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greco · Arriano
Arriano · Anabasi di Alessandro
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Arriano nell'Anabasi racconta come Alessandro Magno, giunto al fiume Granico nell'Asia Minore, vuole attraversarlo per combattere i Persiani. Parmenione, il suo generale, lo consiglia di attendere e schierarsi difensivamente, ma Alessandro rifiuta per orgoglio e ambizione.
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Alessandro schierava tutto l'esercito come se dovesse combattere. Parmenione allora si avvicinò e parlò ad Alessandro così: «Mi sembra, o re, che nel presente sia bene accamparsi sulla riva del fiume come siamo. Penso che i nemici non osino stanziarsi vicino a noi rimasti molto indietro con la fanteria, e così passeranno domani mattina; facilmente il nostro esercito potrà attraversare il guado. Infatti noi stessi avremo già passato prima che quelli si schierino in ordine. Ma ora mi sembra che intraprenderemo l'opera non senza pericolo, perché non è possibile condurre l'esercito attraverso il fiume di fronte. Molti punti di esso infatti si vedono profondi, e queste rive qui vedi che sono straordinariamente alte e scoscese; i nemici usciranno disordinatamente e ai fianchi, e i cavalieri nemici, schierati in ordine compatto, vi attaccheranno non appena mettiamo piede in acqua: il primo errore sarebbe grave per la situazione presente e pericoloso per la decisione di tutta la guerra». Alessandro rispose: «Questo, o Parmenione, lo capisco, ma arrossisco se, pur avendo attraversato l'Ellesponto facilmente, questo piccolo corso d'acqua, così chiami il Granico ridacchiando, ci impedirà di passare. E non lo farò né per la gloria dei Macedoni né per la mia prestezza nei pericoli; penso che i Persiani perderanno coraggio, ritenendosi degni di combattere contro i Macedoni, perché non hanno sofferto nulla di degno del loro timore nel momento presente».
Αλεξανδρος μεν την στρατιαν πασαν συνεταττεν ως μαχουμενος· Παρμενιων δε προσελθων λεγει Αλεξανδρω ταδε· «Εμοι δοκει, βασιλευ, αγαθον ειναι εν τω παροντι καταστρατοπεδευσαι επι τη οχθη του ποταμου ως εχομεν. Τους γαρ πολεμιους ου δοκω τολμησειν πολυ τω πεζω λειπομενους πλησιον ημων αυλισθηναι, και ταυτη παρεξειν εωθεν ευπετως τω στρατω διαβαλειν τον πορον υποφθασομεν γαρ αυτοι περασαντες πριν εκεινους ες ταξιν καθιστασθαι. Νυν δε ουκ ακινδυνως μοι δοκουμεν επιχειρησειν τω εργω, οτι ουχ οιον τε εν μετωπω δια του ποταμου αγειν τον στρατον. Πολλα μεν γαρ αυτου οραται βαθεα, αι δε βχθαι αυται ορας οτι υπερυψηλοι και κρημνωδεις εισιν ημιν ατακτως τε ουν και κατα κερας εκβαινουσιν επιθησονται ες φαλαγγα ξυντεταγμενοι των πολεμιων οι ιππεις· και το πρωτον σφαλμα ες τε τα παροντα χαλεπον και ες την υπερ παντος του πολεμου κρισιν σφαλερον αν ειη». Αλεξανδρος δε· «Ταυτα μεν,» εφη, «ω Παρμενιων, γιγνωσκοτ αισχυνομαι δε, ει τον μεν Ελλησποντον διεβην ευπετως, τουτο δε, σμικρον ρευμα, - ουτω τω ονοματι τον Γρανικον εκφαυλισας, - ειρξει ημας το μη ου διαβηναι. Και τουτο ουτε προς της δοξης Μακεδονων ουτε προς της εμης ες τους κινδυνους οξυτητος ποιουμαι· αποθαρρησειν τε δοκω τους Περσας ως αξιομαχους Μακεδοσιν οντας, οτι ουδεν αξιον του σφων δεους εν τω παραυτικα επαθον».
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I 116 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Alessandro schierava tutto l'esercito come se dovesse combattere. È l'inizio della versione di Arriano, Anabasi di Alessandro.
Parmenione pensa che i nemici non oseranno attaccare se attendono il mattino, permettendo un passaggio facile e ordinato; Alessandro invece vuole cogliere il vantaggio della sorpresa e mostrare il coraggio macedone.
Altri passi di Arriano già tradotti e analizzati.