Una battuta inopportuna causa una sconfitta elettorale
Valerio massimo · Facta et dicta memorabilia
Latino
121 parole
3 periodi
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Valerio Massimo raccoglie exempla di virtù e vizi romani per istruire attraverso la storia. In questo passo dei Facta et dicta memorabilia racconta di Publio Scipione Nasica, uomo di grande autorità pubblica, e di come una battuta fatta per scherzo a un elettore dalle mani callose gli costasse l'elezione all'edilità curule. L'aneddoto diventa per l'autore un esempio di come il popolo romano seppe tenere a freno la superbia dei giovani nobili.
Testo latino e traduzione italiana
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PublioP.ma/poiautemScipioneScipioNasicaNasicaciviletogataedel poterepotentiaesplendidissimoclarissimumsplendorelumen,il qualequida consoleconsula GiugurtaIugurthaeguerrabellumdichiaròindixit,il qualequila madrematremIdeaIdaeamdaefrigiePhrygiissedisedibusversoadnostrinostrasaltariarase focolarifocosqueche migravamigrantemsantissimesanctissimismanimanibusaccolseexcepit,il qualequimoltemultaseetpestiferepestiferassedizioniseditionesdell'autoritàauctoritatissuasuaecon la forzaroborerepresseoppressit,del cuiquogovernoprincipeil senatosenatusperperalcunialiquotanniannossi vantògloriatus(ausiliare)est,mentrecuml'edilitàaedilitatemcurulecurulemda giovaneadulescensaspiravapeterete la manomanumquedi un talecuiusdamdei campirusticodal lavoroopereinduritaduratamsecondo l'usomoredei candidaticandidatorumcon più insistenzatenaciusaveva afferratoadprehendisset,dello scherzoiociper amoregratiachieseinterrogavitluieumse per casonumcon le manimanibussolitosolitusfosseessetcamminareambulare.questaQuodbattutadictumdagliaastanticircumstantibusraccoltaexceptumfino aadil popolopopulumsi diffusemanavite la causacausamquedella sconfitta elettoralerepulsaea ScipioneScipioniprocuròattulit:tuttiomnesinfattinamquerusticarusticaedella tribùtribusla povertàpaupertatema lorosibidaabluieorinfacciataexprobratamgiudicandoiudicantesl'irairamlorosuamcontroadversusoffensivacontumeliosamsuaeiusarguziaurbanitatemscagliaronodestrinxerunt.perciòIgiturla cittàcivitasnostranostradei nobilinobiliumgiovaniiuvenumgli ingegniingeniadall'abinsolenzainsolentiarichiamandorevocandograndimagnoseetutiliutilescittadinicivesresefecite alle carichehonoribusquenonnonpermettendopatiendoesseeosdaabuffoniscurrisfossero ambitepetidovutodebitumdi autoritàauctoritatisil pesopondusaggiunseadiecit.
Traduzione in italiano
Publio Scipione Nasica, poi, splendidissimo lume del potere civile (che da console dichiarò guerra a Giugurta, che accolse con mani santissime la madre Idea mentre migrava dalle sedi frigie verso i nostri altari e focolari, che represse molte pestifere sedizioni con la forza della sua autorità, e del cui governo il senato per alcuni anni si vantò), mentre da giovane aspirava all'edilità curule e, secondo l'uso dei candidati, aveva afferrato con troppa insistenza la mano di un tale indurita dal lavoro dei campi, per scherzo gli chiese se fosse solito camminare con le mani. Questa battuta, raccolta dagli astanti, si diffuse fino al popolo e procurò a Scipione la causa della sconfitta elettorale: infatti tutti quelli della tribù rustica, giudicando che la loro povertà fosse stata rinfacciata da lui, scagliarono la loro ira contro la sua offensiva arguzia. Perciò la nostra città, richiamando dall'insolenza gli ingegni dei giovani nobili, li rese grandi e utili cittadini e, non permettendo che le cariche fossero ambite dai buffoni, aggiunse alle cariche il dovuto peso di autorità.
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Argomenti grammaticali
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Ablativo assoluto
P. autem Scipio Nasica togatae potentiae clarissimum lumen, qui consul Iugurthae bellum indixit, qui matrem Idaeam e Phrygiis sedibus ad nostras aras focosque migrantem sanctissimis manibus excepit, qui multas et pestiferas seditiones auctoritatis suae robore oppressit, quo principe senatus per aliquot annos gloriatus est, cum aedilitatem curulem adulescens peteret manumque cuiusdam rustico opere duratam more candidatorum tenacius adprehendisset, ioci gratia interrogavit eum num manibus solitus esset ambulare.
Publio Scipione Nasica, poi, splendidissimo lume del potere civile (che da console dichiarò guerra a Giugurta, che accolse con mani santissime la madre Idea mentre migrava dalle sedi frigie verso i nostri altari e focolari, che represse molte pestifere sedizioni con la forza della sua autorità, e del cui governo il senato per alcuni anni si vantò), mentre da giovane aspirava all'edilità curule e, secondo l'uso dei candidati, aveva afferrato con troppa insistenza la mano di un tale indurita dal lavoro dei campi, per scherzo gli chiese se fosse solito camminare con le mani.
quo principe vale «del cui governo». «Quo principe» è un ablativo assoluto senza participio (participio sottinteso di sum): letteralmente «essendo egli guida», reso con «del cui governo».
Quod dictum a circumstantibus exceptum ad populum manavit causamque repulsae Scipioni attulit: omnes namque rusticae tribus paupertatem sibi ab eo exprobratam iudicantes iram suam adversus contumeliosam eius urbanitatem destrinxerunt.
Questa battuta, raccolta dagli astanti, si diffuse fino al popolo e procurò a Scipione la causa della sconfitta elettorale: infatti tutti quelli della tribù rustica, giudicando che la loro povertà fosse stata rinfacciata da lui, scagliarono la loro ira contro la sua offensiva arguzia.
exprobratam iudicantes vale «giudicando che fosse stata rinfacciata». «Exprobratam iudicantes» è un participio congiunto con valore causale: «giudicando che fosse stata rinfacciata».
Igitur civitas nostra nobilium iuvenum ingenia ab insolentia revocando magnos et utiles cives fecit honoribusque non patiendo eos a scurris peti debitum auctoritatis pondus adiecit.
Perciò la nostra città, richiamando dall'insolenza gli ingegni dei giovani nobili, li rese grandi e utili cittadini e, non permettendo che le cariche fossero ambite dai buffoni, aggiunse alle cariche il dovuto peso di autorità.
revocando vale «richiamando». «Revocando» è gerundio ablativo di mezzo/causa: «richiamando».
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Analisi parola per parola
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Publio Scipione Nasica, poi, splendidissimo lume del potere civile (che da console dichiarò guerra a Giugurta, che accolse con mani santissime la madre Idea mentre migrava dalle sedi frigie verso i nostri altari e focolari, che represse molte pestifere sedizioni con la forza della sua autorità, e del cui governo il senato per alcuni anni si vantò), mentre da giovane aspirava all'edilità curule e, secondo l'uso dei candidati, aveva afferrato con troppa insistenza la mano di un tale indurita dal lavoro dei campi, per scherzo gli chiese se fosse solito camminare con le mani.
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P. (Publius, -ii, m.)sostantivo, nominativo maschile singolare, 2ª declinazione, soggetto (apposizione): «Publio (prenome)».
Questa battuta, raccolta dagli astanti, si diffuse fino al popolo e procurò a Scipione la causa della sconfitta elettorale: infatti tutti quelli della tribù rustica, giudicando che la loro povertà fosse stata rinfacciata da lui, scagliarono la loro ira contro la sua offensiva arguzia.
Quodpronome.
dictumsostantivo.
apreposizione.
circumstantibusparticipio.
exceptumparticipio.
adpreposizione.
populumsostantivo.
manavitverbo.
causamquesostantivo.
repulsaesostantivo.
Scipionisostantivo.
attulitverbo.
omnespronome.
namquecongiunzione.
rusticaeaggettivo.
tribussostantivo.
paupertatemsostantivo.
sibipronome.
abpreposizione.
eopronome.
exprobratamparticipio.
iudicantesparticipio.
iramsostantivo.
suamaggettivo.
adversuspreposizione.
contumeliosamaggettivo.
eiuspronome.
urbanitatemsostantivo.
destrinxeruntverbo.
Perciò la nostra città, richiamando dall'insolenza gli ingegni dei giovani nobili, li rese grandi e utili cittadini e, non permettendo che le cariche fossero ambite dai buffoni, aggiunse alle cariche il dovuto peso di autorità.
Igiturcongiunzione.
civitassostantivo.
nostraaggettivo.
nobiliumaggettivo.
iuvenumsostantivo.
ingeniasostantivo.
abpreposizione.
insolentiasostantivo.
revocandoverbo.
magnosaggettivo.
etcongiunzione.
utilesaggettivo.
civessostantivo.
fecitverbo.
honoribusquesostantivo.
nonavverbio.
patiendoverbo.
eospronome.
apreposizione.
scurrissostantivo.
petiverbo.
debitumparticipio.
auctoritatissostantivo.
pondussostantivo.
adiecitverbo.
Testo latino integraleda copiare
P. autem Scipio Nasica togatae potentiae clarissimum lumen, qui consul Iugurthae bellum indixit, qui matrem Idaeam e Phrygiis sedibus ad nostras aras focosque migrantem sanctissimis manibus excepit, qui multas et pestiferas seditiones auctoritatis suae robore oppressit, quo principe senatus per aliquot annos gloriatus est, cum aedilitatem curulem adulescens peteret manumque cuiusdam rustico opere duratam more candidatorum tenacius adprehendisset, ioci gratia interrogavit eum num manibus solitus esset ambulare. Quod dictum a circumstantibus exceptum ad populum manavit causamque repulsae Scipioni attulit: omnes namque rusticae tribus paupertatem sibi ab eo exprobratam iudicantes iram suam adversus contumeliosam eius urbanitatem destrinxerunt. Igitur civitas nostra nobilium iuvenum ingenia ab insolentia revocando magnos et utiles cives fecit honoribusque non patiendo eos a scurris peti debitum auctoritatis pondus adiecit.
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mani
adiecit
aggiunse
adprehendisset
aveva afferrato
adulescens
da giovane
adversus
contro
aedilitatem
l'edilità
aliquot
alcuni
ambulare
camminare
annos
anni
aras
altari
attulit
procurò
autem
ma
bellum
guerra
candidatorum
dei candidati
causamque
e la causa
circumstantibus
astanti
cives
cittadini
civitas
la città
clarissimum
splendidissimo
consul
da console
contumeliosam
offensiva
cuiusdam
di un tale
cum
mentre
curulem
curule
debitum
dovuto
destrinxerunt
scagliarono
dictum
battuta
duratam
indurita
e
da
eius
sua
eo
lui
eos
esse
esset
fosse
est
(ausiliare)
eum
lui
excepit
accolse
exceptum
raccolta
exprobratam
rinfacciata
fecit
rese
focosque
e focolari
gloriatus
si vantò
gratia
per amore
honoribusque
e alle cariche
Idaeam
Idea
Igitur
perciò
indixit
dichiarò
ingenia
gli ingegni
insolentia
insolenza
interrogavit
chiese
ioci
dello scherzo
iram
l'ira
iudicantes
giudicando
Iugurthae
a Giugurta
iuvenum
giovani
lumen
splendore
magnos
grandi
manavit
si diffuse
manumque
e la mano
matrem
la madre
migrantem
che migrava
more
secondo l'uso
multas
molte
namque
infatti
Nasica
Nasica
nobilium
dei nobili
non
non
nostra
nostra
nostras
nostri
num
se per caso
omnes
tutti
opere
dal lavoro
oppressit
represse
patiendo
permettendo
paupertatem
la povertà
per
per
pestiferas
pestifere
peteret
aspirava
peti
fossero ambite
Phrygiis
frigie
pondus
il peso
populum
il popolo
potentiae
del potere
principe
governo
Publius, -i, m.Publius, -ii, m.
Publio (prenome)
quo
del cui
Quod
questa
repulsae
della sconfitta elettorale
revocando
richiamando
robore
con la forza
rusticae
rustica
rustico
dei campi
sanctissimis
santissime
Scipio, Scipionis, m.Scipio, Scipionis, m.
Scipione (cognomen gentilizio)
Scipioni
a Scipione
scurris
buffoni
sedibus
sedi
seditiones
sedizioni
senatus
il senato
sibi
a loro
solitus
solito
suae
sua
suam
loro
tenacius
con più insistenza
togatae
civile
tribus
della tribù
urbanitatem
arguzia
utiles
utili
Domande frequenti
Come si traduce «P. autem Scipio Nasica togatae potentiae clarissimum lumen»?
Si traduce «Publio Scipione Nasica, poi, splendidissimo lume del potere civile»: Valerio Massimo apre così l'elogio di Scipione Nasica nei Facta et dicta memorabilia, prima di raccontare l'episodio della battuta sfortunata.
Perché Scipione Nasica perse le elezioni per l'edilità curule?
Secondo Valerio Massimo, Scipione Nasica strinse con troppa insistenza la mano callosa di un contadino chiedendogli per scherzo se fosse abituato a camminare sulle mani; la battuta, diffusasi tra il popolo, fu presa come un insulto alla povertà rustica e gli costò l'elezione.
Che genere di opera è il Facta et dicta memorabilia di Valerio Massimo?
È una raccolta di aneddoti storici (exempla) organizzati per temi morali, scritta in età tiberiana a scopo retorico ed educativo; questo episodio rientra tra i casi di chi non ottenne ciò che desiderava per un comportamento inopportuno.