Caricamento…
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di Aulo gellio
I passi più studiati, con la traduzione accanto. Tocca una parola e si accende la sua resa.
1, 26, 5, 9
«Plutarco, disse, al suo schiavo, un uomo cattivo e ribelle, ma che aveva le orecchie impregnate di libri e dibattiti filosofici, ordinò di strappargli la tunica per non so quale fallo e di bastonarlo con la frusta. Aveva cominciato a essere frustato e protestava di non meritare di essere colpito; non aveva commesso niente di male, niente di scelerato. Infine durante la frustazione comincia a gridare e non fa più lamenti o gemiti o urla, ma parole serie e rimproveri: Plutarco non è così, come si addice a un filosofo; è turpe adirarsi; spesso ha dissertato sulla rabbia, ha scritto anche un libro bellissimo Sulla mancanza di ira; con tutte queste cose scritte in quel libro non si concilia affatto il fatto che, prostrato e abbandonato all'ira, si punisca con molti colpi. Allora Plutarco lentamente e dolcemente: «Ma che cosa, disse, schiavo, ti sembra che io ora mi adiri? Dal mio volto o dalla mia voce o dal mio colore o anche dalle mie parole capisci che sono stato colpito dall'ira? A me infatti, penso, gli occhi non sono feroci né il volto turbato, né grido in modo spaventoso né vado in spuma o rossore né dico cose vergognose o di cui pentirsi né in generale sono turbato dall'ira e agitato. Tutte queste cose, se non lo sai, sono soliti essere segni delle ire». E insieme, rivolto a colui che lo colpiva: «Intanto, disse, mentre io e costui discutiamo, tu continua a fare questo».
3, 15
Risulta dalla tradizione letteraria e dai ricordi umani che l'improvvisa, immensa e inaspettata gioia ha portato la morte a molti, quando il respiro è venuto meno e non ha sopportato la violenza di un grande e nuovo tumulto emotivo. Il filosofo Aristotele racconta che Policrita, donna nobile dell'isola di Nasso, morì quando conobbe repentinamente e inaspettatamente una gioia straordinaria e le vennero meno i sensi. Anche Filippide, poeta di commedie non ignobile, a età già avanzata, avendo vinto inaspettatamente un premio nei concorsi poetici e godendo intensamente di quella gioia, morì all'improvviso mentre provava questa emozione. Celebre è anche la storia di Diagora di Rodi. Diagora ebbe tre figli adulti, uno pugile, uno pancraziasta, il terzo lottatore. Li vide tutti vincere e coronarsi alle Olimpiadi nello stesso giorno e, mentre i tre adulti lo abbracciavano ponendo le loro corone sul capo del padre e lo baciavano, mentre la folla lo salutava e lanciava fiori da ogni parte, proprio nello stadio davanti al popolo, tra i baci e le mani dei figli, esalò lo spirito. Inoltre nei nostri annali leggiamo scritto che, nel tempo in cui presso Canne fu disfatto l'esercito del popolo romano, una donna anziana madre, quando le fu annunciata la morte del figlio, fu colpita da lutto e dolore; ma quella notizia non fu vera, e quando il giovane non molto dopo tornò dalla battaglia in città, la donna anziana, veduto improvvisamente il figlio, fu oppressa e privata di vita dalla abbondanza e dalla valanga quasi di gioia inaspettata che le piombò addosso.
7, 17
Alcuni scrittori tramandano che Pisistrato, il tiranno, fu il primo ad istituire biblioteche ad Atene, nelle quali i libri delle discipline liberali potessero essere letti da tutti. Poi gli stessi Ateniesi con maggiore impegno e cura ampliarono le biblioteche. Ma poi Serse, quando ebbe catturato Atene, dopo aver incendiato la città eccetto l'acropoli, portò via tutta quella raccolta di libri e la trasportò in Persia. Questi libri tutti quanti, molti anni dopo, il re Seleuco, che fu chiamato Nicatore, si preoccupò che fossero riportati ad Atene. Un'enorme quantità di libri fu poi raccolta e prodotta in Egitto dai re Tolomei, fino a settecentomila volumi: ma tutti questi, nella prima guerra alessandrina, mentre quella città veniva saccheggiata, furono bruciati dai soldati ausiliari per caso, non deliberatamente né per opera intenzionale.
15, 16
Milone di Crotone, atleta illustre, che negli annali è scritto fu coronato per la prima volta all'Olimpiade sessantaduesima, ebbe una fine di vita miseranda e straordinaria. Quando ormai anziano aveva abbandonato l'arte atletica e faceva un viaggio per caso solo in luoghi selvaggi dell'Italia, vide una quercia vicino alla strada che si apriva con ampi squarci nella parte di mezzo. Allora desiderando, credo, provare ancora se gli rimanevano alcune forze, infilate le dita nelle cavità dell'albero cercò di divaricarlo e spaccare la quercia. E davvero divise e staccò la parte di mezzo; ma la quercia, divaricata in due parti, quando egli come se avesse completato ciò per cui si era sforzato allentò le mani, cessata la forza ritornò alla sua natura e, trattenute e chiuse le sue mani, l'offrì fatto a pezzi alle fiere.
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