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di Aristotele
I passi più studiati, con la traduzione accanto. Tocca una parola e si accende la sua resa.
1
Le torture sono una sorta di testimonianze e sembrano avere credibilità perché è necessaria una certa costrizione. Non è difficile dunque dire a loro proposito le circostanze possibili, dalle quali, se le torture proprie della causa risultassero presenti, si potrebbe accrescerle, dato che solo queste testimonianze sono vere; se invece fossero contraddittorie e accompagnate da chi contesta, uno potrebbe confutarle dicendo la verità circa l'intera categoria delle torture: non è per nulla meno necessario che i torturati dicano falsità che verità, e se perseverano nel non dire la verità, e facilmente mentono sperando di cessare prima. Bisogna però saper richiamarsi a esempi simili che si sono verificati e che i giudici conoscono. Bisogna dire che le torture non sono attendibili: infatti molti sono di mente ottusa e dalla pelle dura e per natura dell'anima forti resistono nobilmente alle torture, mentre altri codardi e cauti prima ancora di vedere le torture acquistano coraggio, sicché non c'è nulla di credibile nelle torture.
1, 1, 1, 2
La retorica è reciproca rispetto alla dialettica; infatti entrambe riguardano certi argomenti che è possibile conoscere in qualche modo a tutti in comune e non appartengono a nessuna scienza particolare; per questo motivo tutti partecipano in qualche modo a entrambe, infatti tutti cercano di esaminare, di presentare argomenti, di difendersi e di accusare fino a un certo punto. Della maggior parte delle persone, gli uni agiscono in modo casuale, gli altri per abitudine acquisita da esperienza; poiché entrambi i modi sono possibili, è evidente che sarebbe possibile anche insegnare a farle metodicamente; infatti, poiché coloro che agiscono per abitudine e coloro che agiscono per caso raggiungono il risultato, è possibile considerarne la causa, e una tale cosa tutti ammetterebbero che è frutto dell'arte.
2, 1, 5, 6
Dunque, affinché gli stessi oratori risultino persuasivi, ci sono tre cause; infatti tante sono le cose per le quali crediamo al di fuori delle prove. Queste sono: la saggezza, la virtù e la benevolenza. Infatti sbagliano nel giudicare ciò di cui parlano o consigliano tutti coloro che mancano di una o più di queste qualità; o perché per ignoranza non hanno rette opinioni, o perché, pur avendo rette opinioni, non dicono ciò che pensano a causa della malvagità, oppure perché sono saggi e equilibrati ma non sono benevoli, per cui è possibile che non consiglino le cose migliori pur conoscendole, e niente di più. Necessariamente dunque colui che possieda tutte queste qualità apparirà credibile agli ascoltatori.
1393b
Le favole sono adatte ai discorsi deliberativi, e hanno questo vantaggio, che trovare fatti realmente avvenuti e simili è difficile, mentre è più facile inventare favole; bisogna infatti costruirle come anche le similitudini, se uno è capace di vedere il simile, cosa che è più facile grazie alla filosofia. Più facili dunque da procurarsi sono gli esempi tratti dalle favole, ma più utili per deliberare sono quelli tratti dai fatti reali; infatti le cose future sono per lo più simili a quelle già avvenute.
1394a
Riguardo invece alla gnomologia, una volta detto cos'è la gnome, diventerebbe massimamente chiaro su quali argomenti, quando e a chi convenga usare l'arte di dire massime nei discorsi. La gnome è dunque un'affermazione, non però riguardante i casi particolari, come che tipo di uomo sia Ificrate, ma universale, né riguardante tutte le cose, come che il diritto sia contrario al curvo, ma riguardante tutto ciò di cui si occupano le azioni, e ciò che è da scegliere o da evitare in vista dell'agire; cosicché, poiché l'entimema è il sillogismo relativo a tali cose, press'a poco le conclusioni degli entimemi e i principi, una volta tolto il sillogismo, sono massime, come: «Non bisogna mai che un uomo di sano intendimento faccia istruire i figli in soverchia sapienza». Questo dunque è una massima.
1404b
Siano dunque queste cose già considerate, e sia stabilito che la virtù dello stile consiste nell'essere chiaro (poiché, essendo il discorso un segno, se non è chiaro non compirà la propria funzione), e che non sia né dimesso né al di sopra della dignità del tema, ma appropriato: infatti il linguaggio poetico forse non è dimesso, ma non è appropriato alla prosa. Delle parole e dei verbi, quelle proprie rendono il discorso chiaro, mentre le altre parole, quante ne sono state menzionate nel trattato sulla poetica, lo rendono non dimesso ma ornato. Infatti la variazione rende il discorso più solenne nell'aspetto; come gli uomini si comportano verso gli stranieri e verso i cittadini, così provano la stessa cosa anche riguardo allo stile; perciò bisogna rendere il linguaggio come straniero, poiché gli uomini sono ammirati per le cose lontane, e ciò che è ammirevole è piacevole.
1406b
Anche la similitudine è una metafora; infatti differisce di poco: quando dice di Achille «come un leone si lanciò», è una similitudine; quando invece dice «un leone si lanciò», è una metafora, poiché, essendo entrambi coraggiosi, chiamò Achille trasferendogli il nome di leone. La similitudine è utile anche nel discorso in prosa, ma raramente, perché è propria della poesia. Va considerata come le metafore, infatti sono metafore, che differiscono solo per il modo in cui sono espresse. Ci sono similitudini, come quella che Androzione fece su Idrieo, dicendo che era simile ai cagnolini liberati dai legami: quelli infatti, quando si avventano, mordono, e Idrieo, liberato dai legami, era pericoloso.
1407b
In generale, bisogna che lo scritto sia facile da leggere e facile da pronunciare, il che è la stessa cosa: qualità che i testi con troppe congiunzioni non hanno, né quelli difficili da punteggiare, come gli scritti di Eraclito. Punteggiare gli scritti di Eraclito, infatti, è un'impresa difficile, perché non è chiaro a quale delle due parti una parola si riferisca, se a quella che segue o a quella che precede, come ad esempio proprio all'inizio della sua opera: egli dice infatti «di questo discorso che è sempre, gli uomini si dimostrano incapaci di comprendere»; non è chiaro infatti a quale delle due parti bisogna riferire, nella punteggiatura, la parola 'sempre'. Inoltre, questo produce solecismo: il non far corrispondere il termine, se non aggiungi ciò che è comune a entrambi quando li congiungi; per esempio, riguardo a suono e colore, 'avendo visto' non è comune, mentre 'avendo percepito' è comune.
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