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greco · Aristotele
Aristotele · Poetica
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Aristotele nella Poetica ripercorre l'evoluzione della tragedia dalle sue origini improvvisate nel ditirambo. Descrive come la tragedia si sia gradualmente trasformata, con i contributi cruciali di Eschilo (due attori) e Sofocle (tre attori e scenografia), elevandosi dalla forma satirica iniziale a un genere dignità.
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Dopo che apparvero la tragedia e la commedia, coloro che si dedicavano all'una o all'altra poesia, secondo la loro natura propria, gli uni al posto degli iambi divennero autori di commedie, gli altri al posto dell'epica compositori di tragedie, perché questi generi erano più grandi e più stimati di quelli. Esamineremo in seguito se la tragedia possiede già sufficientemente i suoi caratteri, sia in se stessa che in rapporto ai teatri; per ora questo è un'altra questione. La tragedia e la commedia ebbero origine dall'improvvisazione: la tragedia da coloro che dirigevano il ditirambo, la commedia da coloro che dirigevano le canzoni fallliche. Ancora oggi in molte città si mantiene quest'uso. Sviluppandosi gradualmente, nella misura in cui emergevano elementi evidenti, la tragedia, dopo molte trasformazioni, si fermò quando raggiunse la sua natura propria. Eschilo per primo portò il numero degli attori da uno a due, limitò il coro e rese il dialogo protagonista della rappresentazione; Sofocle invece introdusse tre attori e la scenografia. Inoltre la tragedia crebbe di importanza: dalle favole piccole e dal linguaggio ridicolo (perché derivava da forme satiriche) si elevò tard e acquistò dignità; e il metro passò dal tetrametro all'iambico. Infatti all'inizio usavano il tetrametro perché la poesia era di genere satirico e più adatta alla danza; ma quando il dialogo prese piede, la natura stessa trovò il metro appropriato: l'iambico è infatti il più simile al linguaggio ordinario (segno di ciò è che diciamo spesso iambi nella conversazione ordinaria, mentre gli esametri raramente e solo allontanandoci dall'armonia del linguaggio ordinario). Poi la tragedia ebbe una molteplicità di episodi e altri abbellimenti, di cui è stato detto come ciascuno si sia ornato: sarebbe infatti un lavoro assai lungo trattare ogni particolarità.
Παραφανεισης δε της τραγωδιας και κωμωδιας, οι εφ' εκατεραν την ποιησιν δρμωντες κατα την οικειαν φυσιν οι μεν αντι των ιαμβων κωμωδοποιοι εγενοντο, οι δε αντι των επων τραγωδοδιδασκαλοι, δια το μειζο και εντιμοτερα τα σχηματα ειναι ταυτα εκεινων. Το μεν ουν επισχοπειν ει αρα εχει ηδη η τραγωδια τοις ειδεσιν ικανως η ου, αυτο τε καθ' αυτο κριναι και προς τα θεατρα, αλλος λογος. Γενομενης δ' ουν απ' αρχης αυτοσχεδιαστικης - και αυτη και η κωμωδια, και η μεν απο των εξαρχοντων τον διθυραμβον, η δε απο των τα φαλλικα. Ετι και νυν εν πολλαις των πολεων διαμενει νομιζομενα - κατα μικρον νυξητη προαγοντων οσον εγιγνετο φανερον αυτης: και πολλας μεταβολας μεταβαλουσα η τραγωδια επαυσατο, επει εσχε την αυτης φυσιν. Και το τε των υποκριτων πληθος εξ ενος εις δυο πρωτος Αισχυλος ηγαγε και τα του χορου ηλαττωσε και τον λογον πρωταγωνιστην παρεσκευασεν: τρεις δε και σκηνογραφιαν Σοφοκλης. Ετι δε το μεγεθος εκ μικρων μυθων και λεξεως γελοιας δια το εκ σατυρικου μεταβαλειν οψε απεσεμνυνθη, το τε μετρον εκ τετραμετρου ιαμβειον εγενετο. Το μεν γαρ πρωτον τετραμετρω εχρωντο δια το σατυρικεν και ορχηστικωτεραν ειναι την ποιησιν, λεξεως δε γενομενης αυτη η φυσις το οικειον μετρον ευρε: μαλιστα γαρ λεκτικον των μετρων το ιαμβειον εστιν (σημειον δε τουτου, πλειστα γαρ ιαμβεια λεγομεν εν τη διαλεκτω τη προς αλληλους, εξαμετρα δε ολιγακις και εκβαινοντες της λεκτικης αρμονιας). Ετι δε επεισοδιων πληθη, και τα αλλ' ως εκαστα κοσμηθηναι λεγεται, εστω ημιν ειρημενα: πολυ γαρ αν ισως εργον ειη διεξιεναι καθ' εκαστον.
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Dopo che apparvero la tragedia e la commedia, coloro che si dedicavano all'una o all'altra poesia, secondo la loro natura propria, gli uni al posto degli iambi divennero autori di commedie, gli altri al posto dell'epica compositori di tragedie, perché questi generi erano più grandi e più stimati di quelli. È l'inizio della versione di Aristotele, Poetica.
Secondo Aristotele nella Poetica, Eschilo portò gli attori da uno a due, limitò il coro e rese il dialogo centrale; Sofocle aggiunse il terzo attore e introdusse la scenografia, permettendo una crescita e un'evoluzione del genere.
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