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latino · Petronio
Petronio · Satyricon
Petronio Arbitro, vissuto nel I secolo d.C., è l'autore del Satyricon, romanzo satirico in prosa e versi che mescola parodia sociale, realismo volgare e raffinata ironia letteraria. Al centro dell'opera campeggia la Cena Trimalchionis, il banchetto del liberto arricchito Trimalchione, esempio insuperato di satira del nuovo-ricco romano. In questo brano Trimalchione, ignorante e borioso, si improvvisa astrologo e illustra agli ospiti le caratteristiche dei nati sotto ciascuno dei dodici segni zodiacali, con etimologie fantasiose e paragoni grotteschi. Il passo è celebre per la lingua viva, piena di volgarismi e calchi popolari, che Petronio usa deliberatamente come specchio della cultura semicolta del suo personaggio.
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Questo cielo, in cui abitano dodici dèi, si trasforma in altrettante figure, e ora diventa Ariete. E così chiunque nasce sotto quel segno possiede molti greggi, molta lana, e per giunta una testa dura, una fronte sfrontata, un corno aguzzo. Moltissimi scolari e arietilli nascono sotto questo segno». Lodiamo lo spirito arguto dell'astrologo; e così aggiunse: «Poi tutto il cielo diventa Toro. Allora nascono i calciatori e i bovari e quelli che badano a se stessi. Nei Gemelli invece nascono le bighe, i buoi, i testoni e quelli che imbiancano tutte e due le pareti. Nel Cancro sono nato io: perciò sto in piedi su molte gambe, e in mare e in terra possiedo molto; perché il granchio si adatta sia a questo che a quello. E perciò da un bel po' non ho messo nulla sopra di lui, per non schiacciare il mio oroscopo. Nel Leone nascono i mangioni e i prepotenti. Nella Vergine le donne, i fuggitivi e i carcerati; nella Bilancia i macellai e i profumieri e tutti coloro che pesano qualcosa; nello Scorpione i velentieri e i percussori; nel Sagittario i guerci, che guardano le erbe e rubano il lardo; nel Capricorno i disgraziati, ai quali per via dei loro guai nascono le corna; nell'Acquario i bettolieri e le zucche; nei Pesci i cuochi e i retori. Così la sfera ruota come una macina, e fa sempre qualcosa di male, così che gli uomini o nascano o muoiano. E quanto al fatto che vedete in mezzo una zolla erbosa e sopra la zolla un favo, non faccio nulla senza ragione. La terra madre sta in mezzo tondeggiante come un uovo, e contiene in sé tutti i beni come un favo». «Bravo!», esclamiamo tutti.
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I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
in quo duodecim dii habitant
→ in cui abitano dodici dèi
La relativa è introdotta dal pronome relativo «quo» (ablativo maschile singolare di «qui, quae, quod») retto dalla preposizione «in» con valore locativo. Il verbo «habitant» è alla terza persona plurale dell'indicativo presente di «habito» (1a coniugazione). La proposizione si aggancia al sostantivo «Caelus» e ne specifica la caratteristica: è il cielo in cui risiedono le dodici divinità dello zodiaco.
Compare nel periodo 1 · 2 volte in questo passo.
Scheda completa: Proposizione relativaNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
in totidem se figuras convertit
→ si trasforma in altrettante figure
Il pronome riflessivo «se» è oggetto diretto di «convertit» e indica che il soggetto (il cielo) agisce su se stesso. Il verbo «convertit» (da «converto», 3a coniugazione) regge l'accusativo «figuras» con la preposizione «in» che indica trasformazione (moto a luogo figurato). «Totidem» è aggettivo numerale indeclinabile che rimanda ai dodici dèi appena nominati.
Compare nel periodo 1.
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quisquis nascitur
→ chiunque nasce
«Quisquis» è pronome indefinito universale («chiunque», «qualunque persona») e introduce una subordinata con valore generalizzante. Il verbo «nascitur» è all'indicativo presente passivo (deponente) di «nascor»: la proposizione di «quisquis» può avere il verbo all'indicativo quando enuncia una verità generale sempre valida, come avviene qui nel contesto dell'astrologia di Trimalchione.
Compare nel periodo 2.
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illo signo
→ sotto quel segno
«Illo signo» è un ablativo senza preposizione con valore limitativo-circostanziale: indica il segno zodiacale in cui si nasce. In latino il verbo «nascor» costruisce frequentemente l'ablativo senza «sub» per indicare la costellazione di nascita. «Illo» è aggettivo dimostrativo anaforico che rimanda ad «Aries» della frase precedente.
Compare nel periodo 2.
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Plurimi
→ moltissimi
«Plurimi» è il superlativo assoluto di «multus» («molto, molti»), con grado superlativo «plurimus» che significa «moltissimo, il maggior numero». Qui ha valore predicativo-quantitativo: enfatizza quanti nascano sotto l'Ariete. È caratteristico dello stile colloquiale di Trimalchione l'uso frequente dei superlativi per amplificare l'effetto retorico.
Compare nel periodo 3.
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adiecit: «Deinde totus caelus Taurus fit
→ aggiunse: «Poi tutto il cielo diventa Toro
Il verbo «adiecit» (perfetto di «adicio», 3a coniugazione mista) introduce il discorso diretto di Trimalchione. In latino il discorso diretto segue il verbo dicendi senza alcuna congiunzione subordinante: le parole del personaggio sono riportate nella loro forma originale. «Fit» (da «fio», verbo difettivo che funge da passivo di «facio») regge il predicativo del soggetto «Taurus» senza copula.
Compare nel periodo 4.
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qui se ipsi pascunt
→ quelli che badano a se stessi
La relativa è introdotta dal pronome «qui» in funzione sostantivata: non si riferisce a un antecedente esplicito ma vale «coloro che». Il riflessivo «se» (rafforzato dall'intensivo «ipsi») indica che questi individui «pascono» se stessi, espressione ironica che allude a persone interessate solo al proprio vantaggio. «Pascunt» è presente indicativo attivo di «pasco» (3a coniugazione).
Compare nel periodo 5.
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bigae et boves et colei et qui
→ le bighe e i buoi e i testoni e quelli che
La ripetizione della congiunzione «et» tra tutti i membri dell'enumerazione crea un polisindeto. Questa figura retorica, frequente nella lingua colloquiale, conferisce al discorso un ritmo accumulativo e una vivacità quasi orale. Petronio la usa qui per imitare il tono sbrigativo e popolare con cui Trimalchione elenca i tipi nati sotto i Gemelli.
Compare nel periodo 6.
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natus sum
→ sono nato
«Natus sum» è il perfetto del verbo deponente «nascor»: i verbi deponenti hanno forme passive ma significato attivo. Il participio perfetto «natus» concorda con il soggetto «ego» (maschile singolare) e forma il tempo composto con l'ausiliare «sum». L'accento sul pronome «ego» (enfatico, in prima posizione) è retorico: Trimalchione si vanta di essere nato sotto il Cancro.
Compare nel periodo 7.
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et hoc et illoc quadrat
→ si adatta sia a questo che a quello
La correlazione «et … et» ha valore copulativo-inclusivo: «sia … che». «Illoc» è una forma arcaica/volgare di «illuc» (accusativo di moto verso luogo o pronome), coerente con la lingua popolare di Trimalchione. Il verbo «quadrat» (da «quadro», 1a coniugazione) significa letteralmente «essere quadrato», poi «adattarsi, convenire»: Trimalchione gioca sul doppio senso del granchio che si muove in entrambe le direzioni.
Compare nel periodo 7.
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ne genesim meam premerem
→ per non schiacciare il mio oroscopo
La proposizione finale negativa è introdotta dalla congiunzione «ne» (= affinché non) e ha il verbo al congiuntivo imperfetto «premerem» (da «premo», 3a coniugazione), in concordanza dei tempi con il perfetto della principale «posui». La finalità negativa esprime lo scopo dell'azione: Trimalchione non mette nulla sul segno del Cancro nel piatto per non gravare il proprio oroscopo. Il gioco è allo stesso tempo superstizioso e comico.
Compare nel periodo 8.
Scheda completa: Proposizione finale negativaNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
quibus prae mala sua cornua nascuntur
→ ai quali per via dei loro guai nascono le corna
La proposizione relativa con «quibus» (dativo di relazione, «ai quali») contiene la preposizione «prae» con ablativo «mala» per indicare la causa («a causa dei propri guai»). Il soggetto è «cornua» (le corna), il verbo «nascuntur» (nascono). Il gioco è sul Capricorno: i disgraziati hanno così tanti problemi che per effetto del loro segno nascono con le corna, richiamo al «capricornus» (capro cornuto).
Compare nel periodo 10.
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tanquam mola
→ come una macina
«Tanquam» introduce una comparazione di uguaglianza: il cielo zodiacale ruota «come» una macina da mulino. Il termine «mola» evoca il movimento circolare e incessante. È una delle rare metafore quasi-filosofiche di Trimalchione, che però la riduce subito al pessimismo volgare: la ruota porta sempre qualcosa di male.
Compare nel periodo 11.
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ut homines aut nascantur aut pereant
→ così che gli uomini o nascano o muoiano
La consecutiva è introdotta da «ut» con il verbo al congiuntivo presente («nascantur», «pereant»). Il nesso «aliquid mali facit, ut…» costruisce il rapporto causa-effetto: il cielo produce sempre qualcosa di negativo, con la conseguenza che gli uomini finiscono per nascere o morire. La correlazione «aut … aut» esprime la disgiunzione esclusiva, sottolineando che non c'è via di mezzo nel destino umano.
Compare nel periodo 11.
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Quod autem in medio caespitem videtis et super caespitem favum
→ quanto al fatto che vedete in mezzo una zolla e sopra la zolla un favo
«Quod» ha qui valore dichiarativo-causale: introduce una proposizione che spiega l'oggetto del discorso («quanto al fatto che…»). L'indicativo «videtis» segnala che il fatto è reale e oggettivo. La struttura è tipica della prosa familiare latina: il parlante introduce un tema visivo con «quod» prima di spiegarlo, come fa Trimalchione che si fa astrologo e simbologista dinanzi ai suoi ospiti.
Compare nel periodo 12.
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corrotundata
→ tondeggiante (essendo arrotondata)
«Corrotundata» è il participio perfetto passivo di «corrotundo» (verbo volgare intensivo, «arrotondare completamente»), usato in funzione predicativa del soggetto «Terra»: descrive lo stato della terra nel momento in cui «est in medio». La grafia con prefisso «cor-» (variante di «con-» davanti a «r-») è tipica della lingua popolare. Il participio concorda con «terra» al nominativo femminile singolare.
Compare nel periodo 13.
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quasi ovum
→ come un uovo
«Quasi» introduce una comparazione di somiglianza con valore ellittico (il verbo è sottinteso). La terra è paragonata a un uovo per la sua forma sferica. Questa cosmologia rudimentale e pittoresca è caratteristica del pensiero semi-colto di Trimalchione, che fonde credenze popolari e pseudo-scienza astrologica con immaginazione visiva concreta.
Compare nel periodo 13.
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Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Caelus hic, in quo duodecim dii habitant, in totidem se figuras convertit, et modo fit Aries. Itaque quisquis nascitur illo signo, multa pecora habet, multum lanae, caput praeterea durum, frontem expudoratam, cornum acutum. Plurimi hoc signo scholastici nascuntur et arietilli». Laudamus urbanitatem mathematici; itaque adiecit: «Deinde totus caelus Taurus fit. Itaque tunc calcitrosi nascuntur et bubulci et qui se ipsi pascunt. In Geminis autem nascuntur bigae et boves et colei et qui utrosque parietes linunt. In Cancro ego natus sum: ideo multis pedibus sto, et in mari et in terra multa possideo; nam cancer et hoc et illoc quadrat. Et ideo iam dudum nihil super illum posui, ne genesim meam premerem. In Leone cataphagae nascuntur et imperiosi. In Virgine mulieres et fugitivi et compediti; in Libra laniones et unguentarii et quicumque aliquid expendunt; in Scorpione venenarii et percussores; in Sagittario strabones, qui holera spectant, lardum tollunt; in Capricorno aerumnosi, quibus prae mala sua cornua nascuntur; in Aquario copones et cucurbitae; in Piscibus obsonatores et rhetores. Sic orbis vertitur tanquam mola, et semper aliquid mali facit, ut homines aut nascantur aut pereant. Quod autem in medio caespitem videtis et super caespitem favum, nihil sine ratione facio. Terra mater est in medio quasi ovum corrotundata, et omnia bona in se habet tanquam favus». «Sophos!», universi clamamus.
Questo cielo, in cui abitano dodici dèi, si trasforma in altrettante figure, e ora diventa Ariete.
E così chiunque nasce sotto quel segno possiede molti greggi, molta lana, e per giunta una testa dura, una fronte sfrontata, un corno aguzzo.
Moltissimi scolari e «arietilli» nascono sotto questo segno».
Lodiamo lo spirito arguto dell'astrologo; e così aggiunse: «Poi tutto il cielo diventa Toro.
Allora nascono i calciatori e i bovari e quelli che badano a se stessi.
Nei Gemelli invece nascono le bighe, i buoi, i testoni e quelli che imbiancano tutte e due le pareti.
Nel Cancro sono nato io: perciò sto in piedi su molte gambe, e in mare e in terra possiedo molto; perché il granchio si adatta sia a questo che a quello.
E perciò da un bel po' non ho messo nulla sopra di lui, per non schiacciare il mio oroscopo.
Nel Leone nascono i mangioni e i prepotenti.
Nella Vergine le donne, i fuggitivi e i carcerati; nella Bilancia i macellai e i profumieri e tutti coloro che pesano qualcosa; nello Scorpione i velentieri e i percussori; nel Sagittario i guerci, che guardano le erbe e rubano il lardo; nel Capricorno i disgraziati, ai quali per via dei loro guai nascono le corna; nell'Acquario i bettolieri e le zucche; nei Pesci i cuochi e i retori.
Così la sfera ruota come una macina, e fa sempre qualcosa di male, così che gli uomini o nascano o muoiano.
E quanto al fatto che vedete in mezzo una zolla erbosa e sopra la zolla un favo, non faccio nulla senza ragione.
La terra madre sta in mezzo tondeggiante come un uovo, e contiene in sé tutti i beni come un favo».
«Bravo!», esclamiamo tutti.
134 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La traduzione è «Questo cielo, in cui abitano dodici dèi». Apre il discorso astrologico di Trimalchione nel Satyricon di Petronio. «Caelus» al posto del classico «caelum» è un volgarismo che rivela subito la cultura approssimativa del personaggio, e dà al passo il suo caratteristico tono parodistico.
È una proposizione finale negativa, introdotta da «ne» con il verbo al congiuntivo imperfetto «premerem». In Petronio, Satyricon, Trimalchione spiega di non aver messo nulla sopra il segno del Cancro proprio per non «schiacciare» il suo oroscopo, con un gioco comico tra la forma del piatto e la superstizione astrologica.
Nel passo del Satyricon di Petronio il termine «mathematicus» designa l'astrologo, che ha appena esposto il discorso sui segni zodiacali. Si tratta in realtà di Trimalchione stesso, che si attribuisce la competenza dell'astrologo tra gli applausi degli ospiti, i quali ne lodano la «urbanitas» con palese ironia di Petronio.
Lo stesso passo (Chiacchiere durante il banchetto) lo trovi qui: