Caricamento…
Caricamento…
di Aristotele
I passi più studiati, con la traduzione accanto. Tocca una parola e si accende la sua resa.
4, 1, 3
Dopo questo, passato poco tempo, sotto l'arconte Aristechmo, Draconte stabilì gli ordinamenti; il suo sistema era in questo modo. Il governo era stato assegnato a coloro che potevano fornire armi; eleggevano infatti i nove arconti e i questori fra coloro che possedevano una ricchezza non inferiore a dieci mine libere, le altre magistrature inferiori fra coloro che potevano fornire armi, e nominavano strateghi e ipparchi fra coloro che avevano una ricchezza non inferiore a cento mine libere e figli legittimi nati da moglie legittima, di età superiore a dieci anni. Questi dovevano essere garantiti dai pritani, dagli strateghi e dagli ipparchi fino al controllo dei conti, e i garanti dovevano essere accettati dallo stesso censo di cui erano garanti gli strateghi e gli ipparchi. Consigliavano quattrocentouno tra coloro che avevano ottenuto il diritto di cittadinanza. E questi e le altre magistrature si sorteggiavano tra coloro che avevano più di trent'anni, e uno stesso non poteva governare due volte prima che tutti fossero passati.
11, 1, 2
Dopo aver organizzato la costituzione nel modo detto, poiché la gente veniva da lui molestando con domande sulle leggi, alcuni criticandole e altri indagando, volendo non cambiare queste leggi e non diventare impopolare restando, si allontanò per commercio e insieme per osservare verso l'Egitto, dicendo che non sarebbe tornato per dieci anni. Non riteneva infatti giusto spiegare le leggi rimanendo, ma che ciascuno facesse ciò che era scritto. E al contempo accadde che molti tra i suoi conoscenti avevano conflitti a causa dell'abolizione dei debiti, e entrambi gli schieramenti cambiavano idea a causa della sorpresa per l'assetto inaspettato. Infatti il popolo credeva che Solone avrebbe redistribuito tutto, mentre gli aristocratici pensavano che lo avrebbe riportato al precedente ordine, o avrebbe fatto piccoli cambiamenti. Ma Solone si oppose a entrambi, e potendo stare con chiunque volesse e tiranneggare, scelse invece di diventare nemico a entrambi, salvando la patria e legiferando le migliori leggi.
17, 3, 18, 1
Quando Pisistrato morì, i suoi figli mantennero il potere, proseguendo gli affari nello stesso modo. Erano due figli legittimi, Ippia e Ipparco, e due figli illegittimi dall'Argiva, Iofonte e Egesistrato, soprannominato Thessalo. Infatti Pisistrato si era sposato con una donna di Argo, figlia di un uomo argivo il cui nome era Gorgilo, chiamata Timонасса; costei era stata prima moglie di Archino di Ampracia, da cui derivò l'amicizia con gli Argivi, e mille di loro combatterono dalla parte di Egesistrato nella battaglia di Pallene. Si dice che Pisistrato abbia sposato l'Argiva, alcuni dicono dopo essere stato prima esiliato, altri quando già controllava il potere. Erano padroni degli affari sia per il prestigio sia per l'età Ipparco e Ippia: ma Ippia, essendo più anziano e per natura politico e saggio, sovrintendeva al governo. Invece Ipparco era piuttosto puerile e appassionato di musica.
21, 1, 3
Per queste ragioni il popolo aveva fiducia in Clistene. Allora, quando il popolo lo seguiva, nel quarto anno dopo l'abbattimento dei tiranni, sotto l'arconte Isaagora, innanzitutto divise tutti in dieci tribù al posto delle quattro, volendo mischiare il popolo affinché più persone partecipassero al governo; per questo motivo fu detto anche «non giudicare per tribù», contro coloro che volevano esaminare le stirpi. In seguito costituì il consiglio di cinquecento al posto di quattrocento, cinquanta da ciascuna tribù. Prima allora erano cento. Per questo motivo non li organizzò in dodici tribù, affinché non gli capitasse di dividere il territorio secondo le tre parti preesistenti.
21, 2, 4
Innanzitutto divise tutti in dieci tribù al posto delle quattro, volendo mischiare il popolo affinché più persone partecipassero al governo; per questo motivo fu detto anche «non giudicare per tribù», contro coloro che volevano esaminare le stirpi. In seguito costituì il consiglio di cinquecento al posto di quattrocento, cinquanta da ciascuna tribù; prima allora erano cento. Per questo motivo non li organizzò in dodici tribù, affinché non gli capitasse di dividere il territorio secondo le tre parti preesistenti; infatti dalle quattro tribù precedenti c'erano dodici parti, così che il popolo non avrebbe potuto mescolarsi. E divise il territorio in trenta demi, dieci intorno alla città, dieci della costa, dieci dell'interno, e chiamando queste parti «triturgie», ne assegnò tre a sorteggio a ciascuna tribù, affinché ogni tribù partecipasse a tutte le regioni. E rese «demoteri» (compaesani) gli uni agli altri coloro che abitavano in ciascuno dei demi, affinché non essendo denominati dal padre si smascherassero i nuovi cittadini, ma fossero invece denominati dai demi; per questo motivo anche gli Ateniesi si chiamano dai demi.
23, 1, 3
Dopo le guerre persiane, il consiglio dell'Areòpago divenne potente e governò la città, senza aver ottenuto il comando con decreto alcuno, ma perché era stato la causa del successo nella battaglia navale di Salamina. Infatti, poiché i generali erano incerti nelle circostanze e avevano proclamato che ciascuno si salvasse da sé, il consiglio versò otto dramme a ciascuno dei combattenti, le distribuì e li imbarco sulle navi. Per questa ragione quindi cedevano a esso il potere, e gli Ateniesi furono governati bene durante questi tempi. Avvenne infatti loro di esercitarsi nella guerra, di godere buona reputazione presso i Greci e di ottenere l'egemonia del mare, contro la volontà dei Lacedemoni. Furono guide del popolo durante questi tempi Aristide, figlio di Lisimaco, e Temistocle, figlio di Neocle, il primo esercitandosi negli affari bellici, il secondo sembrava abile negli affari civili e si distingueva per la giustizia dei suoi tempi.
36, 1, 2
Mentre la città soffriva così, Teramene, indignato per quello che accadeva, consigliava ai Trenta di cessare la violenza e di condividere il potere con i migliori cittadini. Loro dapprima si opposero, ma quando i discorsi si diffusero tra la popolazione e i molti stavano bene con Teramene, temendo che diventasse capo del popolo e rovesciasse la loro tirannide, iscrissero tremila cittadini, così da condividere il governo con loro. Teramene allora di nuovo li rimprovera per questo: primo, perché volendo condividere il potere solo con tremila uomini probi, lo condividono come se la virtù fosse circoscritta a questo numero; secondo, perché commettono due cose del tutto contrarie, rendendo il governo violento e i governati più deboli. Loro non badarono a queste critiche, ma rimandarono a lungo l'iscrizione dei tremila e conservavano presso di sé quelli che erano stati nominati; quando poi parve loro di doverli rendere pubblici, cancellarono alcuni di quelli iscritti e ne iscrissero altri dall'esterno.
41, 2
Il primo mutamento fu quello dei discendenti di Ione e di coloro che si insediarono insieme a lui, allora infatti si divisero per la prima volta nelle quattro tribù e istituirono i re delle tribù. Il secondo cambiamento, il primo dopo questo a possedere un certo ordine costituzionale, fu quello realizzato al tempo di Teseo, che si discostò leggermente dalla monarchia. Dopo di ciò venne quello di Dracone, nel quale furono scritti per la prima volta i decreti. Il terzo fu quello dopo la sedizione, al tempo di Solone, da cui ebbe origine la democrazia. Il quarto fu la tirannide di Pisistrato. Il quinto fu quello dopo l'abbattimento dei tiranni, ad opera di Clistene, più democratico di Solone. Il sesto fu quello dopo le guerre persiane, quando il Consiglio dell'Areopago dominava. Il settimo dopo questo, che Aristide indicò e Efialte realizzò, abolendo il Consiglio dell'Areopago, durante il quale accaddero molti errori della città a causa dei demagoghi, per il potere nel mare. L'ottavo fu l'istituzione dei Quattrocento e il mutamento dopo di essa, nono fu di nuovo la democrazia. Il decimo fu la tirannide dei Trenta e dei Dieci. L'undicesimo fu quello dopo il ritorno da File e dal Pireo, da cui fino ai giorni nostri la democrazia si è mantenuta, sempre concedendo sempre più potere alla moltitudine.
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