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greco · Apollodoro
Apollodoro · Library
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Apollodoro di Atene, grammatico greco, raccoglie nella Biblioteca i miti della Grecia antica, tra cui quello degli Argonauti. In questo passo gli eroi incontrano il cieco indovino Fineo, tormentato dalle Arpie, e i figli di Borea intervengono per liberarlo.
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Da lì gli Argonauti, salpati, giungono a Salmidesso in Tracia, dove abitava l'indovino Fineo, cieco agli occhi. Alcuni dicono che costui fosse figlio di Agenore, altri di Poseidone; e dicono che fu accecato, alcuni per volere degli dei, perché prediceva agli uomini il futuro, altri per volere di Borea e degli Argonauti, perché, persuaso dalla matrigna, accecò i propri figli, altri ancora per volere di Poseidone, perché rivelò ai figli di Frisso la rotta dalla Colchide verso la Grecia. Gli dei inviarono a lui anche le Arpie; queste erano alate e, quando a Fineo veniva imbandita la tavola, scendendo dal cielo ne portavano via la maggior parte, lasciandone solo poca, intrisa di cattivo odore, così che non potesse cibarsene. Agli Argonauti che desideravano conoscere le cose riguardanti la navigazione, disse che avrebbe indicato la rotta, se lo avessero liberato dalle Arpie. Essi gli imbandirono una tavola di vivande, ma le Arpie, piombate improvvisamente con un grido, rapirono il cibo. I figli di Borea, Zete e Calaide, vedendo ciò, essendo alati, sguainate le spade, le inseguirono attraverso l'aria.
Ἐντεῦθεν οἱ Ἀργοναῦται ἀναχθέντες καταντῶσιν εἰς τὴν τῆς Θράκης Σαλμυδησσόν, ἔνθα ᾤκει Φινεὺς μάντις τὰς ὄψεις πεπηρωμένος. Τοῦτον οἱ μὲν Ἀγήνορος εἶναι λέγουσιν, οἱ δὲ Ποσειδῶνος υἱόν· καὶ πηρωθῆναί φασιν αὐτὸν οἱ μὲν ὑπὸ θεῶν, ὅτι προέλεγε τοῖς ἀνθρώποις τὰ μέλλοντα, οἱ δὲ ὑπὸ Βορέου καὶ τῶν Ἀργοναυτῶν, ὅτι πεισθεὶς μητρυιᾷ τοὺς ἰδίους ἐτύφλωσε παῖδας, τινὲς δὲ ὑπὸ Ποσειδῶνος, ὅτι τοῖς Φρίξου παισὶ τὸν ἐκ Κόλχων εἰς τὴν Ἑλλάδα πλοῦν ἐμήνυσεν. Ἔπεμψαν δὲ αὐτῷ καὶ τὰς Ἁρπυίας οἱ θεοί· πτερωταὶ δὲ ἦσαν αὗται, καὶ ἐπειδὴ τῷ Φινεῖ παρετίθετο τράπεζα, ἐξ οὐρανοῦ καθιπτασάμεναι τὰ μὲν πλείονα ἀνήρπαζον, ὀλίγα δὲ ὅσα ὀσμῆς ἀνάπλεα κατέλειπον, ὥστε μὴ δύνασθαι προσενέγκασθαι. Βουλομένοις δὲ τοῖς Ἀργοναύταις τὰ περὶ τοῦ πλοῦ μαθεῖν ὑποθήσεσθαι τὸν πλοῦν ἔφη, τῶν Ἁρπυιῶν αὐτὸν ἐὰν ἀπαλλάξωσιν. Οἱ δὲ παρέθεσαν αὐτῷ τράπεζαν ἐδεσμάτων, Ἁρπυιαι δὲ ἐξαίφνης σὺν βοῇ καταπτᾶσαι τὴν τροφὴν ἥρπασαν. Θεασάμενοι δὲ οἱ Βορέου παῖδες Ζήτης καὶ Κάλαϊς, ὄντες πτερωτοί, σπασάμενοι τὰ ξίφη δι' ἀέρος ἐδίωκον.
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I 89 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Le Arpie sono creature alate inviate dagli dei che sottraggono il cibo dalla tavola di Fineo, lasciandogli solo cibo maleodorante. È una punizione per il suo dono di predire il futuro.
Altri passi di Apollodoro già tradotti e analizzati.