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Allos Idem · Vol. unico · pag. 85 · versione 12
Erodoto · Storie
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Versione d’autore: Erodoto, Storie
Erodoto di Alicarnasso (V sec. a.C.) è il padre della storiografia greca. Nelle Storie, il libro V tratta le vicende che precedono la rivolta ionica. In questo passo, gli Epidauri, colpiti da carestia, consultano l'oracolo di Delfi: la Pizia ordina di erigere statue delle dee Damia e Auxesia in legno di ulivo sacro, ottenibile solo dagli Ateniesi. Questi acconsentono in cambio di tributi religiosi annuali. Il racconto illustra i rapporti cultuali tra città greche e il ruolo dell'oracolo delfico nella vita religiosa.
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La terra degli Epidauri non produceva alcun frutto. Riguardo a questa disgrazia gli Epidauri consultarono l'oracolo a Delfi. La Pizia ordinò loro di erigere statue di Damia e di Auxesia, e che, dopo averle erette, le cose sarebbero andate meglio per loro. Gli Epidauri allora domandarono se dovessero fare le statue di bronzo o di pietra. La Pizia non permise né l'uno né l'altro, ma disse che dovevano essere di legno di ulivo coltivato. Gli Epidauri allora pregarono gli Ateniesi di concedere loro di tagliare un ulivo, ritenendo quelli i più sacri. Si dice anche che in quel tempo gli ulivi non esistessero da nessuna altra parte al mondo se non ad Atene. Essi dissero che l'avrebbero dato a queste condizioni: che ogni anno offrissero sacrifici ad Atena Poliade e a Eretteo. Gli Epidauri, avendo acconsentito a queste condizioni, ottennero ciò che chiedevano e, fatte le statue con quegli ulivi, le elessero. E la terra produsse per loro frutto e adempirono agli accordi presi con gli Ateniesi.
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ἐκέλευε … ἱδρύσασθαι … συνοίσεσθαι
→ ordinò di erigere… e che sarebbero andate meglio
ἐκέλευε regge ἱδρύσασθαι e συνοίσεσθαι come infiniti in costruzione con l'accusativo: schema standard del greco antico per i verbi di ordine.
Compare nel periodo 3.
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νομίζοντες εἶναι
→ ritenendo quelli i più sacri
νομίζοντες εἶναι: participio presente congiunto al soggetto (gli Epidauri) che esprime la ragione della loro richiesta: ritenevano quegli ulivi i più sacri.
Compare nel periodo 6.
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ἐπ' ᾧ ἀπάξουσι
→ a condizione che offrissero sacrifici
ἐπ' ᾧ introduce una clausola condizionale correlativa («a condizione che»): esprime le condizioni imposte dagli Ateniesi per cedere il legno di ulivo.
Compare nel periodo 8.
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Καταινέσαντες … ἔτυχον … ποιησάμενοι ἱδρύσαντο
→ avendo acconsentito… ottennero… fatte le statue… le elessero
Καταινέσαντες («avendo acconsentito») e ποιησάμενοι («avendo fatto»): participi aoristi congiunti che esprimono azioni anteriori rispetto ai verbi principali ἔτυχον e ἱδρύσαντο.
Compare nel periodo 9.
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Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Ἐπιδαυρίοισι ἡ γῆ καρπὸν οὐδένα ἀνεδίδου· περὶ ταύτης ὦν τῆς συμφορῆς οἱ Ἐπιδαύριοι ἐχρέωντο ἐν Δελφοῖσι· ἡ δὲ Πυθίη σφέας ἐκέλευε Δαμίης τε καὶ Αὐξησίης ἀγάλματα ἱδρύσασθαι καὶ σφι ἱδρυσαμένοισι ἄμεινον συνοίσεσθαι. Ἐπειρώτων ὦν οἱ Ἐπιδαύριοι κότερα χαλκοῦ ποιέωνται τὰ ἀγάλματα ἢ λίθου· ἡ δὲ Πυθίη οὐδετέρου τούτων ἔα, ἀλλὰ ξύλου ἡμέρης ἐλαίης. Ἐδέοντο ὦν οἱ Ἐπιδαύριοι Ἀθηναίων ἐλαίην σφι δοῦναι ταμέσθαι, ἱρωτάτας δὴ κείνας νομίζοντες εἶναι· λέγεται δὲ καὶ ὡς ἐλαῖαι ἦσαν ἄλλοθι γῆς οὐδαμοῦ κατὰ χρόνον κεῖνον ἢ ἐν Ἀθήνῃσι. Οἱ δὲ ἐπὶ τοῖσδε δώσειν ἔφασαν ἐπ' ᾧ ἀπάξουσι ἔτεος ἑκάστου τῇ Ἀθηναίῃ τε τῇ Πολιάδι ἱρὰ καὶ τῷ Ἐρεχθέϊ. Καταινέσαντες δὲ ἐπὶ τούτοισι οἱ Ἐπιδαύριοι τῶν τε ἐδέοντο ἔτυχον καὶ ἀγάλματα ἐκ τῶν ἐλαιέων τουτέων ποιησάμενοι ἱδρύσαντο· καί ἥ τε γῆ σφι ἔφερε καρπὸν καὶ Ἀθηναίοισι ἐπετέλεον τὰ συνέθεντο.
La terra degli Epidauri non produceva alcun frutto.
Riguardo a questa disgrazia gli Epidauri consultarono l'oracolo a Delfi.
La Pizia ordinò loro di erigere statue di Damia e di Auxesia, e che, dopo averle erette, le cose sarebbero andate meglio per loro.
Gli Epidauri allora domandarono se dovessero fare le statue di bronzo o di pietra.
La Pizia non permise né l'uno né l'altro, ma disse che dovevano essere di legno di ulivo coltivato.
Gli Epidauri allora pregarono gli Ateniesi di concedere loro di tagliare un ulivo, ritenendo quelli i più sacri.
Si dice anche che in quel tempo gli ulivi non esistessero da nessuna altra parte al mondo se non ad Atene.
Essi dissero che l'avrebbero dato a queste condizioni: che ogni anno offrissero sacrifici ad Atena Poliade e a Eretteo.
Gli Epidauri, avendo acconsentito a queste condizioni, ottennero ciò che chiedevano e, fatte le statue con quegli ulivi, le elessero.
E la terra produsse per loro frutto e adempirono agli accordi presi con gli Ateniesi.
96 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
Si traduce: «La terra degli Epidauri non produceva alcun frutto». In Erodoto, Storie V 82, questa frase apre il racconto della carestia che colpisce Epidauro e spinge gli abitanti a consultare l'oracolo di Delfi per trovare rimedio.
Damia e Auxesia erano divinità della fertilità e del germoglio venerate nell'area del Peloponneso e di Egina. L'oracolo di Delfi ordina agli Epidauri di erigerle statue in legno di ulivo sacro per porre fine alla carestia, rivelando il legame tra culto agrario e prosperità della terra.
Gli Ateniesi ritenevano sacri i propri ulivi, e in Erodoto, Storie V 82, si precisa che all'epoca gli ulivi esistevano solo ad Atene. In cambio del legno per le statue, pretesero sacrifici annuali ad Atena Poliade e a Eretteo, inserendo così Epidauro in una rete di obblighi religiosi verso Atene.
Lo stesso passo (Gli abitanti di Epidauro pongono fine alla carestia) lo trovi qui: