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Allos Idem · Vol. unico · pag. 596 · versione 219
Plinio il Vecchio · Naturalis historia
Versione d’autore: Plinio il Vecchio, Naturalis historia
Plinio il Vecchio (23–79 d.C.) è l'autore della Naturalis Historia, un'enciclopedia in 37 libri che raccoglie tutto il sapere scientifico antico. In questo passo Plinio descrive il pianeta Venere, la più luminosa delle stelle visibili, illustrandone il doppio nome (Lucifero al mattino, Espero alla sera), la scoperta da parte di Pitagora e l'influenza sulla generazione dei viventi. Il brano mostra lo stile di Plinio: denso di informazioni, con subordinate incassate e tecnicismi astronomici.
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Al di sotto del sole percorre la sua orbita l'enorme astro chiamato Venere, errante con moto alterno e rivale del sole e della luna per i suoi stessi soprannomi. Sorgendo in anticipo e levandosi prima del mattino, ricevette il nome di Lucifero come secondo sole che anticipa il giorno; al contrario, brillando al tramonto viene chiamato Vespero, quasi prolungasse la luce facendo le veci della luna. Questa natura di Venere fu scoperta per primo da Pitagora di Samo intorno alla 42ª Olimpiade, che fu il 42° anno di Roma. Ormai supera per grandezza tutti gli altri astri, e la sua luminosità è tale che è proprio dai raggi di questa sola stella che si producono le ombre. Perciò gode anche di una grande varietà di nomi. Alcuni infatti la chiamarono (stella) di Giunone, altri di Iside, altri della Madre degli dèi. Per opera della sua natura si generano tutte le cose sulla terra. Infatti, spargendo nei due sorgere (mattutino e serale) la sua rugiada generatrice, non solo riempie i concepimenti della terra, ma stimola anche tutti gli animali. Percorre poi l'intero giro dello zodiaco in trecentoquarantotto giorni, non allontanandosi mai dal sole di più di quarantasei gradi, come piace a Timeo.
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I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
appellatum Veneris
→ chiamato Venere
«appellatum Veneris» è un participio perfetto passivo concordato con «sidus», con genitivo di denominazione. Equivale a una relativa: «che è chiamato (dell'astro) di Venere».
Compare nel periodo 1.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Praeveniens … exoriens … refulgens … prorogans
→ sorgendo in anticipo e levandosi… brillando… prolungando
«Praeveniens» ed «exoriens» sono participi presenti in funzione predicativa che esprimono la causa della denominazione; paralleli a «refulgens» e «prorogans» nella seconda parte del periodo.
Compare nel periodo 2.
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qui fuit
→ che fu il 42° anno di Roma
«qui fuit urbis Romae annus XLII» è una relativa con antecedente «Olympiade XLII» che sincronizza la cronologia greca con quella romana.
Compare nel periodo 3.
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tantae ut … reddantur
→ di tale luminosità che si producono le ombre
«claritatis tantae, ut… umbrae reddantur» è una consecutiva: il genitivo di qualità «claritatis tantae» introduce la subordinata con ut + congiuntivo.
Compare nel periodo 4.
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Alii … alii … alii
→ alcuni… altri… altri
La ripetizione di «alii» crea un tricolon che elenca i tre culti con cui veniva identificata Venere: Giunone (romana), Iside (egizia), Cibele (frigia).
Compare nel periodo 6.
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non … modo … verum … quoque
→ non solo… ma anche
«non terrae modo… verum animantium quoque omnium stimulat» è una correlazione non modo/verum (quoque) che estende l'azione cosmica di Venere dalla terra agli animali.
Compare nel periodo 8.
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abstinens partibus
→ non allontanandosi mai di quarantasei gradi dal sole
«a sole numquam abstinens partibus sex atque quadraginta longius» è un participio congiunto con valore limitativo: Venere non si discosta mai dal sole di oltre 46 gradi, dato tecnico dell'astronomia antica.
Compare nel periodo 9.
Scheda completa: Ablativo assoluto / participio congiuntoNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Infra solem ambit ingens sidus appellatum Veneris, alterno meatu vagum ipsisque cognominibus aemulum solis ac lunae. Praeveniens quippe et ante matutinum exoriens luciferi nomen accepit ut sol alter diemque maturans, contra ab occasu refulgens nuncupatur vesper ut prorogans lucem vicemve lunae reddens. Quam naturam eius Pythagoras Samius primus deprehendit Olympiade circiter XLII, qui fuit urbis Romae annus XLII. Iam magnitudine extra cuncta alia sidera est, claritatis quidem tantae, ut unius huius stellae radiis umbrae reddantur. Itaque et in magno nominum ambitu est. Alii enim Iunonis, alii Isidis, alii Matris Deum appellavere. Huius natura cuncta generantur in terris. Namque in alterutro exortu genitali rore conspergens non terrae modo conceptus inplet, verum animantium quoque omnium stimulat. Signiferi autem ambitum peragit trecenis et duodequinquagenis diebus, a sole numquam abstinens partibus sex atque quadraginta longius, ut Timaeo placet.
Al di sotto del sole percorre la sua orbita l'enorme astro chiamato Venere, errante con moto alterno e rivale del sole e della luna per i suoi stessi soprannomi.
Sorgendo in anticipo e levandosi prima del mattino, ricevette il nome di Lucifero come secondo sole che anticipa il giorno; al contrario, brillando al tramonto viene chiamato Vespero, quasi prolungasse la luce facendo le veci della luna.
Questa natura di Venere fu scoperta per primo da Pitagora di Samo intorno alla 42ª Olimpiade, che fu il 42° anno di Roma.
Ormai supera per grandezza tutti gli altri astri, e la sua luminosità è tale che è proprio dai raggi di questa sola stella che si producono le ombre.
Perciò gode anche di una grande varietà di nomi.
Alcuni infatti la chiamarono (stella) di Giunone, altri di Iside, altri della Madre degli dèi.
Per opera della sua natura si generano tutte le cose sulla terra.
Infatti, spargendo nei due sorgere (mattutino e serale) la sua rugiada generatrice, non solo riempie i concepimenti della terra, ma stimola anche tutti gli animali.
Percorre poi l'intero giro dello zodiaco in trecentoquarantotto giorni, non allontanandosi mai dal sole di più di quarantasei gradi, come piace a Timeo.
119 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: «Al di sotto del sole percorre la sua orbita l'enorme astro chiamato Venere». Plinio apre con «infra solem» per collocare subito Venere nella cosmologia geocentrica, e il participio «appellatum» indica il nome tradizionale dell'astro.
Plinio spiega che lo stesso pianeta si chiama Lucifero (portatore di luce) quando sorge prima del sole al mattino, e Vespero quando brilla dopo il tramonto a occidente. Fu Pitagora di Samo, intorno alla 42ª Olimpiade, a capire che si trattava dello stesso astro.
Secondo Plinio, la natura di Venere presiede alla generazione di tutti gli esseri viventi sulla terra: nei suoi due sorgere (mattutino e serale) irrora la terra con una rugiada generatrice, riempiendo i concepimenti non solo della terra ma stimolando anche tutti gli animali.
Lo stesso passo (Plinio descrive il pianeta Venere) lo trovi qui: