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Allos Idem · Vol. unico · pag. 595 · versione 218
Plinio il Vecchio · Naturalis historia
Versione d’autore: Plinio il Vecchio, Naturalis historia
Plinio il Vecchio (23–79 d.C.) nella Naturalis historia celebra la terra come la più degna delle parti della natura, attribuendole il titolo di 'madre'. In questo brano, ricco di pathos e immagini quasi religiose, Plinio contrappone la benevolenza inalterabile della terra alla violenza degli altri elementi (acqua, aria): la terra accoglie l'uomo alla nascita, lo nutre in vita e lo abbraccia nella morte, senza mai adiraisi con lui, a differenza del cielo e degli dèi.
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Segue la terra, alla quale sola tra le parti della natura abbiamo attribuito, per i suoi meriti straordinari, il titolo di venerazione materna. Essa appartiene agli uomini come il cielo agli dèi: accoglie noi che nasciamo, nutre i nati e li sostiene sempre dopo che sono stati messi al mondo, e alla fine, abbracciati nel suo grembo coloro che sono ormai rifiutati dal resto della natura, li ricopre come una madre, sacra soprattutto per quel merito per cui rende sacri anche noi, portando anche i monumenti e le iscrizioni, prorogando il nostro nome ed estendendo la memoria contro la brevità del tempo; il suo potere supremo non lo invochiamo più con nessuna preghiera quando siamo adirati come se pesasse, come se non sapessimo che questa è la sola che non si adira mai con l'uomo. Le acque si trasformano in piogge, s'induriscono in grandini, si gonfiano in flutti, si precipitano in torrenti, l'aria si addensa in nubi, imperversa in tempeste: ma questa è benigna, mite, indulgente, sempre serva degli usi dei mortali; che cosa genera sotto costrizione, che cosa elargisce spontaneamente, quali profumi e sapori, quali succhi, quali sensazioni tattili, quali colori! Con quanta buona fede restituisce il prestito ricevuto!
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I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
cui … indidimus
→ alla quale … abbiamo attribuito
La relativa 'cui uni … indidimus' ha come antecedente 'terra': il dativo 'cui' dipende da 'indidimus' (dare un titolo a qualcosa).
Compare nel periodo 1 · 2 volte in questo passo.
Scheda completa: Proposizione relativaNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
quae … quae … quos … quos … quos … quos
→ che cosa … quali profumi … quali succhi … quali sensazioni … quali colori
La serie di interrogative/esclamative retoriche con 'quae … quos … quos … quos … quos' chiude il periodo con un'anafora che amplifica entusiasticamente i doni della terra.
Compare nel periodo 3.
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Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Sequitur terra, cui uni rerum naturae partium eximia propter merita cognomen indidimus maternae venerationis. Sic hominum illa, ut caelum dei, quae nos nascentes excipit, natos alit semelque editos et sustinet semper, novissime complexa gremio iam a reliqua natura abdicatos, tum maxime ut mater operiens, nullo magis sacra merito quam quo nos quoque sacros facit, etiam monumenta ac titulos gerens nomenque prorogans nostrum et memoriam extendens contra brevitatem aevi, cuius numen ultimum iam nullis precamur irati grave, tamquam nesciamus hanc esse solam quae numquam irascatur homini. Aquae subeunt in imbres, rigescunt in grandines, tumescunt in fluctus, praecipitantur in torrentes, aer densatur nubibus, furit procellis: at haec benigna, mitis, indulgens ususque mortalium semper ancilla, quae coacta generat, quae sponte fundit, quos odores saporesque, quos sucos, quos tactos, quos colores! Quam bona fide creditum faenus reddit!
Segue la terra, alla quale sola tra le parti della natura abbiamo attribuito, per i suoi meriti straordinari, il titolo di venerazione materna.
Essa appartiene agli uomini come il cielo agli dèi: accoglie noi che nasciamo, nutre i nati e li sostiene sempre dopo che sono stati messi al mondo, e alla fine, abbracciati nel suo grembo coloro che sono ormai rifiutati dal resto della natura, li ricopre come una madre, sacra soprattutto per quel merito per cui rende sacri anche noi, portando anche i monumenti e le iscrizioni, prorogando il nostro nome ed estendendo la memoria contro la brevità del tempo; il suo potere supremo non lo invochiamo più con nessuna preghiera quando siamo adirati come se pesasse, come se non sapessimo che questa è la sola che non si adira mai con l'uomo.
Le acque si trasformano in piogge, s'induriscono in grandini, si gonfiano in flutti, si precipitano in torrenti, l'aria si addensa in nubi, imperversa in tempeste: ma questa è benigna, mite, indulgente, sempre serva degli usi dei mortali; che cosa genera sotto costrizione, che cosa elargisce spontaneamente, quali profumi e sapori, quali succhi, quali sensazioni tattili, quali colori!
Con quanta buona fede restituisce il prestito ricevuto!
118 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: «Segue la terra, alla quale sola tra le parti della natura abbiamo attribuito, per i suoi meriti straordinari, il titolo di venerazione materna». Plinio il Vecchio, nella Naturalis historia, introduce così l'elogio della terra come madre universale dell'umanità.
Nella Naturalis historia Plinio descrive la terra come madre amorevole: accoglie l'uomo alla nascita ('nascentes excipit'), lo nutre ('natos alit'), lo sostiene sempre ('sustinet semper') e alla fine lo abbraccia nella morte ('complexa gremio'). Questo ciclo completo la distingue da tutti gli altri elementi della natura.
Plinio nella Naturalis historia sottolinea che gli altri elementi (acqua, aria) sono violenti e incontrollabili: le acque si trasformano in grandine, flutti e torrenti, l'aria in nubi e tempeste. La terra invece è sempre benigna, mite e indulgente ('benigna, mitis, indulgens'), l'unica che non si adira mai con l'uomo ('solam quae numquam irascatur homini').
Lo stesso passo (La terra) lo trovi qui: