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latino · Valerio massimo
Valerio massimo · Facta et dicta memorabilia
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Valerio Massimo è uno scrittore latino del I secolo d.C. che raccolse nei Fatti e detti memorabili una lunga serie di esempi morali tratti dalla storia e dalla tradizione. Questo passo racconta di un giovane macedone che, durante un sacrificio del re Alessandro, sopporta in silenzio la bruciatura di un carbone ardente sul braccio.
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Secondo l'antico costume della Macedonia, dei giovanetti nobilissimi erano al servizio del re Alessandro mentre sacrificava. Tra questi, uno, afferrato il turibolo, si pose davanti a lui. Sul braccio del quale cadde un carbone ardente. Sebbene ne venisse bruciato a tal punto che l'odore del suo corpo arso giungeva alle narici dei presenti, tuttavia represse il dolore nel silenzio e tenne il braccio immobile, per non ostacolare il sacrificio di Alessandro scuotendo il turibolo, né per profanare la cerimonia religiosa emettendo un gemito. Il re, quanto più era compiaciuto dalla pazienza del fanciullo, tanto più volle trarre una prova certa della sua perseveranza: se Dario avesse posato gli occhi su di lui, avrebbe saputo che i soldati di quella stirpe non potevano essere vinti, avendo notato la sua tenera età dotata di tanta forza. Esiste anche quella veemente e costante milizia dell'animo, potente nelle lettere, custode dei venerabili sacri insegnamenti: la filosofia. Essa, una volta accolta nel petto, scacciato ogni sentimento disonesto e inutile, fortifica tutto l'animo con il baluardo della solida virtù e lo rende più potente della paura e del dolore.
Vetusto Macedoniae more regi Alexandro nobilissimi pueri praesto erant sacrificanti. E quibus unus turibulo arrepto ante ipsum adstitit. In cuius brachium carbo ardens delapsus est. Quo etsi ita urebatur, ut adusti corporis eius odor ad circumstantium nares perveniret, tamen et dolorem silentio pressit et brachium immobile tenuit, ne sacrificium Alexandri aut concusso turibulo impediret aut edito gemitu religione aspergeret. Rex, quo patientia pueri magis delectatus est, hoc certius perseverantiae experimentum sumere voluit: Dareus1 inseruisset oculos, scisset eius stirpis milites vinci non posse, cuius infirmam aetatem tanto robore praeditam animadvertisset. Est et illa vehemens et constans animi militia, litteris pollens, venerabilium doctrinae sacrorum antistes, philosophia. Quae ubi pectore recepta est, omni inhonesto atque inutili affectu dispulso, totum solidae virtutis munimento confirmat potentiusque metu facit ac dolore.
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I 105 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Non vuole disturbare il sacrificio né profanare la cerimonia con un gemito, e considera la propria resistenza come un dovere verso il re.
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