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Allos Idem · Vol. unico · pag. 154 · versione T114
Platone · Apologia di Socrate
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Versione d’autore: Platone, Apologia di Socrate
Nell'Apologia, Platone riporta il discorso con cui Socrate si difende dalle accuse di empietà e corruzione della gioventù. In questo brano, Socrate affronta il tema della morte: chi la teme come il peggiore dei mali commette un errore tipico della falsa sapienza, credendo di sapere ciò che non sa. Socrate afferma invece di sapere solo che disobbedire al dio e all'uomo superiore è male, mentre sulla morte resta onestamente sospeso.
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Il temere la morte, o uomini, non è altro che credere di essere sapiente senza esserlo; è infatti credere di sapere ciò che non si sa. Nessuno conosce la morte, né se per l'uomo essa sia il più grande di tutti i beni, eppure la temono come se sapessero bene che è il più grande dei mali. E pure, come non è questa la vergognosa ignoranza, quella del credere di sapere ciò che non si sa? Io, o uomini, forse mi distinguo in questo dalla maggior parte degli uomini, e se potessi dire di essere più sapiente di qualcuno in qualcosa, sarebbe in questo: che non sapendo abbastanza delle cose dell'Ade, così non credo nemmeno di sapere. So invece che disobbedire e essere ingiusto verso chi è superiore, sia dio che uomo, è cosa cattiva e vergognosa.
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I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
δοκεῖν … μὴ ὄντα
→ credere di essere sapiente senza esserlo
δοκεῖν σοφὸν εἶναι μὴ ὄντα: il participio negato con μή ha valore concessivo-avversativo riferito al soggetto sottinteso. Resa: «credere di essere sapiente senza esserlo».
Compare nel periodo 1.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
δεδίασι … ὡς … εἰδότες
→ come se sapessero bene
δεδίασι ὡς εὖ εἰδότες: ὡς con il participio esprime il modo in cui i soggetti immaginano di agire, con sfumatura di irrealtà. Tradotto «come se sapessero bene».
Compare nel periodo 2.
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Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Τὸ γάρ τοι θάνατον δεδιέναι, ὦ ἄνδρες, οὐδὲν ἄλλο ἐστὶν ἢ δοκεῖν σοφὸν εἶναι μὴ ὄντα· δοκεῖν γὰρ εἰδέναι ἐστὶν ἃ οὐκ οἶδεν. Οἶδε μὲν γὰρ οὐδεὶς τὸν θάνατον οὐδ' εἰ τυγχάνει τῷ ἀνθρώπῳ πάντων μέγιστον ὂν τῶν ἀγαθῶν, δεδίασι δ' ὡς εὖ εἰδότες ὅτι μέγιστον τῶν κακῶν ἐστι. Καίτοι πῶς οὐκ ἀμαθία ἐστὶν αὕτη ἡ ἐπονείδιστος, ἡ τοῦ οἴεσθαι εἰδέναι ἃ οὐκ οἶδεν; Ἐγὼ δ', ὦ ἄνδρες, τούτῳ καὶ ἐνταῦθα ἴσως διαφέρω τῶν πολλῶν ἀνθρώπων, καὶ εἰ δή τῳ σοφώτερός του φαίην εἶναι, τούτῳ ἄν, ὅτι οὐκ εἰδὼς ἱκανῶς περὶ τῶν ἐν Ἅιδου οὕτω καὶ οἴομαι οὐκ εἰδέναι· τὸ δὲ ἀδικεῖν καὶ ἀπειθεῖν τῷ βελτίονι καὶ θεῷ καὶ ἀνθρώπῳ, ὅτι κακὸν καὶ αἰσχρόν ἐστιν οἶδα.
Il temere la morte, o uomini, non è altro che credere di essere sapiente senza esserlo; è infatti credere di sapere ciò che non si sa.
Nessuno conosce la morte, né se per l'uomo essa sia il più grande di tutti i beni, eppure la temono come se sapessero bene che è il più grande dei mali.
E pure, come non è questa la vergognosa ignoranza, quella del credere di sapere ciò che non si sa?
Io, o uomini, forse mi distinguo in questo dalla maggior parte degli uomini, e se potessi dire di essere più sapiente di qualcuno in qualcosa, sarebbe in questo: che non sapendo abbastanza delle cose dell'Ade, così non credo nemmeno di sapere.
So invece che disobbedire e essere ingiusto verso chi è superiore, sia dio che uomo, è cosa cattiva e vergognosa.
82 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
Si traduce «Il temere la morte, o uomini». Nell'Apologia di Platone Socrate introduce così un argomento centrale: chi teme la morte presume di sapere che essa sia un male, ma nessuno lo sa con certezza.
Nell'Apologia, Socrate spiega che non sa se la morte sia un bene o un male per l'uomo, e per questo non la teme: sarebbe ignoranza arrogante temere ciò di cui non si ha vera conoscenza. Ciò che sa con certezza è solo che disobbedire al proprio dio e al superiore è cosa cattiva e vergognosa.
Significa «ignoranza vergognosa». Platone fa dire a Socrate che credere di sapere ciò che non si sa è la forma più biasimevole di ignoranza. Non è la mancanza di conoscenza in sé a essere disonorevole, ma il non accorgersene e il presumere di possedere una verità che non si ha.
Lo stesso passo (Sarebbe sciocco temere la morte) lo trovi qui: