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Allos Idem · Vol. unico · pag. 160 · versione 127
Platone · Repubblica
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Versione d’autore: Platone, Repubblica
Platone (428-348 a.C.) è il filosofo ateniese autore della Repubblica, dialogo in cui Socrate discute con Glaucone la natura della giustizia e della conoscenza. In questo passo, Socrate esamina che cosa accadrebbe se uno dei prigionieri venisse liberato e costretto a guardare la luce: l'abitudine alle ombre lo renderebbe incapace di credere alla realtà degli oggetti veri, preferendo le ombre che conosceva.
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Considera allora, dissi io, la loro liberazione e guarigione dai ceppi e dall'ignoranza, come potrebbe avvenire, se per natura capitasse loro qualcosa di simile: Se qualcuno venisse liberato e fosse costretto all'improvviso ad alzarsi e a girare il collo e a camminare e a guardare verso la luce, e facendo tutte queste cose soffrisse e per l'abbaglio fosse incapace di vedere quegli oggetti di cui prima vedeva le ombre, cosa pensi che direbbe, se qualcuno gli dicesse che prima vedeva sciocchezze, mentre ora, rivolto verso ciò che è più reale, guarda in modo più corretto, e mostrandogli ciascuno degli oggetti che passano lo costringesse a rispondere chiedendo che cosa sono? Non pensi che sarebbe in difficoltà e riterrebbe le cose viste allora più vere di quelle mostrate ora? Di gran lunga, disse.
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I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
οἵα … ἂν εἴη
→ come potrebbe avvenire
οἵα τις ἂν εἴη dipende da σκόπει e contiene un ottativo potenziale (εἴη + ἂν): esprime come potrebbe essere la liberazione, in modo obliquo rispetto al pensiero del soggetto.
Compare nel periodo 1.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
λυθείη … ἀναγκάζοιτο … ἀλγοῖ … ἀδυνατοῖ
→ se venisse liberato ... soffrisse e fosse incapace
λυθείη ... ἀναγκάζοιτο (protasi all'ottativo) + ἀλγοῖ, ἀδυνατοῖ (apodosi all'ottativo): ipotesi eventuale nel passato, schema frequente nella prosa platonica per argomenti ipotetici.
Compare nel periodo 2.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
αὐτὸν ἀπορεῖν … ἡγεῖσθαι
→ sarebbe in difficoltà e riterrebbe
αὐτὸν ἀπορεῖν e αὐτὸν ἡγεῖσθαι: accusativo + infinito dipendono da οἴει (pensi che...), costrutto standard in greco per il discorso indiretto con verbi di opinione.
Compare nel periodo 3.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Σκόπει δή, ἦν δ᾽ ἐγώ, αὐτῶν λύσιν τε καὶ ἴασιν τῶν τε δεσμῶν καὶ τῆς ἀφροσύνης, οἵα τις ἂν εἴη, εἰ φύσει τοιάδε συμβαίνοι αὐτοῖς· ὁπότε τις λυθείη καὶ ἀναγκάζοιτο ἐξαίφνης ἀνίστασθαί τε καὶ περιάγειν τὸν αὐχένα καὶ βαδίζειν καὶ πρὸς τὸ φῶς ἀναβλέπειν, πάντα δὲ ταῦτα ποιῶν ἀλγοῖ τε καὶ διὰ τὰς μαρμαρυγὰς ἀδυνατοῖ καθορᾶν ἐκεῖνα ὧν τότε τὰς σκιὰς ἑώρα, τί ἂν οἴει αὐτὸν εἰπεῖν, εἴ τις αὐτῷ λέγοι ὅτι τότε μὲν ἑώρα φλυαρίας, νῦν δὲ μᾶλλόν τι ἐγγυτέρω τοῦ ὄντος καὶ πρὸς μᾶλλον ὄντα τετραμμένος ὀρθότερον βλέποι, καὶ δὴ καὶ ἕκαστον τῶν παριόντων δεικνὺς αὐτῷ ἀναγκάζοι ἐρωτῶν ἀποκρίνεσθαι ὅτι ἔστιν; Οὐκ οἴει αὐτὸν ἀπορεῖν τε ἂν καὶ ἡγεῖσθαι τὰ τότε ὁρώμενα ἀληθέστερα ἢ τὰ νῦν δεικνύμενα; Πολύ γ᾽, ἔφη.
Considera allora, dissi io, la loro liberazione e guarigione dai ceppi e dall'ignoranza, come potrebbe avvenire, se per natura capitasse loro qualcosa di simile:
Se qualcuno venisse liberato e fosse costretto all'improvviso ad alzarsi e a girare il collo e a camminare e a guardare verso la luce, e facendo tutte queste cose soffrisse e per l'abbaglio fosse incapace di vedere quegli oggetti di cui prima vedeva le ombre, cosa pensi che direbbe, se qualcuno gli dicesse che prima vedeva sciocchezze, mentre ora, rivolto verso ciò che è più reale, guarda in modo più corretto, e mostrandogli ciascuno degli oggetti che passano lo costringesse a rispondere chiedendo che cosa sono?
Non pensi che sarebbe in difficoltà e riterrebbe le cose viste allora più vere di quelle mostrate ora?
Di gran lunga, disse.
91 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
Si traduce: «Considera allora, dissi io, la loro liberazione». Platone, nella Repubblica, introduce con queste parole la seconda fase del mito della caverna, in cui Socrate invita Glaucone a immaginare cosa succederebbe se i prigionieri venissero liberati dai ceppi.
Secondo Platone nella Repubblica, il prigioniero liberato soffre per la luce abbagliante e non riesce a vedere gli oggetti reali, perciò ritiene che le ombre che vedeva prima fossero più vere. Questa è l'immagine dell'anima che, abituata all'opinione, fatica a riconoscere la verità.
La liberazione rappresenta l'inizio del percorso filosofico: l'anima viene strappata alle mere apparenze sensibili e avviata verso la conoscenza autentica. Nella Repubblica, il dolore e il disorientamento del prigioniero illustrano la difficoltà e la resistenza che accompagnano ogni vera educazione.
Lo stesso passo (Il mito della caverna (2)) lo trovi qui: