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latino · Plinio il Giovane
Plinio il Giovane · Epistulae
Plinio il Giovane scrive a Septicio Claro, futuro prefetto del pretorio, per rimproverarlo bonariamente di non essersi presentato a una cena alla quale era stato invitato. La lettera ha tono ironico e giocoso: Plinio elenca con pignoleria comica le vivande e gli intrattenimenti perduti, e contrappone la modestia sincera della propria tavola al lusso volgare di quella dove l'amico ha preferito andare.
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Gaio Plinio manda i suoi saluti a Septicio Claro. Ehi tu! Prometti di venire a cena, e non vieni? Si pronuncia la sentenza: restituirai la spesa fino all'ultimo asse, e non è poca cosa. Erano pronte singole lattughe, tre lumache ciascuno, due uova, farro con vino mielato e neve, poiché anche questa la metterai in conto, anzi questa prima di tutto perché si perde nel portarla in tavola, olive, bietole, cetrioli, bulbi e altre mille cose non meno eleganti. Avresti sentito comici, o un lettore, o un suonatore di lira, o, tale è la mia generosità, tutti e tre. Ma tu hai preferito, da non so chi, ostriche, vulve di troia, ricci di mare e danzatrici gaditane. Pagherai le pene, non dico quali. Hai agito duramente: hai fatto un torto, non so se a te, certamente a me, ma tuttavia anche a te. Quanto avremmo giocato, riso, studiato! Puoi cenare con più sfarzo da molti, ma da nessuna parte con più allegria, semplicità e libertà. In conclusione, mettilo alla prova, e se in seguito non ti scuserai con altri prima che con me, scusati sempre con me. Stammi bene.
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Dicitur ius
→ si pronuncia la sentenza
Dicitur ius è una formula tecnica del diritto romano ('si pronuncia la sentenza'); Plinio la usa con ironia per trasformare il mancato invito in una causa civile.
Compare nel periodo 4.
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Audisses
→ avresti sentito
Il congiuntivo piuccheperfetto audisses ha valore potenziale-irreale riferito al passato: 'avresti potuto sentire' (ma non hai sentito, perché non sei venuto).
Compare nel periodo 6.
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C. Plinius Septicio Claro suo s. Heus tu! Promittis ad cenam, nec venis? Dicitur ius: ad assem impendium reddes, nec id modicum. Paratae erant lactucae singulae, cochleae ternae, ova bina, halica cum mulso et nive - nam hanc quoque computabis, immo hanc in primis quae perit in ferculo -, olivae betacei cucurbitae bulbi, alia mille non minus lauta. Audisses comoedos vel lectorem vel lirysten vel - quae mea liberalitas - omnes. At tu apud nescio quem ostrea vulvas echinos Gaditanas maluisti. Dabis poenas, non dico quas. Dure fecisti: invidisti, nescio an tibi, certe mihi, sed tamen et tibi. Quantum nos lusissemus risissemus studuissemus! Potes apparatius cenare apud multos, nusquam hilarius simplicius incautius. In summa experire, et nisi postea te aliis potius excusaveris, mihi semper excusa. Vale.
Gaio Plinio manda i suoi saluti a Septicio Claro.
Ehi tu!
Prometti di venire a cena, e non vieni?
Si pronuncia la sentenza: restituirai la spesa fino all'ultimo asse, e non è poca cosa.
Erano pronte singole lattughe, tre lumache ciascuno, due uova, farro con vino mielato e neve, poiché anche questa la metterai in conto, anzi questa prima di tutto perché si perde nel portarla in tavola, olive, bietole, cetrioli, bulbi e altre mille cose non meno eleganti.
Avresti sentito comici, o un lettore, o un suonatore di lira, o, tale è la mia generosità, tutti e tre.
Ma tu hai preferito, da non so chi, ostriche, vulve di troia, ricci di mare e danzatrici gaditane.
Pagherai le pene, non dico quali.
Hai agito duramente: hai fatto un torto, non so se a te, certamente a me, ma tuttavia anche a te.
Quanto avremmo giocato, riso, studiato!
Puoi cenare con più sfarzo da molti, ma da nessuna parte con più allegria, semplicità e libertà.
In conclusione, mettilo alla prova, e se in seguito non ti scuserai con altri prima che con me, scusati sempre con me.
Stammi bene.
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Si traduce: 'Ehi tu! Prometti di venire a cena, e non vieni?'. L'esclamazione heus tu è tipica del registro colloquiale e teatrale latino, e dà subito alla lettera un tono di rimprovero scherzoso. Plinio usa il presente storico per rendere più vivida la scena.
Plinio elenca lattughe, lumache, uova, farro con vino mielato e neve per rinfrescarlo, olive, barbabietole, cetrioli, bulbi e altri cibi semplici ma curati. Aggiunge poi intrattenimenti: comici, un lettore o un suonatore di lira, tutti e tre secondo la sua generosità.
Plinio contrappone la sua tavola semplice ma allegra (hilarius simplicius incautius) al banchetto lussuoso dove è andato Septicio, che ha preferito ostriche e altri cibi ricercati. Il messaggio è che la vera gioia conviviale non dipende dal lusso, ma dall'amicizia e dalla libertà di spirito.
Lo stesso passo (Un invito a cena mancato) lo trovi qui: