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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 3
Traduzione a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Questa popolazione è di gran lunga la più potente di tutta la Gallia per cavalleria, ha anche grandi truppe di fanteria e tocca il Reno, come abbiamo mostrato sopra. In quella popolazione due uomini si contendevano il primato, Induziomaro e Cingetorige. Di questi, uno venne da lui non appena si seppe dell'arrivo di Cesare e delle legioni, e assicurò che lui e tutti i suoi sarebbero rimasti fedeli e non si sarebbero allontanati dall'amicizia del popolo romano, e gli spiegò ciò che accadeva presso i Treveri. Induziomaro invece cominciò a radunare cavalleria e fanteria e a preparare la guerra, nascosti nella selva delle Ardenne coloro che per età non potevano stare in armi: selva che per la sua enorme estensione attraversa il centro del territorio dei Treveri dal fiume Reno fino ai confini dei Remi. Ma dopo che alcuni notabili di quella popolazione, spinti dall'amicizia con Cingetorige e atterriti dall'arrivo del nostro esercito, vennero da Cesare e cominciarono a chiedergli privatamente cose per sé, dato che non potevano provvedere alla popolazione, Induziomaro, temendo di essere abbandonato da tutti, manda ambasciatori a Cesare: Non aveva voluto per questo separarsi dai suoi e venire da lui, per poter più facilmente mantenere fedele la popolazione, perché il popolo non cadesse in errore per imprudenza con l'allontanamento di tutta la nobiltà. Quindi la popolazione era in suo potere, e lui stesso, se Cesare lo avesse permesso, sarebbe venuto da lui nell'accampamento e avrebbe affidato alla sua lealtà la propria sorte e quella della popolazione.
Haec civitas longe plurimum totius Galliae equitatu valet magnasque habet copias peditum Rhenumque, ut supra demonstravimus, tangit. In ea civitate duo de principatu inter se contendebant, Indutiomarus et Cingetorix; e quibus alter, simul atque de Caesaris legionumque adventu cognitum est, ad eum venit, se suosque omnes in officio futuros neque ab amicitia populi Romani defecturos confirmavit quaeque in Treveris gererentur ostendit. At Indutiomarus equitatum peditatumque cogere, eisque qui per aetatem in armis esse non poterant in silvam Arduennam abditis, quae ingenti magnitudine per medios fines Treverorum a flumine Rheno ad initium Remorum pertinet, bellum parare instituit. Sed posteaquam nonnulli principes ex ea civitate et familiaritate Cingetorigis adducti et adventu nostri exercitus perterriti ad Caesarem venerunt et de suis privatim rebus ab eo petere coeperunt, quoniam civitati consulere non possent, veritus ne ab omnibus desereretur Indutiomarus legatos ad Caesarem mittit: Sese idcirco ab suis discedere atque ad eum venire noluisse, quo facilius civitatem in officio contineret, ne omnis nobilitatis discessu plebs propter imprudentiam laberetur: itaque esse civitatem in sua potestate, seseque, si Caesar permitteret, ad eum in castra venturum, suas civitatisque fortunas eius fidei permissurum.
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