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Allos Idem · Vol. unico · pag. 618 · versione T253
Tacito · Agricola
Versione d’autore: Tacito, Agricola
L'Agricola di Tacito, pubblicato nel 98 d.C., è una biografia del suocero Gneo Giulio Agricola, governatore della Britannia. In questo capitolo Tacito ripercorre la storia dei rapporti tra Roma e la Britannia: dagli inizi con Giulio Cesare, passando per i principati di Augusto, Tiberio e Caligola, fino alla conquista di Claudio e al ruolo di Vespasiano. Il brano presenta i Britanni come popolo che accetta la dominazione romana ma non ancora la servitu vera e propria.
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Gli stessi Britanni assolvono prontamente la leva, le tasse e gli altri oneri imposti dall'impero, se non ci sono soprusi: questi li sopportano a fatica, ormai domati quanto basta per obbedire, ma non ancora per essere schiavi. Pertanto il divo Giulio, il primo di tutti i Romani a entrare in Britannia con un esercito, sebbene abbia terrorizzato gli abitanti con una battaglia vittoriosa e si sia impadronito della costa, può sembrare di aver mostrato la Britannia ai posteri, non di averla trasmessa. Poi le guerre civili e le armi dei principi rivolte contro lo stato, e il lungo oblio della Britannia anche in tempo di pace: il divo Augusto la chiamava scelta deliberata, Tiberio precetto. È abbastanza noto che Caligola aveva accarezzato l'idea di entrare in Britannia, se non che, di ingegno volubile, si era pentito rapidamente, e i grandiosi tentativi contro la Germania erano stati vani. Il divo Claudio fu il promotore dell'impresa ripresa, con le legioni e le truppe ausiliarie trasportate oltre mare e con Vespasiano preso a parte delle operazioni, il che fu l'inizio della fortuna che sarebbe presto venuta: tribù domatate, re catturati e Vespasiano indicato dal destino.
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ut pareant … ut serviant
→ quanto basta per obbedire, ma non ancora per essere schiavi
Le due proposizioni con ut pareant e ut serviant esprimono il grado della sottomissione dei Britanni in forma consecutiva: il primo grado è raggiunto, il secondo no, con efficace antitesi.
Compare nel periodo 1.
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quamquam … terruerit … potitus sit
→ sebbene avesse terrorizzato gli abitanti…
Quamquam con terruerit e potitus sit al congiuntivo perfetto introduce una concessiva che ridimensiona i successi di Cesare: li riconosce ma ne nega la portata definitiva, concludendo con l'antitesi ostendisse/tradidisse.
Compare nel periodo 2.
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Agitasse Gaium Caesarem … constat
→ è noto che Caligola aveva accarezzato l'idea
Il verbo impersonale constat regge l'infinito perfetto agitasse con accusativo Gaium Caesarem come soggetto; è la costruzione tipica dei verba declarandi impersonali in latino.
Compare nel periodo 4.
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transvectis legionibus … adsumpto … Vespasiano
→ con le legioni trasportate e con Vespasiano preso a parte
Due ablativi assoluti coordinati con participi perfetti (transvectis, adsumpto) descrivono le circostanze dell'impresa di Claudio; il secondo inserisce significativamente Vespasiano nel quadro narrativo.
Compare nel periodo 5.
Scheda completa: Ablativo assoluto doppio: transvectis legionibus… adsumpto VespasianoNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Ipsi Britanni dilectum ac tributa et iniuncta imperii munia impigre obeunt, si iniuriae absint: has aegre tolerant, iam domiti ut pareant, nondum ut serviant. Igitur primus omnium Romanorum divus Iulius cum exercitu Britanniam ingressus, quamquam prospera pugna terruerit incolas ac litore potitus sit, potest videri ostendisse posteris, non tradidisse. Mox bella civilia et in rem publicam versa principum arma, ac longa oblivio Britanniae etiam in pace: consilium id divus Augustus vocabat, Tiberius praeceptum. Agitasse Gaium Caesarem de intranda Britannia satis constat, ni velox ingenio mobili paenitentiae, et ingentes adversus Germaniam conatus frustra fuissent. Divus Claudius auctor iterati operis, transvectis legionibus auxiliisque et adsumpto in partem rerum Vespasiano, quod initium venturae mox fortunae fuit: domitae gentes, capti reges et monstratus fatis Vespasianus.
Gli stessi Britanni assolvono prontamente la leva, le tasse e gli altri oneri imposti dall'impero, se non ci sono soprusi: questi li sopportano a fatica, ormai domati quanto basta per obbedire, ma non ancora per essere schiavi.
Pertanto il divo Giulio, il primo di tutti i Romani a entrare in Britannia con un esercito, sebbene abbia terrorizzato gli abitanti con una battaglia vittoriosa e si sia impadronito della costa, può sembrare di aver mostrato la Britannia ai posteri, non di averla trasmessa.
Poi le guerre civili e le armi dei principi rivolte contro lo stato, e il lungo oblio della Britannia anche in tempo di pace: il divo Augusto la chiamava scelta deliberata, Tiberio precetto.
È abbastanza noto che Caligola aveva accarezzato l'idea di entrare in Britannia, se non che, di ingegno volubile, si era pentito rapidamente, e i grandiosi tentativi contro la Germania erano stati vani.
Il divo Claudio fu il promotore dell'impresa ripresa, con le legioni e le truppe ausiliarie trasportate oltre mare e con Vespasiano preso a parte delle operazioni, il che fu l'inizio della fortuna che sarebbe presto venuta: tribù domatate, re catturati e Vespasiano indicato dal destino.
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La frase si traduce: «Gli stessi Britanni assolvono prontamente la leva, le tasse e gli altri oneri imposti dall'impero». Tacito distingue tra l'accettazione delle obbligazioni materiali e la vera sottomissione psicologica: i Britanni tollerano i gravami ma non la servitu.
Vespasiano partecipò alla spedizione di Claudio in Britannia come legato, domando alcune tribù e catturando re locali. Tacito lo menziona come figura di rilievo già in questa fase, accennando alla sua futura fortuna imperiale con la famosa sentenza 'quod initium venturae mox fortunae fuit'.
Dopo Cesare le guerre civili e le ambizioni personali dei principes distolsero Roma dalla Britannia per decenni. Augusto la chiamava scelta deliberata di politica, Tiberio ne aveva fatto un precetto da seguire, e così l'isola cadde in un lungo oblio prima che Claudio riprendesse l'impresa.
Lo stesso passo (Excursus sui rapporti fra Romani e Britanni) lo trovi qui: