Caricamento…
Caricamento…
di Aristotele
I passi più studiati, con la traduzione accanto. Tocca una parola e si accende la sua resa.
1
La tragedia dunque è imitazione di un'azione seria e compiuta che ha una certa grandezza, in linguaggio ornato distinto per ciascun elemento nelle sue parti, mediante persone che agiscono e non attraverso narrazione, e che provoca, mediante pietà e paura, la purificazione di tali passioni. Chiamo linguaggio ornato quello che ha ritmo e armonia, e per distinto per elementi quello che alcune parti si realizzano solo con il metro e altre con la musica. Poiché coloro che agiscono realizzano l'imitazione, necessariamente sarà una parte della tragedia la composizione visiva; poi la melica e il linguaggio, perché in questi elementi realizzano l'imitazione. Chiamo linguaggio la stessa composizione del verso, e melica ciò che ha manifestamente tutta la sua potenza. Poiché è imitazione di un'azione, è necessario che coloro che agiscono abbiano certe qualità secondo il carattere e il pensiero (infatti per mezzo di questi diciamo che le azioni hanno certe qualità, e in base a questi tutti riescono o falliscono), la favola è l'imitazione dell'azione (chiamo favola la composizione dei fatti), i caratteri invece sono ciò per cui diciamo che i personaggi hanno certe qualità, il pensiero invece si trova dove, parlando, provano qualcosa o affermano un'opinione.
3, 4, 6
Perciò sarebbe lo stesso imitatore Omero per Sofocle, perché imitano entrambi gli uomini superiori, mentre per Aristofane, poiché imitano entrambi quelli che agiscono e quelli che si muovono. Per questa ragione alcuni dicono che questi [componimenti] si chiamano drammi, poiché imitano quelli che agiscono. Ecco perché anche i Dori si contendono sia la tragedia che la commedia (della commedia infatti i Megaresi e quelli qui come risultato della loro democrazia, e quelli dalla Sicilia, da là infatti era il poeta Epicarmo, che era molto più antico di Chionide e di Magnete; e della tragedia alcuni da Peloponneso), producendo i nomi come prova: infatti dicono che essi chiamano villaggio i comuni limitrofi e gli Ateniesi demo, come se i comici fossero nominati non dal festeggiare in giro ma dall'essere disprezzati per il peregrinare in villaggi invece che dalla città; e dicono che essi vedono il fare, mentre gli Ateniesi dire il fare.
4, 12, 13
Come Omero fu soprattutto il poeta dei soggetti seri (non solo bene, ma compose anche imitazioni drammatiche), così mostrò per primo le forme della commedia, non biasimando ma rappresentando drammaticamente il ridicolo: la Margite sta in rapporto alla commedia come l'Iliade e l'Odissea stanno in rapporto alla tragedia. Dopo che apparvero la tragedia e la commedia, coloro che si dedicavano all'una o all'altra poesia, secondo la loro natura propria, gli uni al posto degli iambi divennero autori di commedie, gli altri al posto degli epica compositori di tragedie, perché questi generi erano più grandi e più stimati di quelli.
4, 13, 21
Dopo che apparvero la tragedia e la commedia, coloro che si dedicavano all'una o all'altra poesia, secondo la loro natura propria, gli uni al posto degli iambi divennero autori di commedie, gli altri al posto dell'epica compositori di tragedie, perché questi generi erano più grandi e più stimati di quelli. Esamineremo in seguito se la tragedia possiede già sufficientemente i suoi caratteri, sia in se stessa che in rapporto ai teatri; per ora questo è un'altra questione. La tragedia e la commedia ebbero origine dall'improvvisazione: la tragedia da coloro che dirigevano il ditirambo, la commedia da coloro che dirigevano le canzoni fallliche. Ancora oggi in molte città si mantiene quest'uso. Sviluppandosi gradualmente, nella misura in cui emergevano elementi evidenti, la tragedia, dopo molte trasformazioni, si fermò quando raggiunse la sua natura propria. Eschilo per primo portò il numero degli attori da uno a due, limitò il coro e rese il dialogo protagonista della rappresentazione; Sofocle invece introdusse tre attori e la scenografia. Inoltre la tragedia crebbe di importanza: dalle favole piccole e dal linguaggio ridicolo (perché derivava da forme satiriche) si elevò tard e acquistò dignità; e il metro passò dal tetrametro all'iambico. Infatti all'inizio usavano il tetrametro perché la poesia era di genere satirico e più adatta alla danza; ma quando il dialogo prese piede, la natura stessa trovò il metro appropriato: l'iambico è infatti il più simile al linguaggio ordinario (segno di ciò è che diciamo spesso iambi nella conversazione ordinaria, mentre gli esametri raramente e solo allontanandoci dall'armonia del linguaggio ordinario). Poi la tragedia ebbe una molteplicità di episodi e altri abbellimenti, di cui è stato detto come ciascuno si sia ornato: sarebbe infatti un lavoro assai lungo trattare ogni particolarità.
6, 2, 8
La tragedia è imitazione di un'azione nobile e completa, che ha una certa grandezza, espressa in linguaggio gradevole, diverso per ogni genere nelle singole parti, rappresentata da personaggi che agiscono e non narrano, e attraverso pietà e paura compie la purificazione di tali passioni. Chiamo linguaggio gradevole quello che possiede ritmo, armonia e melodia. Che alcune parti si realizzino solo attraverso il metro e altre nuovamente attraverso la musica. Poiché gli attori compiono l'imitazione, necessariamente una parte della tragedia è lo spettacolo scenico, poi la musica e il linguaggio: infatti in questi compiono l'imitazione. Per linguaggio intendo la composizione del metro, per musica intendo ciò che ha evidentemente tutta la sua forza. Poiché è imitazione di un'azione compiuta da certi personaggi, i quali devono necessariamente essere di un certo carattere e di una certa intelligenza, giacché da queste derivano le qualità delle azioni. Due cose dunque sono cause naturali delle azioni: l'intelligenza e il carattere, e secondo questi tutti riescono o falliscono. L'azione è rappresentata dal racconto, intendo il racconto la composizione delle vicende. Il carattere invece è ciò per cui diciamo che i personaggi sono di una certa qualità, e l'intelligenza è ciò mediante cui, quando parlano, provano qualcosa e manifestano un pensiero.
13, 2, 4
Poiché dunque la composizione della migliore tragedia non deve essere semplice ma complessa, e deve essere imitazione di eventi che suscitano paura e pietà (questo è infatti proprio di tale imitazione), è evidente in primo luogo che non bisogna mostrare uomini virtuosi che passano dalla fortuna alla sfortuna, poiché questo non è né pauroso né pietoso, ma abominevole; né uomini malvagi che passano dalla sfortuna alla fortuna, poiché questo è il meno tragico di tutti, non ha alcuna delle qualità richieste, infatti non è né umano né pietoso né pauroso; e neppure un uomo molto malvagio che passa dalla fortuna alla sfortuna, poiché una tale situazione potrebbe avere l'elemento umano, ma non ha pietà né paura, infatti la pietà riguarda chi non merita di soffrire, la paura riguarda chi è simile a noi, così non sarà né pietoso né pauroso l'evento che accade.
VersiaPer iPhone e iPadPresto anche nel browser
Se il tuo passo non c’è ancora, con l’app lo fotografi e hai traduzione e analisi parola per parola, come qui.Se il tuo passo non c’è ancora, presto lo analizzerai tu, direttamente nel browser. Lascia l’email: ti scriviamo appena apre.