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Allos Idem · Vol. unico · pag. 160 · versione 128
Platone · Repubblica
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Versione d’autore: Platone, Repubblica
Platone (428-348 a.C.) espone nella Repubblica la sua teoria della conoscenza attraverso il celebre mito della caverna. In questo passo Socrate descrive il percorso graduale dell'anima che, trascinata fuori dalla grotta, si adatta a vedere prima le ombre, poi i riflessi nell'acqua, infine le cose stesse e il sole. Il sole rappresenta l'Idea del Bene, causa di tutto ciò che esiste.
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E se qualcuno lo trascinasse di lì con la forza su per un'ascesa scabra e ripida, e non lo lasciasse andare prima di averlo trascinato fuori alla luce del sole, non soffrirebbe e si indignerebbe mentre viene trascinato, e giunto alla luce, con gli occhi pieni di bagliore, non sarebbe in grado di vedere nemmeno una delle cose che ora si dicono vere? No di certo, disse, non all'improvviso. Avrebbe bisogno di abitudine, ritengo, se dovesse vedere le cose di lassù. E dapprima le ombre vedrebbe con più facilità, poi i riflessi nell'acqua degli uomini e degli altri esseri, poi le cose stesse; da questi poi le cose nel cielo e il cielo stesso contempla più facilmente di notte, guardando la luce delle stelle e della luna, piuttosto che di giorno il sole e la sua luce. [...] Infine, ritengo, il sole stesso, non le sue immagini nell'acqua né in altra sede, ma lui stesso in se stesso nella sua propria dimora riuscirebbe a vedere e a contemplare com'è. Necessariamente, disse. E dopo questo rifletterebbe su di lui che questo è colui che produce le stagioni e gli anni e governa tutto ciò che è nel luogo visibile, ed è in qualche modo causa di tutte quelle cose che essi vedevano. È evidente, disse, che arriverebbe a queste conclusioni dopo quelle. E allora? Ricordandosi della prima dimora e della saggezza di là e dei compagni di prigionia di allora, non credi che si riterrebbe felice per il cambiamento e proverebbe pietà per loro? Assolutamente sì.
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I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
πρὶν ἐξελκύσειεν
→ prima di averlo trascinato fuori
πρὶν ἐξελκύσειεν: πρίν con ottativo (per attrazione dalla protasi all'ottativo) indica la soglia temporale prima della quale l'azione non si interrompe. Reso: «prima di averlo trascinato fuori».
Compare nel periodo 1.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
ὅτι οὗτος … παρέχων … ἐπιτροπεύων … αἴτιος
→ che questo è colui che produce le stagioni e governa tutto ... ed è causa di tutte quelle cose
ὅτι οὗτος ... αἴτιος introduce il contenuto del ragionamento (συλλογίζοιτο): il sole è causa di tutto. La frase relativa ὁ ... παρέχων è costruita con participio predicativo.
Compare nel periodo 8.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Εἰ δέ, ἦν δ᾽ ἐγώ, ἐντεῦθεν ἕλκοι τις αὐτὸν βίᾳ διὰ τραχείας τῆς ἀναβάσεως καὶ ἀνάντους, καὶ μὴ ἀνείη πρὶν ἐξελκύσειεν εἰς τὸ τοῦ ἡλίου φῶς, ἆρα οὐχὶ ὀδυνᾶσθαί τε ἂν καὶ ἀγανακτεῖν ἑλκόμενον, καὶ ἐπειδὴ πρὸς τὸ φῶς ἔλθοι, αὐγῆς ἂν ἔχοντα τὰ ὄμματα μεστὰ ὁρᾶν οὐδ᾽ ἂν ἓν δύνασθαι τῶν νῦν λεγομένων ἀληθῶν; Οὐ γὰρ ἄν, ἔφη, ἐξαίφνης γε. Συνηθείας δὴ οἶμαι δέοιτ᾽ ἄν, εἰ μέλλοι τὰ ἄνω ὄψεσθαι. Καὶ πρῶτον μὲν τὰς σκιὰς ἂν ῥᾷστα καθορῷ, καὶ μετὰ τοῦτο ἐν τοῖς ὕδασι τά τε τῶν ἀνθρώπων καὶ τὰ τῶν ἄλλων εἴδωλα, ὕστερον δὲ αὐτά· ἐκ δὲ τούτων τὰ ἐν τῷ οὐρανῷ καὶ αὐτὸν τὸν οὐρανὸν νύκτωρ ἂν ῥᾷον θεάσαιτο, προσβλέπων τὸ τῶν ἄστρων τε καὶ σελήνης φῶς, ἢ μεθ᾽ ἡμέραν τὸν ἥλιον τε καὶ τὸ τοῦ ἡλίου. [...] Τελευταῖον δὴ οἶμαι τὸν ἥλιον, οὐκ ἐν ὕδασιν οὐδ᾽ ἐν ἀλλοτρίᾳ ἕδρᾳ φαντάσματα αὐτοῦ, ἀλλ᾽ αὐτὸν καθ᾽ αὑτὸν ἐν τῇ αὑτοῦ χώρᾳ δύναιτ᾽ ἂν κατιδεῖν καὶ θεάσασθαι οἷός ἐστιν. Ἀναγκαῖον, ἔφη. Καὶ μετὰ ταῦτ᾽ ἂν ἤδη συλλογίζοιτο περὶ αὐτοῦ ὅτι οὗτος ὁ τάς τε ὥρας παρέχων καὶ ἐνιαυτοὺς καὶ πάντα ἐπιτροπεύων τὰ ἐν τῷ ὁρωμένῳ τόπῳ, καὶ ἐκείνων ὧν σφεῖς ἑώρων τρόπον τινὰ πάντων αἴτιος. Δῆλον, ἔφη, ὅτι ἐπὶ ταῦτα ἂν μετ᾽ ἐκεῖνα ἔλθοι. Τί οὖν; Ἀναμιμνῃσκόμενος αὐτὸν τῆς πρώτης οἰκήσεως καὶ τῆς ἐκεῖ σοφίας καὶ τῶν τότε συνδεσμωτῶν οὐκ ἂν οἴει αὑτὸν μὲν εὐδαιμονίζειν τῆς μεταβολῆς, τοὺς δὲ ἐλεεῖν; Καὶ μάλα.
E se qualcuno lo trascinasse di lì con la forza su per un'ascesa scabra e ripida, e non lo lasciasse andare prima di averlo trascinato fuori alla luce del sole, non soffrirebbe e si indignerebbe mentre viene trascinato, e giunto alla luce, con gli occhi pieni di bagliore, non sarebbe in grado di vedere nemmeno una delle cose che ora si dicono vere?
No di certo, disse, non all'improvviso.
Avrebbe bisogno di abitudine, ritengo, se dovesse vedere le cose di lassù.
E dapprima le ombre vedrebbe con più facilità, poi i riflessi nell'acqua degli uomini e degli altri esseri, poi le cose stesse; da questi poi le cose nel cielo e il cielo stesso contempla più facilmente di notte, guardando la luce delle stelle e della luna, piuttosto che di giorno il sole e la sua luce.
[...]
Infine, ritengo, il sole stesso, non le sue immagini nell'acqua né in altra sede, ma lui stesso in se stesso nella sua propria dimora riuscirebbe a vedere e a contemplare com'è.
Necessariamente, disse.
E dopo questo rifletterebbe su di lui che questo è colui che produce le stagioni e gli anni e governa tutto ciò che è nel luogo visibile, ed è in qualche modo causa di tutte quelle cose che essi vedevano.
È evidente, disse, che arriverebbe a queste conclusioni dopo quelle.
E allora?
Ricordandosi della prima dimora e della saggezza di là e dei compagni di prigionia di allora, non credi che si riterrebbe felice per il cambiamento e proverebbe pietà per loro?
Assolutamente sì.
158 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
Si traduce: «E se qualcuno lo trascinasse di lì con la forza». Platone, nella Repubblica, descrive con questa frase il filosofo-guida che costringe il prigioniero, contro la sua volontà, ad affrontare il percorso verso la luce del sole, simbolo della conoscenza autentica.
Nella Repubblica, Platone descrive un percorso graduale: prima le ombre, poi i riflessi nell'acqua, poi le cose stesse, poi il cielo notturno e la luna, infine il sole. Ogni tappa corrisponde a un grado superiore di conoscenza, fino alla contemplazione dell'Idea del Bene.
Il sole rappresenta l'Idea del Bene, principio supremo della realtà nella filosofia di Platone. Nella Repubblica, il sole governa tutto ciò che è visibile, come l'Idea del Bene governa tutto ciò che è intellegibile, essendo causa delle stagioni, degli anni e di ogni cosa nel mondo visibile.
Lo stesso passo (Il mito della caverna (3)) lo trovi qui: