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latino · Plinio il Vecchio
Plinio il Vecchio · Naturalis historia
Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia deplora la decadenza della curiosità scientifica ai suoi tempi. In questo brano, dopo aver citato i venti autori greci antichi che si occuparono di astronomia, Plinio si meraviglia che, nonostante la pace e la prosperità dell'impero, nessuno voglia più fare nuove scoperte. La causa è l'avidità: gli uomini navigano per guadagno, non per conoscenza, e la mente cieca non capisce che la scienza stessa renderebbe più sicuro il commercio.
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Più di venti antichi autori greci tramandarono queste osservazioni. Per questo mi meraviglio ancora di più che, con il mondo diviso in discordia e in regni, cioè in frammenti, tanti uomini si siano preoccupati di argomenti così difficili da scoprire, soprattutto tra le guerre, i rifugi infidi e i pirati, nemici di tutti i mortali, che col terrore della loro fama scoraggiavano chi voleva passare, tanto che oggi chiunque, nella propria regione, apprende dai loro commentari, di coloro che non ci andarono mai, cose più vere di quanto non faccia la scienza degli indigeni; eppure ora, con una pace così festosa e così gioiosa per la prosperità delle cose e delle arti, la pace che ne è la prima promotrice, non si apprende assolutamente nulla con nuove ricerche, anzi non si imparano nemmeno le scoperte degli antichi. I premi non erano più grandi, distribuiti come erano in molti dalla grandezza della fortuna, e la maggior parte di queste scoperte fu portata alla luce senza altro premio che quello di giovare ai posteri. I costumi degli uomini sono invecchiati, non i frutti della terra, e un'immensa moltitudine naviga su un mare aperto, qualunque esso sia, con approdi ospitali su tutte le coste, ma per guadagno, non per conoscenza. E la mente cieca, tesa soltanto all'avarizia, non capisce che proprio questo potrebbe avvenire in modo più sicuro grazie alla scienza. Perciò tratterò dei venti con più scrupolo di quanto forse si converrebbe all'opera che ho intrapreso, avendo davanti agli occhi le tante migliaia di naviganti.
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orbe … diviso
→ con il mondo diviso in discordia e in regni
«orbe discordi et in regna diviso» è un ablativo assoluto (nome + participio all'ablativo) che indica la circostanza in cui gli antichi compirono le loro ricerche, in contrasto con la pace di cui godono i contemporanei.
Compare nel periodo 2.
Scheda completa: Ablativo assolutoNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
iuvandi
→ senza altro premio che quello di giovare ai posteri
«sine praemio alio quam posteros iuvandi» usa il gerundio di «iuvo» in genitivo con valore finale: l'unico scopo era giovare ai posteri.
Compare nel periodo 3.
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lucri … scientiae gratia
→ ma per guadagno, non per conoscenza
«sed lucri, non scientiae, gratia» è un'antitesi con «gratia» posposizione (= per amore di): la navigazione è mossa dal profitto, non dalla scienza. La struttura chiastica enfatizza il contrasto.
Compare nel periodo 4.
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id … posse … fieri
→ che proprio questo potrebbe avvenire più sicuramente grazie alla scienza
«id ipsum scientia posse tutius fieri» è un accusativo con infinito dipendente da «reputat»: soggetto dell'infinito è «id ipsum», predicato è «fieri» (infinito passivo di fio).
Compare nel periodo 5.
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quam … conveniat
→ di quanto forse si converrebbe all'opera
«quam instituto fortassis conveniat operi» è una comparativa di maggioranza con il congiuntivo potenziale «conveniat»: Plinio tratterà i venti più scrupolosamente di quanto richiederebbe il piano dell'opera.
Compare nel periodo 6.
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Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Viginti amplius auctores Graeci veteres prodidere de his observationibus. Quo magis miror orbe discordi et in regna, hoc est in membra, diviso tot viris curae fuisse tam ardua inventu, inter bella praesertim et infida hospitia, piratis etiam, omnium mortalium hostibus, transituros fama terrentibus, ut hodie quaedam in suo quisque tractu ex eorum commentariis, qui numquam eo accessere, verius noscat quam indigenarum scientia, nunc vero pace tam festa, tam gaudente proventu rerum artiumque principe, omnino nihil addisci nova inquisitione, immo ne veterum quidem inventa perdisci. Non erant maiora praemia, in multos dispersa fortunae magnitudine, et ista plures sine praemio alio quam posteros iuvandi eruerunt. Namque mores hominum senuere, non fructus, et inmensa multitudo aperto, quodcumque est, mari hospitalique litorum omnium adpulsu navigat, sed lucri, non scientiae, gratia. Nec reputat caeca mens et tantum avaritiae intenta id ipsum scientia posse tutius fieri. Quapropter scrupulosius, quam instituto fortassis conveniat operi, tractabo ventos, tot milia navigantium cernens.
Più di venti antichi autori greci tramandarono queste osservazioni.
Per questo mi meraviglio ancora di più che, con il mondo diviso in discordia e in regni, cioè in frammenti, tanti uomini si siano preoccupati di argomenti così difficili da scoprire, soprattutto tra le guerre, i rifugi infidi e i pirati, nemici di tutti i mortali, che col terrore della loro fama scoraggiavano chi voleva passare, tanto che oggi chiunque, nella propria regione, apprende dai loro commentari, di coloro che non ci andarono mai, cose più vere di quanto non faccia la scienza degli indigeni; eppure ora, con una pace così festosa e così gioiosa per la prosperità delle cose e delle arti, la pace che ne è la prima promotrice, non si apprende assolutamente nulla con nuove ricerche, anzi non si imparano nemmeno le scoperte degli antichi.
I premi non erano più grandi, distribuiti come erano in molti dalla grandezza della fortuna, e la maggior parte di queste scoperte fu portata alla luce senza altro premio che quello di giovare ai posteri.
I costumi degli uomini sono invecchiati, non i frutti della terra, e un'immensa moltitudine naviga su un mare aperto, qualunque esso sia, con approdi ospitali su tutte le coste, ma per guadagno, non per conoscenza.
E la mente cieca, tesa soltanto all'avarizia, non capisce che proprio questo potrebbe avvenire in modo più sicuro grazie alla scienza.
Perciò tratterò dei venti con più scrupolo di quanto forse si converrebbe all'opera che ho intrapreso, avendo davanti agli occhi le tante migliaia di naviganti.
136 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: «Più di venti antichi autori greci tramandarono queste osservazioni». Plinio apre con un numero preciso per sottolineare l'abbondanza del sapere antico, in contrasto con la stagnazione contemporanea che stigmatizzerà nel seguito.
Plinio denuncia che nonostante la pace e la prosperità dell'impero romano, non si aggiunge nulla di nuovo alla conoscenza né si apprendono le scoperte degli antichi. La causa è morale: gli uomini navigano per lucro e non per scienza, mossi dall'avarizia più che dalla curiosità intellettuale.
Plinio osserva ironicamente che la mente cieca e avida non capisce («nec reputat») che la conoscenza scientifica, in particolare lo studio dei venti, argomento che introduce, permetterebbe di navigare in modo più sicuro. L'ignoranza è dunque controproducente anche per chi persegue solo il guadagno.
Lo stesso passo (Cause della decadenza della ricerca scientifica) lo trovi qui: