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greco · Omero
Omero · Iliade
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Nel nono libro dell'Iliade, Achille rifiuta l'onore offerto da Agamennone e riflette sulla scelta fondamentale della sua vita. Di fronte all'alternativa tra una vita breve e gloriosa a Troia o il ritorno a casa senza gloria immortale, Achille esprime il conflitto tra il kleos (gloria eterna) e il nostos (il ritorno patrio).
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Non sposerò la figlia di Agamennone Atride, neppure se in bellezza uguagliasse la dorata Afrodite o in opere uguagliasse Atena dagli occhi glauci; neppure così la sposerò: scelga un altro fra gli Achei, chiunque gli sia conveniente e sia più regale di me. Se i dèi mi salveranno e ritornerò a casa, Peleo lui stesso mi cercherà una sposa. Molte fanciulle achee ci sono nella Grecia e a Ftia, figlie dei migliori che difendono le città: di quelle desidero farne mia cara compagna di letto. Là il mio cuore mi spingeva moltissimo a sposarmi, prendere una sposa degna e godermi i beni che il vecchio Peleo acquistò; non mi vale la vita quanto tutto quello che dicono possedesse Ilio, la ricca città ben abitata in altri tempi, prima che venissero i figli degli Achei, né quanto possiede il tempio di pietra del signore Apollo a Pito. I buoi e le pecore pingui si rapiscono, e i tripodi e i cavalli dal collo biondo si comprano; ma l'anima di un uomo non si può predare né ricomprare, una volta che oltrepassi il recinto dei denti. La mia madre, la dea Tetide dai piedi d'argento, mi disse che due destini mi portano al termine della morte. Se resto qui e combatto davanti alla città dei Troiani, sarà perduto il mio ritorno, ma la gloria sarà imperituro; se tornerò nella cara patria, sarà perduta la gloria, ma l'esistenza sarà lunga, né presto mi raggiungerà il fine della morte. E anch'io consiglierei agli altri di salpare verso casa, poiché non esiste più la possibilità di conquistare Ilio l'alta; molto Zeus dalle larghe spalle ha esteso su di essa la mano protettrice, e il popolo si è fatto coraggioso.
Κουρην δ'ου γαμεω Αγαμεμνονος Ατρειδαο, ουδ' ει χρυσειη Αφροδιτη καλλος εριζοι εργα δ' Αθηναιη γλαυκωττιδι ισοφαριζοι: ουδε μιν ως γαμεω: ο δ' Αχαιων αλλον ελεσθω, ος τις οι τ' επεοικε και ος βασιλευτερος εστιν. Ην γαρ δη με σαωσι θεοι και οικαδ' ικωμαι, Πηλευς θην μοι επειτα γυναικα γε μασσεται αυτος. Πολλαι Αχαιιδες εισιν αν' Ελλαδατε Φθιην τε κουραι αριστηων, οι τε πτολιεθρα ρυονται, ταωνην κ' εθελωμι φιλην ποιησομ' ακοιτιν. Ενθα δε μοι μολα πολλον επεσσυτο θυμος γημαντα μνηστην αλοχον εικυιαν ακοιτιν κτημασι τερπεσθαι τα γερων εκτησατο Πηλευς: ου γαρ εμοι ψυχης ανταξιον ουδ' οσα φασιν Ιλιον εκτησθαι ευ ναιομενον πτολιεθρον το πριν επ' ειρηνης, πριν ελθειν υιας Αχαιων, ουδ' οσα Λαινος ουδος αφητορος εντος εεργει Φοιβου Απολλωνος Πυθοι ενι πετρηεσση. Ληιστοι μεν γαρ τε βοες και ιφια μηλα, κτητοι δε τριποδες τε και ιππων ξανθα καρηνα, ανδρος δε ψυχη παλιν ελθειν ουτε λειστη ουθ' ελετη, επει αρ κεν αμειψεται ερκος οδοντων. Μητηρ γαρ τε με φησι θεα Θετις αργυροπεζα διχθαδιας κηρας φερεμεν θανατοιο τελοσδε. Ει μεν κ' αυθι μενων Τρωων πολιν αμφιμαχωμαι, ωλετο μεν μοι νοστος, αταρ κλεος αφθιτον εσται• ει δε κεν οικαδ' ικωμι φιλην ες πατριδα γαιαν, ωλετο μοι κλεος εσθλον, επι δηρον δε μοιαιων εσσεται, ουδε κε μ' ωκα τελος θανατοιο κιχειη. Και δ' αν τοις αλλοισιν εγω παραμυθησαιμην οικαδ' αποπλειειν, επει ουκετι δηετε τεκμωρ Ιλιου αιπεινης• μαλαγαρεθεν ευρυοπα Ζευς χειρα εην υπερεσχε, τεθαρσηκασι δε λαοι».
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I 160 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Non sposerò la figlia di Agamennone Atride, neppure se in bellezza uguagliasse la dorata Afrodite o in opere uguagliasse Atena dagli occhi glauci; neppure così la sposerò: scelga un altro fra gli Achei, chiunque gli sia conveniente e sia più regale di me. È l'inizio della versione di Omero, Iliade.
In Omero, Achille deve scegliere tra il kleos aifthiton (la gloria imperituro) se rimane a combattere sotto Ilio e muore giovane, oppure il nostos (il ritorno a casa) che gli garantisce una vita lunga ma senza gloria immortale, rappresentando il conflitto drammatico tra due ideali eroici inconciliabili.
Altri passi di Omero già tradotti e analizzati.