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greco · Aristotele
Aristotele · Poetica
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Aristotele nella Poetica fornisce una definizione completa della tragedia come imitazione di un'azione nobile e completa. Spiega gli elementi costitutivi della tragedia (spettacolo, musica, linguaggio, carattere, intelligenza) e il suo fine: la catarsi, la purificazione delle emozioni di pietà e paura.
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La tragedia è imitazione di un'azione nobile e completa, che ha una certa grandezza, espressa in linguaggio gradevole, diverso per ogni genere nelle singole parti, rappresentata da personaggi che agiscono e non narrano, e attraverso pietà e paura compie la purificazione di tali passioni. Chiamo linguaggio gradevole quello che possiede ritmo, armonia e melodia. Che alcune parti si realizzino solo attraverso il metro e altre nuovamente attraverso la musica. Poiché gli attori compiono l'imitazione, necessariamente una parte della tragedia è lo spettacolo scenico, poi la musica e il linguaggio: infatti in questi compiono l'imitazione. Per linguaggio intendo la composizione del metro, per musica intendo ciò che ha evidentemente tutta la sua forza. Poiché è imitazione di un'azione compiuta da certi personaggi, i quali devono necessariamente essere di un certo carattere e di una certa intelligenza, giacché da queste derivano le qualità delle azioni. Due cose dunque sono cause naturali delle azioni: l'intelligenza e il carattere, e secondo questi tutti riescono o falliscono. L'azione è rappresentata dal racconto, intendo il racconto la composizione delle vicende. Il carattere invece è ciò per cui diciamo che i personaggi sono di una certa qualità, e l'intelligenza è ciò mediante cui, quando parlano, provano qualcosa e manifestano un pensiero.
Εσην ουν τραγωδια μιμησις πραξεως σπουδαιας και τελειας μεγεθος εχουσης, ηδυσμενω λογω χωρις εκαστω των ειδων εν τοις μοριοις, δρωντων και ου διακαγγελιας, δε ελεου και φοβου περαινουσα την των πεουτων παθηματων καθαρσιν. Λεγω δε ηδυομενον μεν λογον τον εχοντα ρυθμον και αρμονιαν και μελος το δε χωρις τοις ειδεσι το δια μετρων ενια μονον περαινεσθαι και παλιν ετερα δια μελους. Επει δε πραττοντες ποιουνται την μιμησιν, πρωτον μεν εξ αναγκης αν ειη η μοριον τραγωδιας ο της οψεως κοσμος, ειτα μελοποια και λεξις: εν τουτοις γαρ ποιουνται την μιμησιν λεγω δε λεξιν μεν αυτην, την των μετρων ουνθεσιν, μελοποιαν δε ο την δυναμιν φανεραν εχει πασαν. Επει δε πραξεως εστι μιμησις, πραττεται δε υπο τινων πραττοντων, ους αναγκη ποιους τινας ειναι κατα τε το ηθος και την διανοιαν, δια γαρ τουτων και τας πραξεις ειναι φαμεν ποιας τινας, πεφυκεν αιτια δυο των πραξεων ειγαι, διανοιαν και ηθος, και κατα ταυτα και τυγχανουσι κατα αποτυγχανουσι παντες. Εσην δε της μεν πραξεως ο μυθος η μιμησις: λεγων γαρ μυθον τουτον, της συνθεσιν των πραγματων, τα δε ηθη, καθ' ο ποιους ηνας, ειναι φαμεν τους πραττοντας, διανοιαν δε, εν οσοις λεγοντες αποδεικνυασιν τι η και αποφαινονται γνωμην.
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La tragedia è imitazione di un'azione nobile e completa, che ha una certa grandezza, espressa in linguaggio gradevole, diverso per ogni genere nelle singole parti, rappresentata da personaggi che agiscono e non narrano, e attraverso pietà e paura compie la purificazione di tali passioni. È l'inizio della versione di Aristotele, Poetica.
Secondo Aristotele nella Poetica, la tragedia ha lo scopo di compiere la catarsi, cioè la purificazione delle passioni di pietà e paura, attraverso l'imitazione di un'azione nobile compiuta da personaggi di carattere e intelligenza definiti.
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