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greco
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
La Settima Lettera è la più celebre e lunga delle lettere attribuite a Platone, scritta verso il 353 a.C. come resoconto autobiografico e difesa del suo operato in Sicilia. In questo passo, uno dei più famosi di tutta la letteratura greca, Platone racconta la propria progressiva delusione verso la politica ateniese, la corruzione delle leggi e dei costumi, e giunge alla conclusione che i mali dell'umanità non cesseranno finché i filosofi non governeranno o i governanti non filosoferanno.
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Mentre esaminavo queste cose e gli uomini che si occupavano di politica, e le leggi e i costumi, quanto più li esaminavo e avanzavo in età, tanto più difficile mi sembrava amministrare rettamente gli affari politici; poiché non era possibile agire senza amici fedeli e compagni fiduciosi, i quali non era facile trovare già disponibili, visto che la nostra città non era più governata secondo i costumi e le pratiche dei padri, e formarne di nuovi era impossibile con una qualche facilità, le leggi scritte e i costumi si corrompevano e si deterioravano in misura sorprendente, così che io, che in principio ero pieno di grande slancio verso l'occuparmi degli affari pubblici, guardando a queste cose e vedendo che tutto andava alla deriva in ogni senso, alla fine mi sentivo girare la testa, e da un lato di non smettere di riflettere se mai le cose potessero migliorare riguardo a questi stessi problemi e alla costituzione nel suo insieme, dall'altro di attendere sempre il momento opportuno per agire, e infine comprendere riguardo a tutte le città attuali che tutte senza eccezione sono mal governate, poiché le loro istituzioni legislative si trovano in uno stato pressoché inguaribile senza una preparazione straordinaria accompagnata dalla fortuna, e fui costretto a dire, lodando la vera filosofia, che da essa è possibile scorgere tutto ciò che è giusto in politica e nella vita privata; che dunque il genere umano non avrebbe smesso di soffrire mali finché la stirpe di chi filosofa rettamente e veramente non fosse giunta al potere politico, oppure la stirpe di chi detiene il potere nelle città non si fosse dedicata genuinamente alla filosofia per qualche sorte divina.
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I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
ὅσῳ μᾶλλον … τοσούτῳ χαλεπώτερον
→ quanto più... tanto più difficile
ὅσῳ μᾶλλον... τοσούτῳ χαλεπώτερον è la correlazione proporzionale tipica del greco (con dativi strumentali di misura): «quanto più... tanto più». Il comparativo χαλεπώτερον risponde al μᾶλλον.
Compare nel periodo 1.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
οὓς … εὑρεῖν εὐπετές
→ i quali non era facile trovare
οὓς... ἦν εὑρεῖν εὐπετές è una relativa con valore limitativo-esplicativo: l'antecedente è φίλων... ἑταίρων, e il costrutto ἦν + infinito + predicativo (εὐπετές) vale «era facile trovarli».
Compare nel periodo 2.
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ὥστε με … ἰλιγγιᾶν
→ così che io... alla fine mi sentivo girare la testa
ὥστε με... ἰλιγγιᾶν è una consecutiva con infinito (azione vista come conseguenza naturale): il soggetto dell'infinito è με all'accusativo, con una lunga catena di participi concomitanti.
Compare nel periodo 4.
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μὲν σκοπεῖν … δὲ πράττειν
→ da un lato riflettere... dall'altro agire
τοῦ μὲν σκοπεῖν... τοῦ δὲ πράττειν sono due genitivi di verbi all'infinito in funzione partitiva o di specificazione, dipendenti implicitamente da «decisi» o «mi attenni»: la correlazione bipartisce la condotta di Platone in riflessione e attesa dell'azione.
Compare nel periodo 5.
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λέγειν … ἠναγκάσθην
→ fui costretto a dire
ἠναγκάσθην (aoristo passivo di ἀναγκάζω) regge λέγειν all'infinito: costruzione passiva «fui costretto a dire», con il participio concomitante ἐπαινῶν che specifica il modo.
Compare nel periodo 8.
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πρὶν ἂν … ἔλθῃ … φιλοσοφήσῃ
→ finché... non fosse giunta... non si fosse dedicata
πρὶν ἂν + congiuntivo aoristo (ἔλθῃ, φιλοσοφήσῃ) esprime il limite temporale anteriore in contesto eventuale: «finché non accada che...». La doppia alternativa ἢ... ἢ presenta le due vie del cambiamento politico secondo Platone.
Compare nel periodo 9.
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Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Σκοποῦντι δή μοι ταῦτά τε καὶ τοὺς ἀνθρώπους τοὺς πράττοντας τὰ πολιτικά, καὶ τοὺς νόμους γε καὶ ἔθη, ὅσῳ μᾶλλον διεσκόπουν ἡλικίας τε εἰς τὸ πρόσθε προύβαινον, τοσούτῳ χαλεπώτερον ἐφαίνετο ὀρθῶς εἶναι τὰ πολιτικὰ διοικεῖν· οὔτε γὰρ ἄνευ φίλων ἀνδρῶν καὶ ἑταίρων πιστῶν οἷόν τ' εἶναι πράττειν – οὓς οὔθ' ὑπάρχοντας ἦν εὑρεῖν εὐπετές, οὐ γὰρ ἔτι ἐν τοῖς τῶν πατέρων ἤθεσιν καὶ ἐπιτηδεύμασιν ἡ πόλις ἡμῶν διῳκεῖτο, καινούς τε ἄλλους ἀδύνατον ἦν κτᾶσθαι μετὰ τινὸς ῥᾳστώνης – τά τε τῶν νόμων γράμματα καὶ ἔθη διεφθείρετο καὶ ἐπεδίδου θαυμαστὸν ὅσον, ὥστε με, τὸ πρῶτον πολλῆς μεστὸν ὄντα ὁρμῆς ἐπὶ τὸ πράττειν τὰ κοινά, βλέποντα εἰς ταῦτα καὶ φερόμενα ὁρῶντα πάντη πάντως, τελευτῶντα ἰλιγγιᾶν, καὶ τοῦ μὲν σκοπεῖν μὴ ἀποστῆναι μή ποτε ἄμεινον ἂν γίγνοιτο περί τε αὐτὰ ταῦτα καὶ δὴ καὶ περὶ τὴν πᾶσαν πολιτείαν, τοῦ δὲ πράττειν αὖ περιμένειν ἀεὶ καιρούς, τελευτῶντα δὲ νοῆσαι περὶ πασῶν τῶν νῦν πόλεων ὅτι κακῶς σύμπασαι πολιτεύονται – τὰ γὰρ τῶν νόμων αὐταῖς σχεδὸν ἀνιάτως ἔχοντά ἐστιν ἄνευ παρασκευῆς θαυμαστῆς τινος μετὰ τύχης – λέγειν τε ἠναγκάσθην, ἐπαινῶν τὴν ὀρθὴν φιλοσοφίαν, ὡς ἐκ ταύτης ἔστιν τά τε πολιτικὰ δίκαια καὶ τὰ τῶν ἰδιωτῶν πάντα κατιδεῖν· κακῶν οὖν οὐ λήξειν τὰ ἀνθρώπινα γένη, πρὶν ἂν ἢ τὸ τῶν φιλοσοφούντων ὀρθῶς γε καὶ ἀληθῶς γένος εἰς ἀρχὰς ἔλθῃ τὰς πολιτικὰς ἢ τὸ τῶν δυναστευόντων ἐν ταῖς πόλεσιν ἔκ τινος μοίρας θείας ὄντως φιλοσοφήσῃ.
Mentre esaminavo queste cose e gli uomini che si occupavano di politica, e le leggi e i costumi, quanto più li esaminavo e avanzavo in età, tanto più difficile mi sembrava amministrare rettamente gli affari politici;
poiché non era possibile agire senza amici fedeli e compagni fiduciosi, i quali non era facile trovare già disponibili, visto che la nostra città non era più governata secondo i costumi e le pratiche dei padri, e formarne di nuovi era impossibile con una qualche facilità,
le leggi scritte e i costumi si corrompevano e si deterioravano in misura sorprendente,
così che io, che in principio ero pieno di grande slancio verso l'occuparmi degli affari pubblici, guardando a queste cose e vedendo che tutto andava alla deriva in ogni senso, alla fine mi sentivo girare la testa,
e da un lato di non smettere di riflettere se mai le cose potessero migliorare riguardo a questi stessi problemi e alla costituzione nel suo insieme, dall'altro di attendere sempre il momento opportuno per agire,
e infine comprendere riguardo a tutte le città attuali che tutte senza eccezione sono mal governate,
poiché le loro istituzioni legislative si trovano in uno stato pressoché inguaribile senza una preparazione straordinaria accompagnata dalla fortuna,
e fui costretto a dire, lodando la vera filosofia, che da essa è possibile scorgere tutto ciò che è giusto in politica e nella vita privata;
che dunque il genere umano non avrebbe smesso di soffrire mali finché la stirpe di chi filosofa rettamente e veramente non fosse giunta al potere politico, oppure la stirpe di chi detiene il potere nelle città non si fosse dedicata genuinamente alla filosofia per qualche sorte divina.
162 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: «Mentre esaminavo queste cose e gli uomini che si occupavano di politica». Il participio Σκοποῦντι è dativo concordato con μοι (costruzione personale): a Platone che osservava pareva sempre più difficile amministrare rettamente gli affari politici.
Platone conclude che i mali del genere umano non cesseranno finché o la stirpe dei veri filosofi non giunga al potere politico, oppure i detentori del potere nelle città non si dedichino genuinamente alla filosofia. È la celebre dottrina del «filosofo-re», espressa qui in forma autobiografica e patetica.
Nella Settima Lettera Platone spiega che la città di Atene non era più governata secondo i costumi e le pratiche dei padri: trovare uomini fidati già disponibili era difficile, e formarne di nuovi senza un quadro istituzionale sano era impossibile. Questo duplice ostacolo lo portò a rinunciare all'azione diretta, pur senza smettere di riflettere su come le cose potessero migliorare.
Lo stesso passo (Lo Stato deve essere guidato dai filosofi) lo trovi qui: