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greco · Aristotele
Aristotele · Parti degli animali
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Aristotele, filosofo greco del IV secolo a.C., argomenta nel suo trattato sugli animali che non bisogna disprezzare lo studio delle creature meno nobili. Egli sostiene che in ogni essere naturale si trova qualcosa di meraviglioso e che la ricerca scientifica deve essere affrontata con interesse genuino per scoprire il fine e la bellezza della natura.
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Perciò non bisogna disdegnare da persone ignoranti l'indagine sui animali meno nobili. In tutti gli esseri naturali infatti è presente qualcosa di meraviglioso; e come si racconta che Eraclito disse ai forestieri che volevano incontrarlo, i quali quando arrivarono lo videro che si scaldava presso il focolare e si fermarono (infatti li esortava a entrare con coraggio: «ci sono dei e anche qui»), così bisogna accostarsi all'indagine su ognuno degli animali senza provare disgusto, come se in tutti fosse presente qualcosa di naturale e di bello. Infatti il fatto che non a caso, ma per un fine si trova nelle opere della natura, e soprattutto quello per cui essa è stata costituita o è nata, ha assunto il ruolo del bello. Se poi qualcuno ha ritenuto ignobile la ricerca su gli altri animali, dovrà pensare allo stesso modo anche riguardo a se stesso; non è infatti possibile senza grande difficoltà osservare da che cosa è costituito il genere umano, come il sangue, le carni, le ossa, i vasi e simili parti. Parimenti bisogna ritenere che colui che parla di una qualsiasi parte o di uno strumento non faccia menzione della materia né per sua causa, ma della forma intera, come nel caso di una casa, non dei mattoni e dell'argilla e del legno; e che il fisico [parli] della composizione e dell'essenza intera, non di queste cose che non si trovano mai separate dall'essenza loro.
Διο δει μη δυσχεραινειν παιδικως την περι των ατιμοτερων ζωων επισκεψιν. Εν πασι γαρ τοις φυσικοις ενεστι τι θαυμαστον• και καθαπερ Ηρακλειτος λεγεται προς τους ξενους ειπειν τους βουλομενους εντυχειν αυτω, οι επειδη προσιοντες ειδον αυτον θερομενον προς τω ιπνω εστησαν (εκελευε γαρ αυτους εισιεναι θαρρουντας• ειναι γαρ και ενταυθα θεους), ουτω και προς την ζητησιν περι εκαστου των ζωων προσιεναι δει μη δυσωπουμενον ως εν απασιν οντος τινος φυσικου και καλου. Το γαρ μη τυχοντως αλλ' ενεκα τινος εν τοις της φυσεως εργοις εστι και μαλιστα• ου δ' ενεκα συνεστηκεν η γεγονε τελους, την του καλου χωραν ειληφεν. Ει δε τις την περι των αλλων ζωων θεωριαν ατιμον ειναι νενομικε, τον αυτον τροπον οιεσθαι χρη και περι αυτου• ουκ εστι γαρ ανευ πολλης δυσχερειας ιδειν εξ ων συνεστηκε το των ανθρωπων γενος, οιον αιμα, σαρκες, οστα, φλεβες και τα τοιαυτα μορια. Ομοιως τε δει νομιζειν τον περι ουτινοσουν των μοριων η των σκευων διαλεγομενον μη περι της υλης ποιεισθαι την μνημην, μηδε ταυτης χαριν, αλλα της ολης μορφης, οιον και περι οικιας, αλλα μη πλινθων και πηλου και ξυλων• και τον περι φυσεως περι της συνθεσεως και της ολης ουσιας, αλλα μη περι τουτων α μη συμβαινει χωριζομενα ποτε της ουσιας αυτων.
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I 104 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Perciò non bisogna disdegnare da persone ignoranti l'indagine sui animali meno nobili. È l'inizio della versione di Aristotele, Parti degli animali.
Aristotele racconta che Eraclito invitava i visitatori a entrare nella sua casa pur trovandosi presso il focolare, dicendo «ci sono dei anche qui», per insegnare che il divino e il meraviglioso si trovano dappertutto. Allo stesso modo, secondo Aristotele, non bisogna ricercare la bellezza della natura solo nei grandi fenomeni, ma ovunque la natura agisca secondo un fine.
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