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di Aristotele
I passi più studiati, con la traduzione accanto. Tocca una parola e si accende la sua resa.
1
Infatti gli uomini, sia ora sia all'inizio, hanno cominciato a filosofare per meraviglia: in un primo momento rimanevano stupiti delle cose più evidenti e strane, poi avanzando poco a poco giunsero a porsi problemi più importanti, come i fenomeni della luna, quelli del sole e degli astri, e l'origine dell'universo. Chi è perplesso e si meraviglia crede di non sapere (ecco perché l'amico dei miti è in qualche modo filosofo: il mito infatti è composto di cose meravigliose). Quindi, se gli uomini hanno filosofato per fuggire l'ignoranza, è evidente che cercavano il sapere per sapere, non per qualche utilità. Lo dimostra il fatto accaduto: poiché tutti i beni necessari, sia per il benessere sia per il piacere, erano già acquisiti, allora fu cercato questo tipo di saggezza. È chiaro dunque che non la cerchiamo per alcuna necessità esteriore, ma, come diciamo che un uomo è libero quando vive per se stesso e non per un altro, così anche la filosofia è l'unica scienza libera fra tutte: sola infatti esiste per se stessa. Perciò a buon diritto la sua acquisizione non potrebbe considerarsi umana: in molti modi infatti la natura è schiava degli uomini.
1, 3
Tuttavia, il numero e il tipo di un tale principio non tutti lo dicono nello stesso modo, ma Talete, colui che fu capostipite di questa scuola filosofica, dice che è l'acqua (e perciò affermò che la terra poggia sull'acqua), avendo forse assunto questa convinzione dal fatto che tutti vedono che il nutrimento è liquido e che il calore stesso nasce da questo e vive di questo (e ciò da cui nasce, questo è il principio di tutte le cose) - sia per questo motivo che assunse questa convinzione, sia perché i semi di tutte le cose hanno natura umida, e l'acqua è il principio della natura per le cose umide.
1, 3, 1
Anassimene e Diogene pongono l'aria, e soprattutto l'acqua, come principio dei corpi semplici; Ipaso il Metapontino e Eraclito di Efeso pongono il fuoco; Empedocle pone i quattro elementi, aggiungendo la terra come quarto oltre a quelli menzionati (infatti questi rimangono sempre e non nascono se non per aumento e diminuzione, combinandosi e separandosi in un tutt'uno e dal tutt'uno). Anassagora di Clazomene, benché anteriore per età a questi, è posteriore per gli scritti; afferma che i principi sono infiniti. Infatti dice che quasi tutti i corpi omogenei, come l'acqua o il fuoco, nascono e periscono solo per combinazione e separazione, ma in nessun altro modo né nascono né periscono, ma rimangono eterni.
1, 4
Leucippo e il suo collega Democrito dicono che i principi sono il pieno e il vuoto, affermando che l'essere è il pieno e il non-essere è il vuoto; di questi, il pieno e il solido è l'essere, il vuoto il non-essere (per questo dicono che l'essere non è più l'essere del non-essere, perché nemmeno il corpo è più del vuoto), e questi sono le cause degli enti come materia. E come coloro che pongono una sostanza sottostante generano gli altri enti dalle affezioni di essa, ponendo il rarefatto e il denso come principi delle affezioni, allo stesso modo anche questi dicono che le differenze sono cause degli altri enti.
1, 6
Poiché le forme sono cause per gli altri enti, si disse che i loro elementi sono elementi di tutti gli enti. Il grande e il piccolo dunque come materia sono principi, mentre l'uno come sostanza; infatti dalle forme, secondo la partecipazione dell'uno, gli elementi sono i numeri. Che l'uno sia sostanza e non si dica essere un altro ente oltre l'uno, lo diceva in modo simile ai Pitagorici, e che i numeri siano causa della sostanza degli altri enti parimenti a quelli; il fatto poi di fare una diade al posto dell'infinito come uno, e l'infinito dal grande e dal piccolo, è proprio di Platone, e ancora il fatto che gli uni pongono i numeri accanto alle cose sensibili mentre gli altri dicono che i numeri sono le cose stesse, e non pongono gli enti matematici tra questi.
11, 9
L'atto puro è tale, la potenza invece è potenzialità, e la potenza è insieme atto e potenza: l'uno è sostanza, l'altro quantità, gli altri delle restanti categorie. Non esiste dunque un movimento distinto dagli enti; infatti si muta sempre secondo le categorie dell'ente, e non c'è nulla di comune su queste cose che non sia in una sola categoria. Ogni cosa si presenta in doppio modo in tutti i casi (per esempio il 'questo': l'uno è forma l'altro privazione, e secondo la qualità l'uno è bianco l'altro nero, e secondo la quantità l'uno è completo l'altro incompleto, e secondo il movimento l'uno verso l'alto l'altro verso il basso, o pesante e leggero); cosicché tanti sono i generi del movimento e del mutamento quante sono le categorie dell'ente. Diviso poi secondo ciascun genere il 'secondo la potenza' dal 'secondo l'atto', chiamo movimento l'atto di ciò che è secondo la potenza, della sorta che è.
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