Ἐντεῦθεν ἐμοὶ συνέβη κατ᾽ ὀλίγον τε καὶ οὐ βουλευσάμενον αὐτὸν οὐδὲ ἐφ᾽ ἑαυτῷ μέγα φρονήσαντα' τούτου τοῦ ὀνόματος τυχεῖν. Οἱ μὲν γὰρ πολλοὶ τῶν καλουμένων φιλοσόφων αὑτοὺς ἀνακηρύττουσιν, ὥσπερ οἱ Ὀλυμπίασι κήρυκες: ἐγὼ δὲ τῶν ἄλλων λεγόντων οὐκ ἐδυνάμην ἀεὶ καὶ πᾶσι διαμάχεσθαι. Τυχὸν δέ τι καὶ ἀπολαῦσαι τῆς φήμης συνέβη μοι. Πολλοὶ γὰρ ἠρώτων προσιόντες ὅ τι μοι φαίνοιτο ἀγαθὸν ἢ κακόν' ὥστε ἠναγκαζόμην φροντίζειν ὑπὲρ τούτων, ἵνα ἔχοιμι ἀποκρίνεσθαι τοῖς ἐρωτῶσιν. Πάλιν δὲ ἐκέλευον λέγειν καταστάντα εἰς τὸ κοινόν. Οὐκοῦν καὶ τοῦτο ἀναγκαῖον ἐγίγνετο λέγειν περὶ τῶν προσηκόντων τοῖς ἀνθρώποις καὶ ἀφ᾽ ὧν ἔμελλον ὀνίνασθαι τὰ ἐμοὶ φαινόμενα. Ἐδόκουν δέ μοι πάντες ἄφρονες, ὡς ἔπος εἰπεῖν, καὶ οὐδεὶς οὐδὲν ὧν ἔδει πράττειν οὐδὲ σκοπεῖν' ὅπως ἀπαλλαγεὶς τῶν παρόντων κακῶν καὶ τῆς πολλῆς ἀμαθίας καὶ ταραχῆς ἐπιεικέστερον καὶ ἄμεινον βιώσεται, κυκώμενοι δὲ καὶ φερόμενοι πάντες ἐν ταὐτῷ καὶ περὶ τὰ αὐτὰ σχεδόν, περί τε χρήματα καὶ δόξας καὶ σωμάτων τινὰς ἡδονάς, οὐδεὶς ἀπαλλαγῆναι τούτων δυνάμενος οὐδὲ ἐλευθερῶσαι τὴν αὑτοῦ ψυχήν: καθάπερ οἶμαι τὰ ἐμπεσόντα εἰς τὰς δίνας εἱλούμενα καὶ περιστρεφόμενα καὶ οὐχ οἷά τε ἀπαλλαγῆναι τῆς δινήσεως. 1. οὐδὲ -.. μέγα φρονήσαντα: «e senza che me ne vantassi».
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I 113 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
La “conversione” alla filosofia sui manuali scolastici, con pagina e numero.
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