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greco · Platone
Platone
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Il Protagora è uno dei dialoghi giovanili di Platone, in cui Socrate discute con il celebre sofista Protagora sulla possibilità di insegnare la virtù. All'inizio del dialogo Socrate racconta di essere andato a trovare Protagora nella casa di Callia, figlio di Ipponico. In questo passo Platone descrive con vivace ironia la scena: Protagora passeggia circondato da una folla di discepoli che lo seguono ipnotizzati come Orfeo, attenti a non incrociarlo mentre si gira.
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Quando entrammo, trovammo Protagora nel portico a passeggiare; gli camminavano accanto in fila, da un lato Callia figlio di Ipponico e il suo fratello consanguineo, Paralo figlio di Pericle e Carmide figlio di Glaucone, dall'altro lato l'altro figlio di Pericle, Santippo, e Filippide figlio di Filomelo e Antìmoro di Mende, che ha la maggior fama tra i discepoli di Protagora e apprende l'arte in modo professionale, per diventare sofista. Di costoro, altri seguivano dietro ad ascoltare i discorsi: per la maggior parte sembravano stranieri, quelli che Protagora trascina con sé da ciascuna delle città attraverso cui passa, incantandoli con la voce come Orfeo, e quelli seguono la voce incantati; ma nel coro c'erano anche alcuni del luogo. Questo coro, soprattutto, mi diede gioia a vederlo, quanto accuratamente badavano a non essere mai d'intralcio davanti a Protagora, ma quando lui e quelli con lui si giravano, quegli ascoltatori si dividevano bene e con ordine ai due lati, e girando in cerchio si disponevano sempre dietro in modo perfetto.
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κατελάβομεν Πρωταγόραν … περιπατοῦντα
→ trovammo Protagora a passeggiare
κατελάβομεν + Πρωταγόραν + περιπατοῦντα: accusativo (oggetto) + participio predicativo in accusativo. Costruzione tipica con verba sentiendi e inveniendi: il participio descrive l'azione colta in flagrante.
Compare nel periodo 1.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
κηλῶν … φωνῇ ὥσπερ Ὀρφεύς
→ incantandoli con la voce come Orfeo
κηλῶν τῇ φωνῇ ὥσπερ Ὀρφεύς: participio predicativo con similitudine; Protagora incanta i discepoli con la sua voce come Orfeo incantava gli animali. La similitudine (ὥσπερ + nominativo) è fulcro della critica platonica alla retorica sofistica.
Compare nel periodo 2.
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ηὐλαβοῦντο μηδέποτε ἐμποδὼν … εἶναι
→ badavano a non essere mai d'intralcio
ηὐλαβοῦντο + μηδέποτε + infinito (εἶναι): ηὐλαβοῦντο (impf. di εὐλαβέομαι, «fare attenzione, stare in guardia») regge un'infinitiva negativa con μή. Costruzione frequente con i verbi di cautela e precauzione.
Compare nel periodo 3.
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Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Ἐπειδὴ δὲ εἰσήλθομεν, κατελάβομεν Πρωταγόραν ἐν τῷ προστῴῳ περιπατοῦντα, ἑξῆς δ' αὐτῷ συμπεριεπάτουν ἐκ μὲν τοῦ ἐπὶ θάτερα Καλλίας ὁ Ἱππονίκου καὶ ὁ ἀδελφὸς αὐτοῦ ὁ ὁμομήτριος, Πάραλος ὁ Περικλέους, καὶ Χαρμίδης ὁ Γλαύκωνος, ἐκ δὲ τοῦ ἐπὶ θάτερα ὁ ἕτερος τῶν Περικλέους Ξάνθιπος, καὶ Φιλιππίδης ὁ Φιλομήλου καὶ Ἀντίμοιρος ὁ Μενδαῖος, ὅσπερ εὐδοκιμεῖ μάλιστα τῶν Πρωταγόρου μαθητῶν καὶ ἐπὶ τέχνῃ μανθάνει, ὡς σοφιστὴς ἐσόμενος. Τούτων δὲ οἱ ὄπισθεν ἠκολούθουν ἐπακούοντες τῶν λεγομένων τὸ μὲν πολὺ ξένοι ἐφαίνοντο – οὓς ἄγει ἐξ ἑκάστων τῶν πόλεων ὁ Πρωταγόρας, δι' ὧν διεξέρχεται, κηλῶν τῇ φωνῇ ὥσπερ Ὀρφεύς, οἱ δὲ κατὰ τὴν φωνὴν ἕπονται κεκηλημένοι – ἦσαν δέ τινες καὶ τῶν ἐπιχωρίων ἐν τῷ χορῷ. Τοῦτον τὸν χορὸν μάλιστα ἔγωγε ἰδὼν ἥσθην, ὡς καλῶς ηὐλαβοῦντο μηδέποτε ἐμποδὼν ἐν τῷ πρόσθεν εἶναι Πρωταγόρου, ἀλλ' ἐπειδὴ αὐτὸς ἀναστρέφοι καὶ οἱ μετ' ἐκείνου, εὖ πως καὶ ἐν κόσμῳ περιεσχίζοντο οὗτοι οἱ ἐπήκοοι ἔνθεν καὶ ἔνθεν, καὶ ἐν κύκλῳ περιιόντες ἀεὶ εἰς τὸ ὄπισθεν καθίσταντο κάλλιστα.
Quando entrammo, trovammo Protagora nel portico a passeggiare; gli camminavano accanto in fila, da un lato Callia figlio di Ipponico e il suo fratello consanguineo, Paralo figlio di Pericle e Carmide figlio di Glaucone, dall'altro lato l'altro figlio di Pericle, Santippo, e Filippide figlio di Filomelo e Antìmoro di Mende, che ha la maggior fama tra i discepoli di Protagora e apprende l'arte in modo professionale, per diventare sofista.
Di costoro, altri seguivano dietro ad ascoltare i discorsi: per la maggior parte sembravano stranieri, quelli che Protagora trascina con sé da ciascuna delle città attraverso cui passa, incantandoli con la voce come Orfeo, e quelli seguono la voce incantati; ma nel coro c'erano anche alcuni del luogo.
Questo coro, soprattutto, mi diede gioia a vederlo, quanto accuratamente badavano a non essere mai d'intralcio davanti a Protagora, ma quando lui e quelli con lui si giravano, quegli ascoltatori si dividevano bene e con ordine ai due lati, e girando in cerchio si disponevano sempre dietro in modo perfetto.
111 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: «Quando entrammo, trovammo Protagora nel portico a passeggiare». Il verbo κατελάβομεν (aoristo di καταλαμβάνω) indica il cogliere qualcuno in flagrante mentre fa qualcosa; il participio περιπατοῦντα descrive l'azione in corso. Nel Protagora di Platone, la passeggiata nel portico è una caratteristica tipica del modo di insegnare del sofista.
Platone nomina figure storiche reali: Callia figlio di Ipponico (ricco ateniese che ospitava i sofisti), Paralo figlio di Pericle e Carmide figlio di Glaucone su un lato; Santippo l'altro figlio di Pericle, Filippide figlio di Filomelo e Antìmoro di Mende sull'altro. Antimoro è presentato come il più reputato discepolo di Protagora, che studia l'arte del sofista per diventarlo egli stesso.
Platone paragona Protagora a Orfeo: come il mitico cantore incantava gli animali con la sua voce, così il sofista trascina con sé folle di ascoltatori incantati dalla sua eloquenza mentre viaggia di città in città. La similitudine ha tono ironico: i discepoli seguono la voce del maestro meccanicamente, senza libertà critica, come animali ammaliati.
Lo stesso passo (A lezione dai sofisti) lo trovi qui: