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Allos Idem · Vol. unico · pag. 625 · versione T265
Tacito · Annales
Versione d’autore: Tacito, Annales
Publio Cornelio Tacito narra negli Annales la spedizione di Germanico in Germania. In questo celebre passo del libro I, l'esercito romano giunge sul luogo della disfatta di Varo (9 d.C.), dove tre legioni romane erano state annientate dai Germani di Arminio nella selva di Teutoburgo. Tacito dipinge con tocchi sintetici e potenti il paesaggio lugubre: le ossa insepolte, i teschi infissi agli alberi, gli altari barbari, e i testimoni sopravvissuti che indicano i luoghi del massacro. La scena è tra le più intense della storiografia latina.
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Perciò il desiderio di rendere gli ultimi onori ai soldati e al comandante invase Germanico, essendo tutto l'esercito presente commosso fino alla compassione per i parenti, gli amici, e in definitiva per le vicissitudini della guerra e la sorte degli uomini. Inviato in avanscoperta Cecina, affinché esplorasse le vie nascoste delle foreste e gettasse ponti e argini sulle zone umide delle paludi e sui campi insidiosi, avanzano verso i luoghi lugubri, deformi alla vista e al ricordo. Il primo accampamento di Varo, per il suo ampio perimetro e le spaziose costruzioni principali, mostrava l'opera di tre legioni; poi, da un vallo semidiroccato e da un fossato basso si capiva che si erano accampati i resti ormai decimati: nel mezzo del campo, ossa imbiancate, sparse o ammonticchiate, così come erano fuggiti o avevano resistito. Vi giacevano accanto frammenti di armi e arti di cavalli, insieme a volti infissi ai tronchi degli alberi. Nei boschi vicini vi erano altari barbari, presso i quali avevano sacrificato tribuni e centurioni dei ranghi più alti. E i sopravvissuti a quella strage, scampati alla battaglia o alla prigionia, raccontavano che qui erano caduti i legati, là erano state rapite le aquile; dove per primo fu inferta la ferita a Varo, dove con la sua sfortunata mano destra e il suo colpo trovò la morte; da quale tribunale Arminio aveva arringato, quante croci per i prigionieri, quali fosse, e come avesse insultato con arroganza le insegne e le aquile.
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permoto … exercitu
→ essendo tutto l'esercito presente commosso fino alla compassione
«permoto… exercitu» è un ablativo assoluto con participio perfetto passivo «permoto» concordato con «exercitu»: esprime la causa concomitante dell'azione di Germanico, cioè l'emozione collettiva dell'esercito.
Compare nel periodo 1 · 2 volte in questo passo.
Scheda completa: Ablativo assolutoNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
apud quas … mactaverant
→ presso i quali avevano sacrificato
«apud quas… mactaverant» è una relativa introdotta da «quas» (riferito ad «arae»), che specifica il luogo delle esecuzioni rituali: il pronome relativo è all'accusativo retto dalla preposizione «apud».
Compare nel periodo 5.
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referebant … cecidisse legatos … raptas aquilas
→ raccontavano che qui erano caduti i legati, là erano state rapite le aquile
«hic cecidisse legatos» e «raptas aquilas» sono proposizioni infinitive dipendenti da «referebant»: il verbo dichiarativo regge gli infiniti passati (cecidisse, raptam esse implicito) con i rispettivi accusativi come soggetto.
Compare nel periodo 6.
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Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Igitur cupido Caesarem invadit solvendi suprema militibus ducique, permoto ad miserationem omni qui aderat exercitu ob propinquos, amicos, denique ob casus bellorum et sortem hominum. Praemisso Caecina, ut occulta saltuum scrutaretur pontesque et aggeres umido paludum et fallacibus campis imponeret, incedunt maestos locos visuque ac memoria deformis. Prima Vari castra lato ambitu et dimensis principiis trium legionum manus ostentabant; dein semiruto vallo, humili fossa accisae iam reliquiae consedisse intellegebantur: medio campi albentia ossa, ut fugerant, ut restiterant, disiecta vel aggerata. Adiacebant fragmina telorum equorumque artus, simul truncis arborum antefixa ora. Lucis propinquis barbarae arae, apud quas tribunos ac primorum ordinum centuriones mactaverant. Et cladis eius superstites, pugnam aut vincula elapsi, referebant hic cecidisse legatos, illic raptas aquilas; primum ubi vulnus Varo adactum, ubi infelici dextera et suo ictu mortem invenerit; quo tribunali contionatus Arminius, quot patibula captivis, quae scrobes, utque signis et aquilis per superbiam inluserit.
Perciò il desiderio di rendere gli ultimi onori ai soldati e al comandante invase Germanico, essendo tutto l'esercito presente commosso fino alla compassione per i parenti, gli amici, e in definitiva per le vicissitudini della guerra e la sorte degli uomini.
Inviato in avanscoperta Cecina, affinché esplorasse le vie nascoste delle foreste e gettasse ponti e argini sulle zone umide delle paludi e sui campi insidiosi, avanzano verso i luoghi lugubri, deformi alla vista e al ricordo.
Il primo accampamento di Varo, per il suo ampio perimetro e le spaziose costruzioni principali, mostrava l'opera di tre legioni; poi, da un vallo semidiroccato e da un fossato basso si capiva che si erano accampati i resti ormai decimati: nel mezzo del campo, ossa imbiancate, sparse o ammonticchiate, così come erano fuggiti o avevano resistito.
Vi giacevano accanto frammenti di armi e arti di cavalli, insieme a volti infissi ai tronchi degli alberi.
Nei boschi vicini vi erano altari barbari, presso i quali avevano sacrificato tribuni e centurioni dei ranghi più alti.
E i sopravvissuti a quella strage, scampati alla battaglia o alla prigionia, raccontavano che qui erano caduti i legati, là erano state rapite le aquile; dove per primo fu inferta la ferita a Varo, dove con la sua sfortunata mano destra e il suo colpo trovò la morte; da quale tribunale Arminio aveva arringato, quante croci per i prigionieri, quali fosse, e come avesse insultato con arroganza le insegne e le aquile.
135 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
Si traduce: «Perciò il desiderio di rendere gli ultimi onori ai soldati e al comandante invase Cesare (Germanico)». Tacito apre con un'efficace iperbato tra «cupido» e il genitivo «solvendi»: il sostantivo verbale esprime il desiderio di compiere il rito funebre per i caduti di Teutoburgo, tema centrale di questo brano degli Annales.
Tacito descrive una scena agghiacciante: le ossa dei caduti sparse o ammonticchiate nel campo, frammenti di armi e arti di cavalli, teschi infissi ai tronchi degli alberi e altari barbari presso i boschi vicini, dove i tribuni e i centurioni erano stati sacrificati. I sopravvissuti indicano i luoghi precisi della catastrofe.
Arminio era il capo dei Cherusci che nel 9 d.C. annientò le tre legioni di Varo nella selva di Teutoburgo. Tacito lo ricorda in questo passo degli Annales attraverso i racconti dei sopravvissuti: essi indicano il tribunale dal quale Arminio arringò le truppe, le croci per i prigionieri e le fosse, e deridono con orgoglio come Arminio avesse insultato le insegne e le aquile romane.
Lo stesso passo (Germanico torna nella selva di Teutoburgo) lo trovi qui: