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greco · Dione di Prusa
Dione di Prusa · Primo discorso sul regno
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Gli uccelli si riunirono presso la civetta e le chiedevano di allontanarsi dalle costruzioni umane e di trasferire il nido sugli alberi, come facevano loro stessi, e di riporre i loro rami, dai quali inoltre era più piacevole cantare; e in effetti erano pronti a stare su questa quercia che stava appena spuntando, quando fosse giunta la stagione opportuna, e a godere della sua chioma verdeggiante. Ma comunque non persuase la civetta a fare questo agli uccelli né a temere il vischiolino che naturalmente cresce sul ramo di una pianta, pericolo per i volatili. Ma gli uccelli non accettavano il consiglio della civetta, anzi si rallegravano della quercia che spuntava, e quando fu abbastanza grande, si posavano su di essa volentieri. Quando il vischiolino si formò, facilmente gli uccelli, catturati dagli uomini, si pentirono e ammirarono la civetta per il suo consiglio. E ancora oggi stanno così, ritenendo che essa sia terribile e saggia, e perciò vogliono starle vicino, pensando di ottenere qualche vantaggio dalla sua compagnia; poi invano, credo, si avvicinano per la loro disgrazia. Infatti l'antica civetta era veramente saggia e poteva dare consigli. Ma le civette di oggi hanno soltanto le ali di quella antica, gli occhi e il becco, mentre per il resto sono più sciocche degli altri uccelli. Dunque non possono neanche aiutare se stesse; infatti non verrebbero nutrite dagli uccellatori tenute legati e serve.
Τὰ ὄρνεα ξυνῆλθε πρὸς τὴν γλαῦκα καὶ ἐδεῖτο τῆς μὲν ἀπὸ τῶν οἰκοδομημάτων σκέπης ἀπανίστασθαι, πρὸς δὲ τὰ δένδρα τὴν καλιάν, ὥσπερ καὶ αὐτά, καὶ τοὺς τούτων μεταπήγνυσθαι κλῶνας, ἀφ᾽ ὧν καὶ ἄδειν ἔστιν εὐσημότερον- καὶ δὴ καὶ πρὸς δρῦν ταυτηνὶ ἄρτι φυομένην, ἐπειδὰν πρὸς ὥραν ἀφίκηται, ἑτοίμως ἔχειν ἱζάνειν καὶ τῆς χλοερᾶς κόμης ἀπόνασθαι. Ἀλλ᾽ οὖν τὴν γλαῦκα μὴ τοῦτο τοῖς ὀρνέοις ποιεῖν παραινεῖν μηδὲ φυτοῦ βλάστῃ ἐφήδεσθαι ἰξὸν πεφυκότος φέρειν, πτηνοῖς ὄλεθρον. Τὰ δὲ μήτε τῆς ξυμβουλῆς ἀπεδέχετο τὴν γλαῦκα, τοὐναντίον δὲ ἔχαιρε τῇ δρυΐ φυομένῃ, ἐπειδή τε ἱκανὴ ἦν, καθίσαντα ἐπ᾽ αὐτὴν ἥδεν. Γενομένου δὲ τοῦ ἰξοῦ ῥᾳδίως ἤδη ὑπὸ τῶν ἀνθρώπων ἁλισκόμενα μετανόουν καὶ τὴν γλαῦκα ἐθαύμαζον ἐπὶ τῇ ξυμβουλῇ. Καὶ νῦν ἔτι οὕτως ἔχουσιν, ὡς δεινῆς καὶ σοφῆς οὔσης αὐτῆς, καὶ διὰ τοῦτο ἐθέλουσι πλησιάζειν, ἡγούμενα ἀγαθόν τι ἀπολαύειν τῆς ξυνουσίας- ἔπειτα οἶμαι προσίασι μάτην ἐπὶ κακῷ. Ἡ μὲν γὰρ ἀρχαία γλαὺξ τῷ ὄντι φρονίμη τε ἦν καὶ ξυμβουλεύειν ἐδύνατο. Αἱ δὲ νῦν μόνον τὰ πτερὰ ἔχουσιν ἐκείνης καὶ τοὺς ὀφθαλμοὺς καὶ τὸ ῥάμφος, τὰ δὲ ἄλλα ἀφρονέστεραί εἰσι τῶν ἄλλων ὀρνέων. Οὐκοῦν οὐδὲ ἑαυτὰς δύνανται οὐδὲν ὠφελεῖν: οὐ γὰρ ἂν παρὰ τοῖς ὀρνιθοθήραις ἐτρέφοντο δεδεμέναι καὶ δουλεύουσαι. INDIVIDUA E ANALIZZA Individua i participi e gli infiniti presenti nel testo, specificandone, di volta in volta, la funzione sintattica.
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La favola della civetta e degli altri uccelli sui manuali scolastici, con pagina e numero.
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