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Allos Idem · Vol. unico · pag. 619 · versione T255
Tacito · Historiae
Versione d’autore: Tacito, Historiae
Nel quinto libro delle Historiae Tacito inserisce un lungo excursus sulla storia e le tradizioni dei Giudei prima di narrare l'assedio di Gerusalemme. In questo capitolo ripercorre la storia politica della Giudea: dalla conquista di Pompeo, passando per Antonio, Erode e Augusto, fino al governo dei procuratori romani sotto Claudio, tra cui Felice, marito di Drusilla nipote di Cleopatra e Marco Antonio.
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Il primo dei Romani, Gneo Pompeo, sottomise i Giudei ed entrò nel tempio in virtù del diritto della vittoria: di lì si divulgò che la sede era vuota, priva di effigie divina all'interno, e i misteri erano vani. Le mura di Gerusalemme furono abbattute, il santuario rimase. Poi, durante la guerra civile tra noi, dopo che le province erano passate in potere di Marco Antonio, il re dei Parti Pacoro si impadronì della Giudea e fu ucciso da Publio Ventidio, e i Parti furono ricacciati oltre l'Eufrate; Gaio Sosio sottomise i Giudei. Augusto vincitore ampliò il regno dato a Erode da Antonio. Dopo la morte di Erode, senza aspettare la decisione di Cesare, un certo Simone aveva usurpato il titolo di re. Costui fu punito da Quintilio Varo, governatore della Siria, e i figli di Erode governarono il popolo sottomesso in tre parti. Sotto Tiberio, calma. Poi, ordinati da Caligola a collocare la sua effigie nel tempio, preferirono prendere le armi, moto che la morte di Cesare interruppe. Claudio, morti i re o ridotti a poco, affidò la provincia di Giudea a cavalieri romani o a liberti, tra i quali Antonio Felice esercitò il diritto regale con ogni crudeltà e libidine e con animo servile, presa in matrimonio Drusilla, nipote di Cleopatra e di Antonio, cosicché Felice fosse genero e Claudio nipote dello stesso Antonio.
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vulgatum … vacuam sedem … inania arcana
→ si divulgò che la sede era vuota e i misteri vani
Vulgatum (sottinteso est) è impersonale e regge una infinitiva implicita; vacuam sedem e inania arcana sono accusativi predicativi in dipendenza dalla costruzione, con il verbo esse omesso.
Compare nel periodo 1.
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postquam … cesserant
→ dopo che le province erano passate in potere di Antonio
Postquam con cesserant al piuccheperfetto indica un'azione anteriore rispetto alla principale; la scelta del piuccheperfetto sottolinea la priorità temporale del passaggio delle province ad Antonio.
Compare nel periodo 3.
Scheda completa: Proposizione temporale con postquam + piuccheperfettoNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
expectato Caesare
→ senza aspettare Cesare
L'ablativo assoluto con expectato (participio) e Caesare descrive la mancanza di consultazione dell'autorità romana; nihil con valore avverbiale intensifica il tratto di arroganza dell'azione di Simone.
Compare nel periodo 5.
Scheda completa: Ablativo assoluto: nihil expectato CaesareNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Quintilio Varo obtinente
→ Quintilio Varo, governatore della Siria
Obtinente è participio presente concordato con Varo in funzione di predicativo; la costruzione è equivalente a un ablativo assoluto e indica la carica di Varo come contesto dell'azione punitiva.
Compare nel periodo 6.
Scheda completa: Participio congiunto: Quintilio Varo obtinente SyriamNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
iussi … locare … sumpsere
→ ordinati a collocare l'effigie, preferirono le armi
Iussi è participio perfetto passivo con valore condizionale-causale: i Giudei, ordinati a collocare l'effigie, scelsero la rivolta. La costruzione comprime in un participio una proposizione causale-temporale.
Compare nel periodo 8.
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defunctis regibus … redactis
→ morti i re o ridotti a poco
Due participi perfetti (defunctis e redactis) concordati con regibus in ablativo assoluto descrivono la situazione dei regni locali come presupposto della decisione di Claudio.
Compare nel periodo 9.
Scheda completa: Ablativo assoluto doppio: defunctis regibus aut… redactisNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Romanorum primus Cn. Pompeius Iudaeos domuit templumque iure victoriae ingressus est: inde vulgatum nulla intus deum effigie vacuam sedem et inania arcana. Muri Hierosolymorum diruti, delubrum mansit. Mox civili inter nos bello, postquam in dicionem M. Antonii provinciae cesserant, rex Parthorum Pacorus Iudaea potitus interfectusque a P. Ventidio, et Parthi trans Euphraten redacti; Iudaeos C. Sosius subegit. Regnum ab Antonio Herodi datum victor Augustus auxit. Post mortem Herodis, nihil expectato Caesare, Simo quidam regnum nomen invaserat. Is a Quintilio Varo obtinente Syriam punitus, et gentem coercitam liberi Herodis tripertito rexere. Sub Tiberio quies. Dein iussi a C. Caesare effigiem eius in templo locare arma potius sumpsere, quem motum Caesaris mors diremit. Claudius, defunctis regibus aut ad modicum redactis, Iudaeam provinciam equitibus Romanis aut libertis permisit, e quibus Antonius Felix per omnem saevitiam ac libidinem ius regium servili ingenio exercuit, Drusilla Cleopatrae et Antonii nepte in matrimonium accepta, ut eiusdem Antonii Felix progener, Claudius nepos esset.
Il primo dei Romani, Gneo Pompeo, sottomise i Giudei ed entrò nel tempio in virtù del diritto della vittoria: di lì si divulgò che la sede era vuota, priva di effigie divina all'interno, e i misteri erano vani.
Le mura di Gerusalemme furono abbattute, il santuario rimase.
Poi, durante la guerra civile tra noi, dopo che le province erano passate in potere di Marco Antonio, il re dei Parti Pacoro si impadronì della Giudea e fu ucciso da Publio Ventidio, e i Parti furono ricacciati oltre l'Eufrate; Gaio Sosio sottomise i Giudei.
Augusto vincitore ampliò il regno dato a Erode da Antonio.
Dopo la morte di Erode, senza aspettare la decisione di Cesare, un certo Simone aveva usurpato il titolo di re.
Costui fu punito da Quintilio Varo, governatore della Siria, e i figli di Erode governarono il popolo sottomesso in tre parti.
Sotto Tiberio, calma.
Poi, ordinati da Caligola a collocare la sua effigie nel tempio, preferirono prendere le armi, moto che la morte di Cesare interruppe.
Claudio, morti i re o ridotti a poco, affidò la provincia di Giudea a cavalieri romani o a liberti, tra i quali Antonio Felice esercitò il diritto regale con ogni crudeltà e libidine e con animo servile, presa in matrimonio Drusilla, nipote di Cleopatra e di Antonio, cosicché Felice fosse genero e Claudio nipote dello stesso Antonio.
138 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: «Il primo dei Romani, Gneo Pompeo, sottomise i Giudei ed entrò nel tempio in virtù del diritto della vittoria». Tacito sottolinea la novità dell'episodio con primus, e il dettaglio del tempio vuoto di effigi diventa prova etnografica del monoteismo ebraico.
Tacito riferisce che nel tempio non c'era alcuna statua di divinità, la sede era vuota e i misteri inani, il che confermava le voci su un culto privo di immagini. Questo dettaglio stupì i Romani abituati ai templi con le effigi degli dèi.
Antonio Felice fu un liberto di Claudio governato la Giudea con crudeltà e libidine indegne di un procuratore romano, esercitando il potere regale con animo servile. Sposò Drusilla, nipote di Cleopatra e Marco Antonio, il che creava una curiosa rete di parentele con gli stessi Claudio e Felice.
Lo stesso passo (vicende della Giudea) lo trovi qui: