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di Arriano
I passi più studiati, con la traduzione accanto. Tocca una parola e si accende la sua resa.
3
Ma per me Eratostene di Cirene sia più attendibile di ogni altro, poiché a Eratostene importava della descrizione della terra. Egli dice che, dal monte Tauro, dove sono le sorgenti dell'Indo, per chi procede lungo lo stesso fiume Indo fino al grande mare e alle foci dell'Indo, questo lato della terra degli Indiani si estende per diecimila e tremila stadi. Questi forma poi il lato opposto a questo, quello che va dallo stesso monte lungo il mare orientale, non più uguale a questo lato, ma, poiché un promontorio si protende molto all'interno nel mare aperto, estendendosi per circa tremila stadi, quel promontorio farebbe sì che per lui il lato della terra degli Indiani, che verso oriente misura diecimila e seimila stadi.
3, 9, 4, 7
I fiumi che scorrono nella terra degli Indi sono tanti quanti non ce ne sono in tutta l'Asia. I più grandi sono il Gange e l'Indo, dal quale prende nome la terra stessa; entrambi supererebbero il Nilo d'Egitto e l'Istro della Scizia, e se le loro acque confluissero insieme sarebbero ancora più grandi. Fra questi due fiumi, Megastene riferisce che il Gange supera di molto l'Indo in grandezza, come fanno anche tutti coloro che parlano del Gange. La larghezza del Gange, nel punto dove è più stretto, raggiunge i cento stadi; in molti luoghi inoltre si allarga così da formare laghi, rendendo invisibile la terra opposta, perché è molto bassa e non ha colline in alcun luogo.
7
Megastene dice che le popolazioni indiane sono in tutto centoventi, meno due. E io stesso concordo con Megastene sul fatto che le popolazioni indiane siano molte, ma non sono in grado di stabilire con esattezza come egli, dopo averle apprese, le abbia descritte per iscritto, non avendo egli stesso percorso neppure la minima parte della terra degli Indiani, né essendoci mescolanza reciproca fra tutte le stirpi. Un tempo dunque gli Indiani erano nomadi, come quei Sciti che non sono agricoltori, i quali, vagando sui loro carri, si spostano ora in un luogo ora in un altro della Scizia, senza abitare città né venerare i templi degli dèi. Così neppure gli Indiani avevano città né templi degli dèi costruiti, ma si vestivano con le pelli delle fiere che riuscivano a uccidere, e si nutrivano della corteccia degli alberi. Questi alberi si chiamano, nella lingua degli Indiani, tala, e su di essi crescono, come sulla cima delle palme, delle specie di matasse.
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