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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro IV, capitolo 5
Traduzione a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Informato di questi fatti, Cesare, temendo l'incostanza dei Galli, poiché sono instabili nel prendere decisioni e per lo più bramosi di novità, ritenne di non doversi affidare a loro in nulla. È infatti proprio del costume gallico che essi costringano a fermarsi anche i viaggiatori contro la loro volontà, e chiedano a ciascuno di loro che cosa abbia sentito o appreso su ogni argomento, e che nelle città la folla circondi i mercanti, costringendoli a dichiarare da quali regioni vengano e quali fatti vi abbiano appreso. Mossi da queste voci e dicerie, spesso prendono decisioni sulle questioni più gravi, di cui devono subito pentirsi, poiché si affidano a voci incerte e molti rispondono con invenzioni per compiacerli.
His de rebus Caesar certior factus et infirmitatem Gallorum veritus, quod sunt in consiliis capiendis mobiles et novis plerumque rebus student, nihil his committendum existimavit. Est enim hoc Gallicae consuetudinis, uti et viatores etiam invitos consistere cogant et quid quisque eorum de quaque re audierit aut cognoverit quaerant et mercatores in oppidis vulgus circumsistat quibus ex regionibus veniant quas ibi res cognoverint pronuntiare cogat. His rebus atque auditionibus permoti de summis saepe rebus consula ineunt, quorum eos in vestigio paenitere necesse est, cum incertis rumoribus serviant et pleri ad voluntatem eorum ficta respondeant.
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