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greco · Giuliano
Giuliano · Inno alla Madre degli dei
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Giuliano nell'Inno alla Madre degli dei racconta un miracolo accaduto quando una nave consacrata rimase bloccata dalle acque. La sacerdotessa Clodia, calunniata ingiustamente di impurità, invoca la dea legandole la propria cintura e supplicandola; la divinità interviene facendo muovere rapidamente la nave a fronte del suo grido.
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Trascinarono dunque la nave controcorrente, ma questa non obbediva. Poco dopo iniziarono a spingere con la forza, ma la nave non cedeva. Allora ricorsero a ogni mezzo, eppure rimase immobile come prima. Così cadde su chi celebrava il rito una terribile e ingiusta sospetta, e tutti accusavano Clodia (questo era il nome della sacerdotessa veneranda), dicendo che non conservava una purezza assoluta e immacolata per la dea: sembrava perciò che la dea fosse adirata e minacciasse chiaramente, tanto che a tutti pareva un fatto sovrumano. La sacerdotessa dapprima fu colmata di vergogna per il nome e per il sospetto, dato che era ben lontana da un'azione così infame e illegale. Ma quando vide che l'accusa contro di lei cresceva, tolse la cintura e, legandola agli angoli della nave come per un'ispirazione divina, ordinò a tutti di allontanarsi. Poi supplicò la dea di non lasciarla vittima di calunnie ingiuste. E gridando come un comando ai marinai, disse: «Sovrana Madre, se io sono casta, seguimi». E allora la nave non solo si mosse, ma fu trascinata a grande velocità verso il fiume.
Ειλκον δη ουν προς αντιον τον ρουν, η δε ουχ ειπετο. Βραχεσι δε εντετυχηκοτες ωθειν επειρωντο την ναυν, η δε ουκ εικεν ωθουντων. Πασα δε μηχανη προσηγετο το εντευθεν, η δε ουχ ηττον αμετακινητος ην ωστε εμπιπτει κατα της ιερωμενης την παναγεστατην ιερωσυνην παρθενου δεινη και αδικος υποψια, και την Κλωδιαν ητιωντο, τουτο γαρ ονομα ην τη σεμνη παρθενω, μη πανταπασιν αχραντον μηδε καθαραν φυλαττειν εαυτην τη θεω· οργιζεσθαι ουν αυτην και μηνιειν εμφανως· εδοκει γαρ ηδη τοις πασιν ειναι το χρημα δαιμονιωτερον. Η δε το μεν πρωτον αιδους υπεπιμπλατο προς τε το ονομα και την υποψιαν, ουτω πανυ πορρω ετυγχανε της αισχρας και παρανομου πραξεως. Επει δε εωρα την αιτιαν ηδη καθ' εαυτης εξισχυουσαν, περιελουσα την ζωνην και περιθεισα της νεως τοις ακροις, ωσπερ εξ επιπνοιας τινος αποχωρειν εκελευεν απαντας, ειτα εδειτο της θεου μη περιιδειν αυτην αδικοις ενεχομενην βλασφημιαις, βοωσα δε ωσπερ τι κελευσμα, φασι, ναυτικον, «Δεσποινα Μητερ, ειπερ ειμι σωφρων, επου μοι», εφη· και δη την ναυν ουκ εκινησε μονον, αλλα και ειλκυσεν επι πολυ προς τον ρουν.
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I 105 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Trascinarono dunque la nave controcorrente, ma questa non obbediva. È l'inizio della versione di Giuliano, Inno alla Madre degli dei.
Nel racconto di Giuliano, la dea interviene miracolosamente: quando Clodia grida «Se io sono casta, seguimi» legata alla nave, la divinità la fa muovere violentemente, provando così l'innocenza della sacerdotessa e confutando le accuse contro di lei.
Altri passi di Giuliano già tradotti e analizzati.