Caricamento…
Caricamento…
Allos Idem · Vol. unico · pag. 164 · versione 133
Platone · Leggi
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Versione d’autore: Platone, Leggi
Platone (428-348 a.C.) nelle Leggi, opera tarda e incompiuta, discute i fondamenti del governo e della legislazione. In questo passo l'Ateniese espone il mito di Crono: nel regno del dio Crono gli uomini erano governati da demoni, esseri superiori, come noi governiamo gli animali. Senza questa guida divina, la natura umana tende all'hybris e all'ingiustizia; la legge (nomos) è la distribuzione della ragione che supplisce a tale mancanza.
Tocca una parola: si accende e ne vedi la resa. Toccala di nuovo per l’analisi. Da computer usa ← → o A D per scorrere.
Crono dunque, sapendo che nessuna natura umana è sufficiente a governare da sola tutte le cose umane senza riempirsi di hybris e di ingiustizia, ragionando su queste cose, poneva allora come re e governanti delle nostre città non uomini ma esseri di stirpe più divina e migliore, i demoni, come noi ora facciamo con le greggi e con tutti gli armenti di animali domestici: non poniamo come capi di buoi dei buoi né di capre delle capre, ma noi, stirpe migliore di quelle, le dominiamo. La stessa cosa dunque faceva anche il dio che, essendo filantropo, pose su di noi la stirpe migliore, quella dei demoni, la quale, prendendosi cura di noi con grande facilità per sé e per noi, procurando pace e rispetto e buon ordine e abbondanza di giustizia, rendeva le stirpi degli uomini libere da sedizioni e felici. Questo discorso, usando la verità, afferma anche ora che per le città delle quali governa non un dio ma un mortale non vi è scampo dai mali e dalle fatiche; e ritiene che noi dobbiamo imitare con ogni mezzo la vita che si dice del tempo di Crono, e obbedendo a tutto ciò di immortalità che è in noi, governare sia in pubblico sia in privato le case e le città, chiamando legge la distribuzione della ragione.
Con l’app Versia
Inquadra qualunque testo dal libro e ottieni traduzione e analisi come questa in pochi secondi, più il tutor Erodotron e il tuo vocabolario.
I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
Γιγνώσκων … ὡς … ἱκανὴ … μεστοῦσθαι
→ sapendo che nessuna natura umana è sufficiente ... senza riempirsi di hybris
ὡς ἀνθρωπεία φύσις οὐδεμία ἱκανὴ ... μεστοῦσθαι: la dichiarativa dipende dal participio γιγνώσκων (verbo di conoscenza). Il predicativo ἱκανή + infinito μεστοῦσθαι esprime 'essere sufficiente a riempirsi'; μὴ οὐχί + infinito con valore negativo intensificato ('senza riempirsi inevitabilmente').
Compare nel periodo 1.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
ὃ … ἐπιμελούμενον … παρεχόμενον … ἀπηργάζετο
→ la quale ... prendendosi cura di noi ... procurando ... rendeva
ὃ ... ἐπιμελούμενον ἡμῶν ... παρεχόμενον ... ἀπηργάζετο: la relativa (ὃ) ha come predicato verbale ἀπηργάζετο con due participi concomitanti (ἐπιμελούμενον, παρεχόμενον) che descrivono il modo in cui i demoni svolgono il loro compito di governo.
Compare nel periodo 2.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
μιμεῖσθαι … ἡμᾶς οἴεται … διοικεῖν
→ noi dobbiamo imitare ... governare ... chiamando legge
οἴεται introduce una doppia infinitiva con accusativo ἡμᾶς: μιμεῖσθαι δεῖν ('che dobbiamo imitare') e διοικεῖν ('governare'). La catena di participi πειθομένους, ἐπονομάζοντας specifica le modalità.
Compare nel periodo 3.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Γιγνώσκων ὁ Κρόνος ἄρα [...] ὡς ἀνθρωπεία φύσις οὐδεμία ἱκανὴ τὰ ἀνθρώπινα διοικοῦσα αὐτοκράτωρ πάντα, μὴ οὐχὶ ὕβρεώς τε καὶ ἀδικίας μεστοῦσθαι, ταῦτ' οὖν διανοούμενος ἐφίστη τότε βασιλέας τε καὶ ἄρχοντας ταῖς πόλεσιν ἡμῶν, οὐκ ἀνθρώπους ἀλλὰ γένους θειοτέρου τε καὶ ἀμείνονος, δαίμονας, οἷον νῦν ἡμεῖς δρῶμεν τοῖς ποιμνίοις καὶ ὅσων ἥμεροί εἰσιν ἀγέλαι· οὐ βοῦς βοῶν οὐδὲ αἶγας αἰγῶν ἄρχοντας ποιοῦμεν αὐτοῖσί τινας, ἀλλ' ἡμεῖς αὐτῶν δεσπόζομεν, ἀμείνον ἐκείνων γένος. Ταὐτὸν δὴ καὶ ὁ θεὸς ἄρα καὶ φιλάνθρωπος ὤν, τὸ γένος ἄμεινον ἡμῶν ἐφίστη τὸ τῶν δαιμόνων, ὃ διὰ πολλῆς μὲν αὐτοῖς ῥᾳστώνης, πολλῆς δ' ἡμῖν, ἐπιμελούμενον ἡμῶν, εἰρήνην τε καὶ αἰδῶ καὶ εὐνομίαν καὶ ἀφθονίαν δίκης παρεχόμενον, ἀστασίαστα καὶ εὐδαίμονα τὰ τῶν ἀνθρώπων ἀπηργάζετο γένη. Λέγει δὴ καὶ νῦν οὗτος ὁ λόγος, ἀληθείᾳ χρώμενος, ὡς ὅσων ἂν πόλεων μὴ θεὸς ἀλλά τις θνητὸς ἄρχῃ, οὐκ ἔστιν κακῶν αὐτοῖς οὐδὲ πόνων ἀνάφυξις· ἀλλὰ μιμεῖσθαι δεῖν ἡμᾶς οἴεται πάσῃ μηχανῇ τὸν ἐπὶ τοῦ Κρόνου λεγόμενον βίον, καὶ ὅσον ἐν ἡμῖν ἀθανασίας ἔνεστι, τούτῳ πειθομένους δημοσίᾳ καὶ ἰδίᾳ τάς τ' οἰκήσεις καὶ τὰς πόλεις διοικεῖν, τὴν τοῦ νοῦ διανομὴν ἐπονομάζοντας νόμον.
Crono dunque, sapendo che nessuna natura umana è sufficiente a governare da sola tutte le cose umane senza riempirsi di hybris e di ingiustizia, ragionando su queste cose, poneva allora come re e governanti delle nostre città non uomini ma esseri di stirpe più divina e migliore, i demoni, come noi ora facciamo con le greggi e con tutti gli armenti di animali domestici: non poniamo come capi di buoi dei buoi né di capre delle capre, ma noi, stirpe migliore di quelle, le dominiamo.
La stessa cosa dunque faceva anche il dio che, essendo filantropo, pose su di noi la stirpe migliore, quella dei demoni, la quale, prendendosi cura di noi con grande facilità per sé e per noi, procurando pace e rispetto e buon ordine e abbondanza di giustizia, rendeva le stirpi degli uomini libere da sedizioni e felici.
Questo discorso, usando la verità, afferma anche ora che per le città delle quali governa non un dio ma un mortale non vi è scampo dai mali e dalle fatiche; e ritiene che noi dobbiamo imitare con ogni mezzo la vita che si dice del tempo di Crono, e obbedendo a tutto ciò di immortalità che è in noi, governare sia in pubblico sia in privato le case e le città, chiamando legge la distribuzione della ragione.
138 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
Si traduce: 'Crono dunque, sapendo che nessuna natura umana, governando da sola le cose umane...'. Il participio γιγνώσκων reggente la dichiarativa con ὡς esprime la consapevolezza divina che nessun uomo è abbastanza capace da governare autonomamente senza cadere nell'hybris.
Nel mito le Leggi (713b-714a), il regno di Crono è un'età dell'oro governata dai demoni, esseri intermedi tra dèi e uomini. Platone usa il mito per illustrare un principio politico: solo una guida superiore alla natura umana, identificata con la legge razionale, può garantire pace, giustizia e felicità agli uomini.
Il paragone con i pastori (ποιμνίοις) che governano greggi di buoi e capre sottolinea la differenza di natura fra governante e governato. Come gli uomini sono superiori agli animali, i demoni sono superiori agli uomini: solo chi governa essendo per natura migliore del governato può assicurare ordine senza tirannide.
Lo stesso passo (Il mito di Crono) lo trovi qui: