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greco · Platone
Platone · Repubblica
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Platone (428-348 a.C.) scrisse la Repubblica come dialogo sull'giustizia e la città ideale. Nel libro X affronta la critica alla poesia: i poeti imitano le apparenze senza conoscere la realtà. In questo brano Socrate sfida Glaucone: se Omero avesse davvero saputo educare gli uomini, non sarebbe stato lasciato errante come rapsodo, ma tenuto e venerato come i sofisti Protagora e Prodico.
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Ma credi, o Glaucone, che se Omero fosse stato davvero capace di educare gli uomini e renderli migliori, in quanto capace di conoscere queste cose e non solo di imitarle, non avrebbe forse avuto molti compagni e sarebbe stato onorato e amato da loro? Ma Protagora di Abdera e Prodico di Ceo e molti altri riescono a persuadere i loro contemporanei, incontrandoli in privato, che non saranno in grado di governare la propria casa né la propria città, se essi stessi non sovrintendano alla loro educazione, e per questa sapienza sono così grandemente amati che i loro compagni quasi li portano in trionfo sulle spalle; ma i contemporanei di Omero, se egli fosse stato davvero capace di giovare agli uomini nel cammino verso la virtù, avrebbero forse lasciato lui o Esiodo girare come rapsodi, e non avrebbero piuttosto tenuto a loro più dell'oro e li avrebbero costretti a restare in casa con loro, oppure, se non li convincevano, avrebbero fatto da pedagoghi ovunque andassero, finché non avessero ricevuto un'educazione sufficiente? In tutto e per tutto, disse, mi sembri dire il vero, o Socrate.
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εἰ … ἦν … οὐκ … ἂν … ἐποιήσατο
→ se fosse stato davvero capace ... non avrebbe forse avuto
εἰ ... οἷός τ' ἦν (protasi con imperfetto indicativo) + οὐκ ἄρ' ἂν ἐποιήσατο (apodosi con ἄν + aoristo indicativo) forma un'ipotesi irreale nel passato. Il senso è: 'se fosse stato capace, avrebbe avuto compagni', ma di fatto non li aveva.
Compare nel periodo 1.
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Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Ἀλλ' οἴει, ὦ Γλαύκων, εἰ τῷ ὄντi οἷός τ' ἦν παιδεύειν ἀνθρώπους καὶ βελτίους ἀπεργάζεσθαι Ὅμηρος, ἅτε περὶ τούτων οὐ μιμεῖσθαι ἀλλὰ γιγνώσκειν δυνάμενος, οὐκ ἄρ' ἂν πολλοὺς ἑταίρους ἐποιήσατο καὶ ἐτιμᾶτο καὶ ἠγαπᾶτο ὑπ' αὐτῶν, ἀλλὰ Πρωταγόρας μὲν ἄρα ὁ Ἀβδηρίτης καὶ Πρόδικος ὁ Κεῖος καὶ ἄλλοι πάμπολλοι δύνανται τοῖς ἐφ' ἑαυτῶν παριστάναι ἰδίᾳ συγγιγνόμενοι ὡς οὔτε οἰκίαν οὔτε πόλιν τὴν αὑτῶν διοικεῖν οἷοί τ' ἔσονται, ἐὰν μὴ σφεῖς αὐτῶν ἐπιστατήσωσιν τῆς παιδείας, καὶ ἐπὶ ταύτῃ τῇ σοφίᾳ οὕτω σφόδρα φιλοῦνται, ὥστε μόνον οὐκ ἐπὶ ταῖς κεφαλαῖς περιφέρουσιν αὐτοὺς οἱ ἑταῖροι· Ὅμηρον d' ἄρα οἱ ἐπ' ἐκείνου, εἴπερ οἷός τ' ἦν πρὸς ἀρετὴν ὀνῆσαι ἀνθρώπους, ἢ Ἡσίοδον ῥαψῳδεῖν ἂν περιιόντας εἴων, καὶ οὐχὶ μᾶλλον ἂν αὐτῶν ἀντείχοντο ἢ τοῦ χρυσοῦ καὶ ἠνάγκαζον παρὰ σφίσιν οἴκοι εἶναι, ἢ εἰ μὴ ἔπειθον, αὐτοὶ ἂν ἐπαιδαγώγουν ὅπῃ ᾖσαν, ἕως ἱκανῶς παιδείας μεταλάβοιεν; Παντάπασιν, ἔφη, δοκεῖς μοι, ὦ Σώκρατες, ἀληθῆ λέγειν.
Ma credi, o Glaucone, che se Omero fosse stato davvero capace di educare gli uomini e renderli migliori, in quanto capace di conoscere queste cose e non solo di imitarle, non avrebbe forse avuto molti compagni e sarebbe stato onorato e amato da loro? Ma Protagora di Abdera e Prodico di Ceo e molti altri riescono a persuadere i loro contemporanei, incontrandoli in privato, che non saranno in grado di governare la propria casa né la propria città, se essi stessi non sovrintendano alla loro educazione, e per questa sapienza sono così grandemente amati che i loro compagni quasi li portano in trionfo sulle spalle; ma i contemporanei di Omero, se egli fosse stato davvero capace di giovare agli uomini nel cammino verso la virtù, avrebbero forse lasciato lui o Esiodo girare come rapsodi, e non avrebbero piuttosto tenuto a loro più dell'oro e li avrebbero costretti a restare in casa con loro, oppure, se non li convincevano, avrebbero fatto da pedagoghi ovunque andassero, finché non avessero ricevuto un'educazione sufficiente?
In tutto e per tutto, disse, mi sembri dire il vero, o Socrate.
118 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
Si traduce: 'Ma credi, o Glaucone, che se Omero fosse stato davvero capace di educare gli uomini...'. Platone usa una condizione ipotetica nel passato per dimostrare che Omero, non avendo avuto discepoli fedeli, non possedeva una vera conoscenza dell'educazione.
Platone sostiene che se Omero avesse realmente saputo formare gli uomini alla virtù, come pretende la tradizione, non lo avrebbero lasciato girare come rapsodo: lo avrebbero tenuto presso di sé proprio come i contemporanei fanno con Protagora e Prodico. L'assenza di discepoli fedeli rivela che la sua sapienza era imitazione, non conoscenza vera.
Protagora di Abdera e Prodico di Ceo sono due dei più celebri sofisti del V secolo a.C. Platone li cita qui non per elogiarli, ma come controprova ironica: persino i sofisti, pur trasmettendo una sapienza inferiore, riuscivano ad attrarre discepoli devoti, mentre Omero, il presunto maestro supremo, non aveva alcun seguito stabile.
Lo stesso passo (Omero non è maestro di verità) lo trovi qui: