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Allos Idem · Vol. unico · pag. 619 · versione T254
Tacito · Historiae
Versione d’autore: Tacito, Historiae
Le Historiae di Tacito, composte tra il 100 e il 110 d.C., narrano la storia di Roma dal 69 d.C. in poi. Il libro quinto contiene un celebre excursus sulla Giudea e include la narrazione dell'assedio di Gerusalemme da parte di Tito nel 70 d.C. In questo capitolo d'apertura Tacito descrive l'arrivo di Tito in Giudea, la sua fama militare, il modo in cui si relazionava ai soldati, e le forze imponenti che guidava verso Gerusalemme.
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All'inizio dello stesso anno il Cesare Tito, scelto dal padre per sottomettere completamente la Giudea e già illustre nelle vicende private di entrambi grazie alla carriera militare, agiva allora con forza e fama maggiori, con le simpatie delle province e degli eserciti in gara tra loro. E lui stesso, perché si credesse superiore alla fortuna, si mostrava bello e pronto in armi, provocando la lealtà con affabilità e discorsi e spesso mescolato ai soldati semplici nel lavoro e nella marcia, senza che il prestigio del comandante venisse intaccato. Tre legioni lo accolsero in Giudea: la quinta, la decima e la quindicesima, veterani soldati di Vespasiano. La Siria aggiunse anche la dodicesima e i soldati della ventiduesima e della terza condotti da Alessandria; li accompagnavano venti coorti alleate, otto ali di cavalleria, insieme i re Agrippa e Soemo, gli ausiliari del re Antioco e un forte contingente arabo, ostile ai Giudei con l'odio abituale tra vicini, e molti che la propria speranza di occupare un principe ancora disponibile aveva attirato dalla capitale e dall'Italia. Con queste forze, entrato nel territorio nemico con l'esercito in ordine, esplorando ogni cosa e pronto a combattere, piantò il campo non lontano da Gerusalemme.
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certantibus … studiis
→ con le simpatie delle province e degli eserciti in gara
Il participio presente certantibus concorda con studiis in ablativo assoluto, indicando una circostanza concomitante alla gloria di Tito: le province e gli eserciti gareggiavano nel sostenerlo.
Compare nel periodo 1.
Scheda completa: Ablativo assoluto: certantibus provinciarum et exercituum studiisNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
ut … crederetur
→ perché si credesse superiore alla fortuna
La proposizione ut super fortunam crederetur esprime lo scopo del comportamento di Tito: mostrarsi superiore alla fortuna per accreditarsi come leader eccezionale.
Compare nel periodo 2.
Scheda completa: Proposizione finale con ut + congiuntivoNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
quos … acciverat occupandi
→ che la speranza di occupare un principe disponibile aveva attirato
La relativa quos… acciverat spiega la ragione per cui molti erano accorsi: la speranza di guadagnarsi il favore di un principe ancora senza entourage fisso. Il gerundivo occupandi dà all'azione un colore di ambizione politica.
Compare nel periodo 4.
Scheda completa: Proposizione relativa con valore causale: quos… spes acciveratNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
composito agmine
→ con l'esercito in ordine
Il participio composito concorda con agmine in ablativo assoluto, descrivendo la disposizione ordinata dell'esercito durante la marcia nel territorio nemico.
Compare nel periodo 5.
Scheda completa: Ablativo assoluto: composito agmineNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Eiusdem anni principio Caesar Titus, perdomandae Iudaeae delectus a patre et privatis utriusque rebus militia clarus, maiore tum vi famaque agebat, certantibus provinciarum et exercituum studiis. Atque ipse, ut super fortunam crederetur, decorum se promptumque in armis ostendebat, comitate et adloquiis officia provocans ac plerunque in opere, in agmine gregario militi mixtus, incorrupto ducis honore. Tres eum in Iudaea legiones, quinta et decima ac quinta decima, veteres Vespasiani miles, excepere. Addidit et Syria duodecimam et adductos Alexandria duoetvicesimanos tertianosque; comitabantur viginti sociae cohortes, octo equitum alae, simul Agrippa Sohaemusque reges et auxilia regis Antiochi validaque et solito inter accolas odio infensa Iudaeis Arabum manus, multi quos urbe atque Italia sua quemque spes acciverat occupandi principem adhuc vacuum. His cum copiis finis hostium ingressus composito agmine, cuncta explorans paratusque decernere, haud procul Hierosolymis castra facit.
All'inizio dello stesso anno il Cesare Tito, scelto dal padre per sottomettere completamente la Giudea e già illustre nelle vicende private di entrambi grazie alla carriera militare, agiva allora con forza e fama maggiori, con le simpatie delle province e degli eserciti in gara tra loro.
E lui stesso, perché si credesse superiore alla fortuna, si mostrava bello e pronto in armi, provocando la lealtà con affabilità e discorsi e spesso mescolato ai soldati semplici nel lavoro e nella marcia, senza che il prestigio del comandante venisse intaccato.
Tre legioni lo accolsero in Giudea: la quinta, la decima e la quindicesima, veterani soldati di Vespasiano.
La Siria aggiunse anche la dodicesima e i soldati della ventiduesima e della terza condotti da Alessandria; li accompagnavano venti coorti alleate, otto ali di cavalleria, insieme i re Agrippa e Soemo, gli ausiliari del re Antioco e un forte contingente arabo, ostile ai Giudei con l'odio abituale tra vicini, e molti che la propria speranza di occupare un principe ancora disponibile aveva attirato dalla capitale e dall'Italia.
Con queste forze, entrato nel territorio nemico con l'esercito in ordine, esplorando ogni cosa e pronto a combattere, piantò il campo non lontano da Gerusalemme.
119 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: «All'inizio dello stesso anno il Cesare Tito, scelto dal padre per sottomettere completamente la Giudea». Tacito apre il capitolo con la formula temporale tipica delle Historiae e presenta subito Tito come designato dal padre Vespasiano a concludere la guerra giudaica.
Tacito dipinge Tito come un comandante modello: si mostrava valoroso e pronto in armi, stimolava la lealtà con affabilità e discorsi, e spesso si mescolava ai soldati semplici nella marcia e nei lavori, pur senza perdere il prestigio del comandante.
Tito disponeva di tre legioni veterane di Vespasiano (quinta, decima e quindicesima), più la dodicesima dalla Siria, la ventiduesima e la terza dall'Egitto, venti coorti alleate, otto ali di cavalleria, e i contingenti dei re Agrippa, Soemo e Antioco, oltre a un forte contingente arabo.
Lo stesso passo (Tito arriva a Gerusalemme) lo trovi qui: