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greco · Erodoto
Erodoto · Storie
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Erodoto di Alicarnasso (V sec. a.C.) racconta nelle Storie la storia del faraone egizio Micerino (Menkaura), noto per la sua giustizia. In questo passo Micerino riceve dall'oracolo di Buto la notizia che vivrà solo sei anni e morirà nel settimo. Sdegnato, manda un rimprovero alla divinità; la risposta dell'oracolo è che la sua prematura morte è dovuta al fatto che l'Egitto doveva essere afflitto per centocinquant'anni, e i suoi predecessori, pur empi, avevano capito ciò. Micerino allora tenta di aggirare l'oracolo trasformando le notti in giorni con le fiaccolate, per raddoppiare i suoi anni di vita.
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Gli giunse un responso dalla città di Buto che avrebbe vissuto solo sei anni e sarebbe morto nel settimo. Egli, sdegnato, mandò al santuario per il dio un rimprovero, protestando che suo padre e suo zio, pur avendo chiuso i templi, non ricordandosi degli dèi e anzi opprimendo gli uomini, avevano vissuto a lungo, mentre lui, che era pio, stava per morire così presto. Dall'oracolo gli giunse una seconda risposta che diceva che proprio per questo motivo gli abbreviava la vita: non aveva fatto ciò che era necessario fare; l'Egitto doveva essere afflitto per centocinquant'anni, e i due re che lo avevano preceduto avevano capito questo, lui no. Micerino, udite queste cose, come se il suo destino fosse già deciso, fece preparare molte fiaccole, e ogni volta che giungeva la notte le accendeva, beveva e si dava ai piaceri senza mai fermarsi né di giorno né di notte, vagando per le paludi e i boschi e ovunque sapesse che vi erano luoghi più adatti alla festa. Lo faceva perché voleva dimostrare che l'oracolo mentiva, affinché i dodici anni gli toccassero al posto di sei, trasformando le notti in giorni.
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Ἐλθεῖν
→ gli giunse
ἐλθεῖν è un infinito aoristo usato con valore narrativo al posto dell'indicativo aoristo: costrutto tipico della prosa ionica di Erodoto per dare vivacità al racconto.
Compare nel periodo 1.
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ἀποκλῄσαντες … μεμνημένοι … φθείροντες
→ pur avendo chiuso i templi, non ricordandosi degli dèi e opprimendo gli uomini
ἀποκλῄσαντες, οὐ μεμνημένοι, φθείροντες concordano con πατὴρ καὶ πάτρως e descrivono le loro azioni empie: valore concessivo («pur avendo chiuso», «pur non ricordandosi»).
Compare nel periodo 2.
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ἐλθεῖν λέγοντα
→ giunse una risposta che diceva
ἐλθεῖν è di nuovo un infinito storico narrativo; λέγοντα è un participio attributivo che specifica il contenuto della risposta oracolare, con una serie di infinitive dipendenti (συνταχύνειν, δεῖν, κακοῦσθαι, μαθεῖν).
Compare nel periodo 3.
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ὡς κατακεκριμένων … οἱ τούτων
→ come se il suo destino fosse già deciso
ὡς κατακεκριμένων ἤδη οἱ τούτων: genitivo assoluto con ὡς e il participio perfetto κατακεκριμένων, che esprime il punto di vista soggettivo di Micerino («come se già il suo destino fosse deciso»).
Compare nel periodo 4.
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ἵνα … γένηται
→ affinché i dodici anni gli toccassero
ἵνα οἱ δυώδεκα ἔτεα γένηται: proposizione finale introdotta da ἵνα con il congiuntivo aoristo γένηται, che esprime lo scopo dell'azione di Micerino.
Compare nel periodo 5.
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Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Ἐλθεῖν οἱ μαντήιον ἐκ Βουτοῦς πόλιος ὡς μέλλοι ἕξ ἔτεα μοῦνον βιοὺς τῷ ἑβδόμῳ τελευτήσειν. Τὸν δὲ δεινὸν ποιησάμενον πέμψαι ἐς τὸ μαντήιον τῷ θεῷ ὀνείδισμα ἀντιμεμφόμενον ὅτι ὁ μὲν αὐτοῦ πατὴρ καὶ ὁ πάτρως, ἀποκλῄσαντες τὰ ἱρὰ καὶ θεῶν οὐ μεμνημένοι ἀλλὰ καὶ τοὺς ἀνθρώπους φθείροντες, ἐβίωσαν χρόνον ἐπὶ πολλόν, αὐτὸς δ' εὐσεβὴς ἐὼν μέλλοι ταχέως οὕτω τελευτήσειν. Ἐκ δὲ τοῦ χρηστηρίου αὐτῷ δεύτερα ἐλθεῖν λέγοντα τούτων εἵνεκα καὶ συνταχύνειν αὐτὸν τὸν βίον· οὐ γὰρ ποιῆσαί μιν τὸ χρεὸν ἦν ποιέειν· δεῖν γὰρ Αἴγυπτον κακοῦσθαι ἐπ' ἔτεα πεντήκοντά τε καὶ ἑκατόν, καὶ τοὺς μὲν δύο τοὺς πρὸ ἐκείνου γενομένους βασιλέας μαθεῖν τοῦτο, κεῖνον δὲ οὔ. Ταῦτα ἀκούσαντα τὸν Μυκερῖνον, ὡς κατακεκριμένων ἤδη οἱ τούτων, λύχνα ποιησάμενον πολλά, ὅκως γίνοιτο νύξ, ἀνάψαντα αὐτὰ πίνειν τε καὶ εὐπαθέειν, οὔτε ἡμέρης οὔτε νυκτὸς ἀνιέντα, ἔς τε τὰ ἕλεα καὶ τὰ ἄλσεα πλανώμενον καὶ ἵνα πυνθάνοιτο εἶναι ἐνηβητήρια ἐπιτηδεότατα. Ταῦτα δὲ ἐμηχανᾶτο θέλων τὸ μαντήιον ψευδόμενον ἀποδέξαι, ἵνα οἱ δυώδεκα ἔτεα ἀντὶ ἓξ ἐτέων γένηται, αἱ νύκτες ἡμέραι ποιεύμεναι.
Gli giunse un responso dalla città di Buto che avrebbe vissuto solo sei anni e sarebbe morto nel settimo.
Egli, sdegnato, mandò al santuario per il dio un rimprovero, protestando che suo padre e suo zio, pur avendo chiuso i templi, non ricordandosi degli dèi e anzi opprimendo gli uomini, avevano vissuto a lungo, mentre lui, che era pio, stava per morire così presto.
Dall'oracolo gli giunse una seconda risposta che diceva che proprio per questo motivo gli abbreviava la vita: non aveva fatto ciò che era necessario fare; l'Egitto doveva essere afflitto per centocinquant'anni, e i due re che lo avevano preceduto avevano capito questo, lui no.
Micerino, udite queste cose, come se il suo destino fosse già deciso, fece preparare molte fiaccole, e ogni volta che giungeva la notte le accendeva, beveva e si dava ai piaceri senza mai fermarsi né di giorno né di notte, vagando per le paludi e i boschi e ovunque sapesse che vi erano luoghi più adatti alla festa.
Lo faceva perché voleva dimostrare che l'oracolo mentiva, affinché i dodici anni gli toccassero al posto di sei, trasformando le notti in giorni.
127 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: «Gli giunse un responso da Buto che avrebbe vissuto solo sei anni e sarebbe morto nel settimo». ἐλθεῖν è un infinito storico con valore di aoristo narrativo; ὡς con l'ottativo (μέλλοι, τελευτήσειν) introduce il discorso indiretto. Erodoto, nelle Storie II 133, usa questa struttura per riportare il contenuto del vaticinio.
Nelle Storie II 133 l'oracolo risponde che l'Egitto era destinato a soffrire per centocinquant'anni. I due re precedenti a Micerino avevano capito questo destino e si erano comportati di conseguenza, chiudendo i templi e opprimendo il popolo. Micerino, invece, pur essendo pio, non aveva compreso il fato imposto al paese: la sua bontà era fuori luogo.
Secondo Erodoto, nelle Storie II 133, Micerino, una volta appreso che il suo destino era ormai scritto, fa accendere molte fiaccole ogni notte, beve e si dà ai piaceri senza mai interrompere, vagando per le paludi e i boschi e ovunque sappia esserci luoghi adatti alla festa. Lo fa per trasformare le notti in giorni e ottenere dodici anni al posto di sei.
Lo stesso passo (Micerino vuole dimostrare la falsità di un oracolo) lo trovi qui: