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greco · Platone
Platone · Protagora
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Platone è il filosofo ateniese del IV secolo a.C. Il Protagora è un dialogo in cui il sofista Protagora difende la possibilità di insegnare la virtù. In questo brano Protagora narra il mito di Epimeteo e Prometeo: Epimeteo, poco saggio, distribuì tutti i doni naturali agli animali e lasciò l'uomo nudo e indifeso; Prometeo allora rubò da Efesto e Atena le arti e il fuoco per donarlo agli uomini, ma non riuscì a sottrarre anche la sapienza politica, custodita da Zeus.
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Poiché dunque Epimeteo non era affatto molto saggio, senza accorgersene aveva esaurito tutte le facoltà negli animali privi di ragione. Gli rimaneva ancora senza ornamento la stirpe degli uomini, e non sapeva che farsene. Mentre era in questa difficoltà, arriva Prometeo a ispezionare la distribuzione, e vede che gli altri animali sono provvisti adeguatamente di tutto, mentre l'uomo è nudo, scalzo, senza coperte e senza armi. Era ormai arrivato il giorno fatale, nel quale anche l'uomo doveva uscire dalla terra alla luce. Prometeo allora, preso dall'imbarazzo su quale salvezza trovare per l'uomo, ruba la sapienza tecnica di Efesto e Atena insieme al fuoco, poiché senza il fuoco era impossibile che essa fosse acquisibile o utile per qualcuno, e così la dona all'uomo. L'uomo ottenne così la sapienza per la vita, ma quella politica non la possedeva, perché era presso Zeus. A Prometeo non era più permesso entrare nell'acropoli dove abita Zeus, e per giunta le guardie di Zeus erano terribili. Ma nell'officina comune di Atena ed Efesto, dove i due lavoravano con arte, entra di nascosto, e rubate l'arte del fuoco di Efesto e l'altra arte di Atena le dona all'uomo; e da allora l'uomo ha abbondanza per la vita, mentre Prometeo in seguito, come si racconta, fu raggiunto dalla pena per il furto per colpa di Epimeteo.
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Ἅτε … ὢν
→ poiché non era affatto molto saggio
ἅτε... σοφὸς ὢν: ἅτε con participio presente indica causa oggettiva. Costruzione frequente in Platone per presentare una caratteristica come fatto accertato, non come opinione del soggetto.
Compare nel periodo 1.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Ἀποροῦντι … αὐτῷ
→ mentre era in questa difficoltà
Ἀποροῦντι δὲ αὐτῷ: participio dativo concordato con il pronome dativo, con valore temporale-circostanziale («mentre era in questa difficoltà»). Costrutto tipico della prosa attica.
Compare nel periodo 3.
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ἥντινα … εὕροι
→ quale salvezza trovare per l'uomo
ἥντινα σωτηρίαν τῷ ἀνθρώπῳ εὕροι: interrogativa indiretta dipendente da ἀπορίᾳ σχόμενος. Il verbo è all'ottativo presente (εὕροι) per attrazione modale con il tempo storico del contesto narrativo.
Compare nel periodo 5.
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λαθὼν εἰσέρχεται
→ entra di nascosto
λαθὼν εἰσέρχεται: participio aoristo di λανθάνω in posizione predicativa rispetto al soggetto (Prometeo). Esprime la modalità dell'azione: «entra di nascosto/senza essere visto». Costrutto tipico di λανθάνω + participio.
Compare nel periodo 7.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Ἅτε δὴ οὖν οὐ πάνυ τι σοφὸς ὢν ὁ Ἐπιμηθεὺς ἔλαθεν αὑτὸν καταναλώσας τὰς δυνάμεις εἰς τὰ ἄλογα· λοιπὸν δὴ ἀκόσμητον ἔτι αὐτῷ ἦν τὸ ἀνθρώπων γένος, καὶ ἠπόρει ὅτι χρήσαιτο. Ἀποροῦντι δὲ αὐτῷ ἔρχεται Προμηθεὺς ἐπισκεψόμενος τὴν νομήν, καὶ ὁρᾷ τὰ μὲν ἄλλα ζῷα ἐμμελῶς πάντων ἔχοντα, τὸν δὲ ἄνθρωπον γυμνόν τε καὶ ἀνυπόδητον καὶ ἄστρωτον καὶ ἄοπλον· ἤδη δὲ καὶ ἡ εἱμαρμένη ἡμέρα παρῆν, ἐν ᾗ ἔδει καὶ ἄνθρωπον ἐξιέναι ἐκ γῆς εἰς φῶς. Ἀπορίᾳ οὖν σχόμενος ὁ Προμηθεὺς ἥντινα σωτηρίαν τῷ ἀνθρώπῳ εὕροι, κλέπτει Ἡφαίστου καὶ Ἀθηνᾶς τὴν ἔντεχνον σοφίαν σὺν πυρί - ἀμήχανον γὰρ ἦν ἄνευ πυρὸς αὐτὴν κτητήν τῳ ἢ χρησίμην γενέσθαι -, καὶ οὕτω δὴ δωρεῖται ἀνθρώπῳ. Τὴν μὲν οὖν περὶ τὸν βίον σοφίαν ἄνθρωπος ταύτῃ ἔσχεν, τὴν δὲ πολιτικὴν οὐκ εἶχεν· ἦν γὰρ παρὰ τῷ Διί. Τῷ δὲ Προμηθεῖ εἰς μὲν τὴν ἀκρόπολιν τὴν τοῦ Διὸς οἴκησιν οὐκέτι ἐνεχώρει εἰσελθεῖν - πρὸς δὲ καὶ αἱ Διὸς φυλακαὶ φοβεραὶ ἦσαν -, εἰς δὲ τὸ τῆς Ἀθηνᾶς καὶ Ἡφαίστου οἴκημα τὸ κοινόν, ἐν ᾧ ἐφιλοτεχνείτην, λαθὼν εἰσέρχεται, καὶ κλέψας τήν τε ἔμπυρον τέχνην τὴν τοῦ Ἡφαίστου καὶ τὴν ἄλλην τὴν τῆς Ἀθηνᾶς δίδωσιν ἀνθρώπῳ, καὶ ἐκ τούτου εὐπορία μὲν ἀνθρώπῳ τοῦ βίου γίγνεται, Προμηθέα δὲ δι᾽ Ἐπιμηθέα ὕστερον, ᾗπερ λέγεται, κλοπῆς δίκη μετῆλθεν.
Poiché dunque Epimeteo non era affatto molto saggio, senza accorgersene aveva esaurito tutte le facoltà negli animali privi di ragione.
Gli rimaneva ancora senza ornamento la stirpe degli uomini, e non sapeva che farsene.
Mentre era in questa difficoltà, arriva Prometeo a ispezionare la distribuzione, e vede che gli altri animali sono provvisti adeguatamente di tutto, mentre l'uomo è nudo, scalzo, senza coperte e senza armi.
Era ormai arrivato il giorno fatale, nel quale anche l'uomo doveva uscire dalla terra alla luce.
Prometeo allora, preso dall'imbarazzo su quale salvezza trovare per l'uomo, ruba la sapienza tecnica di Efesto e Atena insieme al fuoco, poiché senza il fuoco era impossibile che essa fosse acquisibile o utile per qualcuno, e così la dona all'uomo.
L'uomo ottenne così la sapienza per la vita, ma quella politica non la possedeva, perché era presso Zeus.
A Prometeo non era più permesso entrare nell'acropoli dove abita Zeus, e per giunta le guardie di Zeus erano terribili. Ma nell'officina comune di Atena ed Efesto, dove i due lavoravano con arte, entra di nascosto, e rubate l'arte del fuoco di Efesto e l'altra arte di Atena le dona all'uomo; e da allora l'uomo ha abbondanza per la vita, mentre Prometeo in seguito, come si racconta, fu raggiunto dalla pena per il furto per colpa di Epimeteo.
139 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
Si traduce: «Poiché dunque Epimeteo non era affatto molto saggio». L'espressione ἅτε + participio ὢν indica una causa oggettiva, e il nome Ἐπιμηθεύς significa etimologicamente «colui che pensa dopo», a sottolineare la sua imprevidente sconsideratezza.
Nel mito del Protagora di Platone, Prometeo non può accedere all'acropoli dove Zeus custodisce la sapienza politica, perché le guardie di Zeus sono terribili. Ruba solo le arti tecniche di Efesto e il fuoco, che basta alla sopravvivenza materiale ma non alla convivenza civile: questa carenza sarà il tema centrale del dialogo.
Platone nel Protagora distingue nettamente la σοφία περὶ τὸν βίον, la sapienza pratica per la vita quotidiana che Prometeo dona agli uomini, dalla σοφία πολιτική, la sapienza per vivere insieme in città, che resta presso Zeus. Il mito spiega perché gli uomini sappiano costruire e produrre, ma abbiano difficoltà a organizzarsi politicamente senza una guida divina.
Lo stesso passo (I doni di Prometeo agli uomini) lo trovi qui: