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latino · Tacito
Tacito · Agricola
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Tacito, nella sua Agricola, narra la vita di Gneo Giulio Agricola, suo suocero. In questo brano si descrive l'ingresso di Agricola nella vita pubblica romana, dal matrimonio fino alle cariche minori sotto il regno di Nerone.
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Da qui, per assumere magistrature nella città, prese moglie Domitia Decidiana, nata da nobile famiglia; e quel matrimonio diede decoro e forza a chi aspirava a cose più grandi. E vissero in meravigliosa concordia, con mutuo amore e antepponendosi l'uno all'altra reciprocamente, se non fosse che in una buona moglie tanto maggiore è la lode, quanto più colpa c'è in una cattiva. La sorte gli diede come provincia la questura l'Asia, come proconsole Salvio Titiano; né da alcuno dei due fu corrotto, benché la provincia fosse ricca e pronta a chi peccasse, e il proconsole fosse portato a ogni avidità e avrebbe riscattato con la massima facilità la complicità nel male. Lì gli nacque una figlia, come aiuto e anche conforto; poiché il figlio gli era stato tolto poco prima, lo perse dopo breve tempo. Poi tra la questura e il tribunato della plebe e persino l'anno stesso del tribunato passò in quiete e ozio, consapevole che sotto Nerone l'inerzia era considerata saggezza. Lo stesso atteggiamento durante la pretura e il silenzio; né gli era toccata una giurisdizione. I giochi e le vuote cariche d'onore li svolse con giusta misura e parsimonia, così lontano dal lusso come vicino alla fama. Poi, scelto da Galba per verificare i doni dei templi, con diligentissima ricerca fece sì che la repubblica non sentisse il sacrilegio di alcun altro se non quello di Nerone.
Hinc ad capessendos magistratus in urbem degressus Domitiam Decidianam, splendidis natalibus ortam, sibi iunxit; idque matrimonium ad maiora nitenti decus ac robur fuit. Vixeruntque mira concordia, per mutuam caritatem et in vicem se anteponendo, nisi quod in bona uxore tanto maior laus, quanto in mala plus culpae est. Sors quaesturae provinciam Asiam, pro consule Salvium Titianum dedit, quorum neutro corruptus est, quamquam et provincia dives ac parata peccantibus, et pro consule in omnem aviditatem pronus quantalibet facilitate redempturus esset mutuam dissimulationem mali. Auctus est ibi filia, in subsidium simul ac solacium; nam filium ante sublatum brevi amisit. Mox inter quaesturam ac tribunatum plebis atque ipsum etiam tribunatus annum quiete et otio transiit, gnarus sub Nerone temporum, quibus inertia pro sapientia fuit. Idem praeturae tenor et silentium; nec enim iurisdictio obvenerat. Ludos et inania honoris medio rationis atque abundantiae duxit, uti longe a luxuria ita famae propior. Tum electus a Galba ad dona templorum recognoscenda diligentissima conquisitione effecit, ne cuius alterius sacrilegium res publica quam Neronis sensisset.
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I 130 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Da qui, per assumere magistrature nella città, prese moglie Domitia Decidiana, nata da nobile famiglia; e quel matrimonio diede decoro e forza a chi aspirava a cose più grandi. È l'inizio della versione di Tacito, Agricola.
Nella Agricola Tacito sottolinea che Agricola, nonostante la provincia ricca e il proconsole disonesto, rimase integro e rifiutò la corruzione, consapevole che sotto un tiranno come Nerone l'inerzia era prudenza.
Altri passi di Tacito già tradotti e analizzati.