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greco · Erodoto
Erodoto · Storie
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Erodoto di Alicarnasso (V sec. a.C.) racconta nelle Storie le guerre tra Greci e Persiani. Nel libro VI narra la spedizione persiana del 490 a.C. culminata nella battaglia di Maratona. In questo brano il tiranno ateniese in esilio Ippia, figlio di Pisistrato, guida i Persiani verso Maratona dopo aver fatto un sogno che interpreta come promessa di ritorno al potere, ma che si rivela invece presagio della propria morte lontano dalla patria.
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Costoro ora attendevano la luna piena, mentre ai barbari faceva da guida Ippia figlio di Pisistrato verso Maratona, dopo aver visto la notte precedente nel sonno un sogno di questo tenore: Ippia gli sembrava di giacere con la propria madre. Dedusse dal sogno che sarebbe tornato ad Atene e, recuperato il potere, sarebbe morto nella sua terra da vecchio. Dal sogno dunque aveva ricavato queste conclusioni, e intanto, mentre guidava le truppe, da una parte fece sbarcare gli schiavi provenienti da Eretria sull'isola degli Stirei, chiamata Egialia, dall'altra ancorò le navi che venivano portate a Maratona, e dispose i barbari dopo che erano sbarcati a terra. E mentre si occupava di queste cose, gli venne da starnutire e tossire più del solito; e poiché era anziano, la maggior parte dei suoi denti era allentata; così per la violenza della tosse ne sputò fuori uno. Poiché era caduto nella sabbia, si diede molto da fare per trovarlo; ma siccome il dente non gli appariva, disse tra un sospiro alle persone vicine: 'Questa terra non è nostra, né potremo renderla nostra suddita; quanto ne era mia parte, il dente la possiede'. Ippia dunque interpretò il sogno come avverato in questo modo.
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παροιχομένης νυκτὸς … ἰδὼν
→ dopo aver visto la notte precedente
ἰδὼν è un participio aoristo congiunto riferito a Ἱππίης; con τῆς παροιχομένης νυκτός indica il momento in cui avvenne il sogno, 'dopo aver visto la notte precedente'.
Compare nel periodo 1.
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Συνεβάλετο … τελευτήσειν
→ sarebbe morto
τελευτήσειν è un infinito futuro che dipende da Συνεβάλετο e rappresenta il contenuto del sogno in discorso indiretto: il soggetto dell'infinito coincide con il soggetto della reggente (Ippia).
Compare nel periodo 2.
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τοῦτο … τοῦτο
→ da una parte... dall'altra
La struttura τοῦτο μέν... τοῦτο δέ articola due azioni parallele compiute da Ippia mentre guida: il dislocamento degli schiavi e l'ancoraggio delle navi. È un tipico bilanciamento narrativo erodoteo.
Compare nel periodo 3.
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πρεσβυτέρῳ ἐόντι
→ poiché era anziano
πρεσβυτέρῳ ἐόντι è un participio dativo congiunto introdotto da οἷα (poiché), che aggiunge la causa della mobilità dei denti: la vecchiaia di Ippia.
Compare nel periodo 4.
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Ἐκπεσόντος … αὐτοῦ
→ poiché era caduto nella sabbia
Ἐκπεσόντος αὐτοῦ è un genitivo assoluto con participio aoristo: il soggetto implicito è il dente (αὐτοῦ), diverso dal soggetto della reggente (Ippia). Esprime la causa/circostanza temporale.
Compare nel periodo 5.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Οὗτοι μὲν νῦν τὴν πανσέληνον ἔμενον, τοῖσι δὲ βαρβάροισι κατηγέετο Ἱππίης ὁ Πεισιστράτου ἐς τὸν Μαραθῶνα, τῆς παροιχομένης νυκτὸς ὄψιν ἰδὼν ἐν τῷ ὕπνῳ τοιήνδε· ἐδόκεε ὁ Ἱππίης τῇ μητρὶ τῇ ἑωυτοῦ συνευνηθῆναι. Συνεβάλετο ὧν ἐκ τοῦ ὀνείρου κατελθὼν ἐς τὰς Ἀθήνας καὶ ἀνασωσάμενος τὴν ἀρχὴν τελευτήσειν ἐν τῇ ἑωυτοῦ γηραιός. Ἐκ μὲν δὴ τῆς ὄψιος συνεβάλετο ταῦτα, τότε δὲ κατηγεόμενος τοῦτο μὲν τὰ ἀνδράποδα τὰ ἐξ Ἐρετρίης ἀπέβησε ἐς τὴν νῆσον τὴν Στυρέων, καλεομένην δὲ Αἰγιλίην, τοῦτο δὲ καταγομένας ἐς τὸν Μαραθῶνα τὰς νέας ὅρμιζε οὗτος, ἐκβάντας τε ἐς γῆν τοὺς βαρβάρους διέτασσε. Καί οἱ ταῦτα διέποντι ἐπῆλθε πταρεῖν τε καὶ βῆξαι μεζόνως ἢ ὡς ἐώθεε· οἷα δέ οἱ πρεσβυτέρῳ ἐόντι τῶν ὀδόντων οἱ πλέονες ἐσείοντο· τούτων ὧν ἕνα ἐκβάλλει ὑπὸ βίης βήξας. Ἐκπεσόντος δὲ ἐς τὴν ψάμμον αὐτοῦ ἐποιέετο σπουδὴν πολλὴν ἐξευρεῖν· ὡς δὲ οὐκ ἐφαίνετο οἱ ὁ ὀδών, ἀναστενάξας εἶπε πρὸς τοὺς παραστάτας· «Ἡ γῆ ἥδε οὐκ ἡμετέρη ἐστὶ οὐδέ μιν δυνησόμεθα ὑποχειρίην ποιήσασθαι· ὁκόσον δέ τί μοι μέρος μετῆν, ὁ ὀδών μετέχει». Ἱππίης μὲν δὴ ταύτῃ τὴν ὄψιν συνεβάλετο ἐξεληλυθέναι.
Costoro ora attendevano la luna piena, mentre ai barbari faceva da guida Ippia figlio di Pisistrato verso Maratona, dopo aver visto la notte precedente nel sonno un sogno di questo tenore: Ippia gli sembrava di giacere con la propria madre.
Dedusse dal sogno che sarebbe tornato ad Atene e, recuperato il potere, sarebbe morto nella sua terra da vecchio.
Dal sogno dunque aveva ricavato queste conclusioni, e intanto, mentre guidava le truppe, da una parte fece sbarcare gli schiavi provenienti da Eretria sull'isola degli Stirei, chiamata Egialia, dall'altra ancorò le navi che venivano portate a Maratona, e dispose i barbari dopo che erano sbarcati a terra.
E mentre si occupava di queste cose, gli venne da starnutire e tossire più del solito; e poiché era anziano, la maggior parte dei suoi denti era allentata; così per la violenza della tosse ne sputò fuori uno.
Poiché era caduto nella sabbia, si diede molto da fare per trovarlo; ma siccome il dente non gli appariva, disse tra un sospiro alle persone vicine: 'Questa terra non è nostra, né potremo renderla nostra suddita; quanto ne era mia parte, il dente la possiede'.
Ippia dunque interpretò il sogno come avverato in questo modo.
124 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: 'Questi attendevano la luna piena'. Il soggetto sono gli Spartani, che aspettavano il plenilunio prima di muoversi in guerra per rispettare le norme religiose. Il μέν annuncia il contrasto con il racconto su Ippia che segue.
Ippia sogna di giacere con la propria madre, il che nella tradizione onirica antica significava possedere la terra patria. Egli interpreta il sogno come annuncio che tornerà ad Atene, riconquisterà il potere e morirà vecchio nella sua terra. L'ironia erodotea sta nel fatto che il sogno si avvera in modo opposto: il dente che gli cade nella sabbia mostra che il suo 'possesso' della patria si limita a quel piccolo pezzo di terra.
Mentre dispone le truppe sulla spiaggia, Ippia starnutisce violentemente per la sua età e gli cade un dente nella sabbia. Non riuscendo a ritrovarlo, capisce che il sogno si è già avverato in quel piccolo segno: la sua parte di terra greca è solo quella in cui è caduto il dente. Erodoto usa questo episodio per mostrare come i presagi si compiano sempre, ma non come chi li riceve crede.
Lo stesso passo (Un sogno premonitore) lo trovi qui: