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Allos Idem · Vol. unico · pag. 88 · versione T18
Erodoto · Storie
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Versione d’autore: Erodoto, Storie
Erodoto di Alicarnasso racconta nel libro VII delle Storie la grande spedizione di Serse contro la Grecia (480 a.C.). In questo episodio, mentre l'esercito persiano attraversa l'Ellesponto su ponti di barche, Serse prima si esalta vedendo la moltitudine dei soldati e poi scoppia in lacrime, contemplando la fugacità della vita umana. Il dialogo con Artabano, suo zio paterno che aveva già sconsigliato l'impresa, diventa una riflessione universale sulla brevità dell'esistenza e sul desiderio di morte che le sventure e le malattie producono nell'animo umano.
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Quando vide l'Ellesponto completamente coperto dalle navi e tutte le rive e le pianure degli Abideni piene di uomini, allora Serse si ritenne fortunato, e dopo ciò pianse. Accortosene, Artabano lo zio paterno, che per primo aveva espresso liberamente il parere di non consigliare a Serse di muovere guerra contro la Grecia, costui, avvedutosi che Serse piangeva, gli chiese questo: «O re, quanto distanti l'una dall'altra sono le cose che hai fatto ora e poco prima: dopo esserti ritenuto fortunato, piangi». Egli disse: «Mi è venuto infatti in mente, dopo aver riflettuto, di provare compassione per come sia breve tutta la vita umana: di questa moltitudine così grande, nessuno sarà in vita tra cent'anni». Egli rispose dicendo: «Abbiamo vissuto nella vita cose ancora più dolorose di queste. In una vita così breve, infatti, nessuno nasce così fortunato tra costoro e tra gli altri uomini che non gli capiti spesso, e non una sola volta, di voler morire piuttosto che vivere. Le sventure che sopraggiungono e le malattie che sconvolgono fanno sembrare lungo anche il breve arco della vita. Così la morte, essendo la vita piena di fatiche, è diventata il rifugio più desiderabile per l'uomo; il dio invece, dopo averci dato un assaggio dolce dell'esistenza, si rivela invidioso in essa».
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ὥρα' … Ἑλλήσποντον … ἀποκεκρυμμένον
→ vide l'Ellesponto completamente coperto
ὥρα' regge τὸν Ἑλλήσποντον come oggetto e ἀποκεκρυμμένον come participio predicativo: costrutto tipico dei verbi di percezione che descrive il risultato osservato ('vide l'Ellesponto coperto').
Compare nel periodo 1.
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ὃς … ἀπεδέξατο … συμβουλεύων
→ che per primo aveva espresso liberamente il parere di non consigliare
La relativa con ὃς identifica Artabano attraverso il suo atto passato: aveva espresso liberamente il parere contrario alla spedizione, usando il participio con negazione οὐ συμβουλεύων.
Compare nel periodo 2.
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ἐόντων τοσούτων
→ di questa moltitudine così grande
ἐόντων τοσούτων è un genitivo assoluto con valore concessivo-causale: 'pur essendo così grande questa moltitudine'; il soggetto sottinteso è oi anthropoi dell'esercito.
Compare nel periodo 4.
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τῷ … παραστήσεται … τεθνάναι βούλεσθαι
→ di voler morire piuttosto che vivere
La relativa con τῷ (dativo di relazione) e la negazione οὐ ha valore consecutivo-limitativo: 'al quale non capiterà... di voler morire'. La doppia negazione οὐ πολλάκις / οὐκ ἅπαξ rafforza l'affermazione.
Compare nel periodo 6.
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δοκέειν … ποιεῦσι … βίον
→ fanno sembrare lungo anche il breve arco della vita
ποιεῦσι regge τὸν βίον come oggetto e δοκέειν εἶναι come infinito causativo: 'fanno sembrare la vita lunga', con βραχὺν ἐόντα come predicativo dell'oggetto.
Compare nel periodo 7.
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μοχθηρῆς ἐούσης … ζόης
→ essendo la vita piena di fatiche
Genitivo assoluto con valore causale: il participio ἐούσης concorda con τῆς ζόης al genitivo, indicando la causa per cui la morte diventa rifugio desiderabile ('essendo la vita piena di fatiche').
Compare nel periodo 8.
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Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Ὡς δὲ ὥρα' πάντα μὲν τὸν Ἑλλήσποντον ὑπὸ τῶν νεῶν ἀποκεκρυμμένον, πάσας δὲ τὰς ἀκτὰς καὶ τὰ Ἀβυδηνῶν πεδία ἐπίπλεα ἀνθρώπων, ἐνθαῦτα ὁ Ξέρξης ἑωυτὸν ἐμακάρισε, μετὰ τοῦτο ἐδάκρυσε. Μαθὼν δέ μιν Ἀρτάβανος ὁ πάτρως, ὃς τὸ πρῶτον γνώμῃ ἀπεδέξατο ἐλεύθερως οὐ συμβουλεύων Ξέρξῃ στρατεύεσθαι ἐπὶ τὴν Ἑλλάδα, οὗτος ὢνὴρ φρασθεὶς Ξέρξην δακρύσαντα εἴρετο τάδε· «Ὦ βασιλεῦ, ὡς πολλὸν ἀλλήλων κεχωρισμένα ἐργάσαο νῦν τε καὶ ὀλίγῳ πρότερον· μακαρίσας γὰρ σεωυτὸν δακρύεις». Ὁ δὲ εἶπε· «Ἐσῆλθε γάρ με λογισάμενον κατοικτῖραι ὡς βραχύς ἐστι ὁ πᾶς ἀνθρώπινος βίος, εἰ τοῦτον γε ἐόντων τοσούτων οὐδέεις ἐς ἑκατοστὸν ἔτος περιέσται». Ὁ δὲ ἀμείβετο λέγων· «Ἕτερα τούτου παρὰ τὴν ζόην πεπόνθαμεν οἰκτρότερα. Ἐν γὰρ οὕτω βραχεῖ βίῳ οὐδεὶς οὕτω ἄνθρωπος ἐὼν εὐδαίμων πέφυκε, οὔτε τούτων οὔτε τῶν ἄλλων, τῷ οὐ παραστήσεται πολλάκις καὶ οὐκ ἅπαξ τεθνάναι βούλεσθαι μᾶλλον ἢ ζώειν. Αἵ τε γὰρ συμφοραὶ προσπίπτουσαι καὶ αἱ νοῦσοι συνταράσσουσαι καὶ βραχὺν ἐόντα μακρὸν δοκέειν εἶναι ποιεῦσι τὸν βίον. Οὕτω ὁ μὲν θάνατος μοχθηρῆς ἐούσης τῆς ζόης καταφυγὴ αἱρετωτάτη τῷ ἀνθρώπῳ γέγονε· ὁ δὲ θεὸς γλυκὺν γεύσας τὸν αἰῶνα φθονερὸς ἐν αὐτῷ εὑρίσκεται ἐών».
Quando vide l'Ellesponto completamente coperto dalle navi e tutte le rive e le pianure degli Abideni piene di uomini, allora Serse si ritenne fortunato, e dopo ciò pianse.
Accortosene, Artabano lo zio paterno, che per primo aveva espresso liberamente il parere di non consigliare a Serse di muovere guerra contro la Grecia, costui, avvedutosi che Serse piangeva, gli chiese questo:
«O re, quanto distanti l'una dall'altra sono le cose che hai fatto ora e poco prima: dopo esserti ritenuto fortunato, piangi».
Egli disse: «Mi è venuto infatti in mente, dopo aver riflettuto, di provare compassione per come sia breve tutta la vita umana: di questa moltitudine così grande, nessuno sarà in vita tra cent'anni».
Egli rispose dicendo: «Abbiamo vissuto nella vita cose ancora più dolorose di queste.
In una vita così breve, infatti, nessuno nasce così fortunato tra costoro e tra gli altri uomini che non gli capiti spesso, e non una sola volta, di voler morire piuttosto che vivere.
Le sventure che sopraggiungono e le malattie che sconvolgono fanno sembrare lungo anche il breve arco della vita.
Così la morte, essendo la vita piena di fatiche, è diventata il rifugio più desiderabile per l'uomo; il dio invece, dopo averci dato un assaggio dolce dell'esistenza, si rivela invidioso in essa».
148 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: 'Quando vide l'Ellesponto completamente coperto dalle navi'. In Erodoto, Storie VII 45, questa visione dell'imponente armata spinge Serse a commuoversi di fronte alla caducità della vita umana.
Serse piange perché, contemplando la moltitudine dei suoi soldati, è colto dal pensiero che tra cent'anni nessuno di loro sarà ancora in vita. Il contrasto tra la grandiosità del momento e la brevità della vita umana produce in lui una commozione autentica, descritta da Erodoto con sottile ironia e profondità psicologica.
Artabano risponde che la vita umana è ancora più degna di compassione di quanto Serse pensi: nessun uomo, per quanto felice, non desideri più volte morire piuttosto che continuare a vivere. Le sventure e le malattie rendono il breve arco della vita opprimente, e la morte diventa il rifugio più desiderabile. Il dio, dice Artabano, dà un assaggio dolce dell'esistenza ma si rivela poi invidioso.
Lo stesso passo (Commozione di Serse alla vista del suo imponente esercito) lo trovi qui: