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greco · Platone
Platone · Timeo
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Platone (428-348 a.C.) è il più influente filosofo greco antico, discepolo di Socrate e maestro di Aristotele. Il Timeo è un dialogo cosmologico in cui si narra l'origine dell'universo e delle civiltà. In questo brano Solone visita Saïs in Egitto e viene accolto con rispetto dai sacerdoti, uno dei quali gli rivela che i Greci non hanno memoria storica profonda, perché catastrofi periodiche cancellano il loro passato: per gli Egizi, i Greci sono sempre bambini.
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C'è in Egitto, nel Delta, intorno a cui si divide alla sommità il corso del Nilo, un nomo chiamato Saitico, e di questo nomo la città più grande è Saïs, donde veniva appunto anche Amasi, il re. Per loro il dio fondatore della città è una certa divinità, che in egiziano si chiama Neith, in greco invece, secondo il loro racconto, Atena; e dicono di essere molto filo-ateniesi e in qualche modo parenti di questi. Solone disse che, essendosi recato da loro, era diventato molto stimato, e che poi, interrogando un giorno i sacerdoti più esperti di tali cose sulle cose antiche, aveva trovato che né lui stesso né nessun altro Greco sapeva, per così dire, nulla di tali argomenti. E che una volta, volendo portarli a discutere delle cose antiche, si era messo a raccontare le cose più antiche di queste contrade, di Foroneo detto il primo e di Niobe, e dopo il diluvio di Deucalione e Pirra come erano sopravvissuti, e a tracciarne le genealogie, e cercava di calcolare il tempo trascorso ricordando gli anni che avevano i personaggi di cui parlava. E che uno dei sacerdoti, molto vecchio, aveva detto: «O Solone, Solone, i Greci sono sempre bambini, e un Greco vecchio non esiste.» Avendolo sentito, disse: «Come, che vuoi dire con questo?» «Siete tutti giovani nell'anima», rispose, «perché non avete in voi nessuna opinione antica derivata da un antico insegnamento, né alcuna disciplina invecchiata col tempo.»
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I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
ὃν … σχίζεται
→ intorno a cui si divide il corso del Nilo
La relativa περὶ ὃν ... σχίζεται ... ῥεῦμα modifica Δέλτα e descrive la conformazione geografica del Delta, dove il Nilo si biforca.
Compare nel periodo 1.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
ἔφη … γενέσθαι … ἀνευρεῖν
→ disse che era diventato... aveva trovato
ἔφη regge una serie di infiniti (γενέσθαι, ἀνευρεῖν) con il proprio soggetto all'accusativo (Solone implicito): è il costrutto greco standard per il discorso indiretto.
Compare nel periodo 3.
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Νέοι … τὰς ψυχὰς
→ giovani nell'anima
Νέοι ἐστέ τὰς ψυχάς: l'accusativo τὰς ψυχάς specifica il punto di riferimento dell'attributo νέοι, costruzione tipica del greco per limitare il campo di un aggettivo.
Compare nel periodo 6.
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Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Ἔστιν τις κατ' Αἴγυπτον, [...] ἐν τῷ Δέλτα, περὶ ὃν κατὰ κορυφὴν σχίζεται τὸ τοῦ Νείλου ῥεῦμα Σαϊτικὸς ἐπικαλούμενος νομός, τούτου δὲ τοῦ νομοῦ μεγίστη πόλις Σάις ὅθεν δὴ καὶ Ἄμασις ἦν ὁ βασιλεύς· οἷς τῆς πόλεως θεὸς ἀρχηγός τίς ἐστιν, Αἰγυπτιστὶ μὲν τοὔνομα Νηΐθ, Ἑλληνιστὶ δέ, ὡς ὁ ἐκείνων λόγος, Ἀθηνᾶ· μάλα δὲ φιλαθήναιοι καὶ τίνα τρόπον οἰκεῖοι τῶνδ' εἶναί φασιν. Οἳ δὴ Σόλων ἔφη πορευθεὶς σφόδρα τε γενέσθαι παρ' αὐτοῖς ἔντιμος, καὶ δή καὶ τὰ παλαιὰ ἀνερωτῶν ποτε τοὺς μάλιστα περὶ ταῦτα τῶν ἱερέων ἐμπείρους, σχεδὸν οὔτε αὑτὸν οὔτε ἄλλον Ἕλληna οὐδένα οὐδὲν ὡς ἔπος εἰπεῖν εἰδότα περὶ τῶν τοιούτων ἀνευρεῖν. Καί ποτε προαγαγεῖν βουληθεὶς αὐτοὺς περὶ τῶν ἀρχαίων εἰς λόγους, τῶν τῇδε τὰ ἀρχαιόταta λέγειν ἐπιχειρεῖν, περὶ Φορωνέως τε τοῦ πρώτου λεχθέντος καὶ Νιόβης, καὶ μετὰ τὸν κατακλυσμὸν αὖ περὶ Δευκαλίωνος καὶ Πύρρας ὡς διεγένοντο μυθολογεῖν, καὶ τοὺς ἐξ αὐτῶν γενεαλογεῖν, καὶ τὰ τῶν ἐτῶν ὅσα ἦν οἷς ἔλεγεν πειρᾶσθαι διαμνημονεύων τοὺς χρόνους ἀριθμεῖν· καί τινα εἰπεῖν τῶν ἱερέων εὖ μάλα παλαιῶν· «Ὦ Σόλων, Σόλων, Ἕλληνες ἀεὶ παῖδές ἐστε, γέρων δὲ Ἕλλην οὐκ ἔστιν.» Ἀκούσας οὖν· «Πῶς τί τοῦτο λέγεις;» φάναι. «Νέοι ἐστέ», εἰπεῖν, «τὰς ψυχὰς πάντες· οὐδεμίαν γὰρ ἐν αὐταῖς ἔχετε δι' ἀρχαίαν ἀκοὴν παλαιὰν δόξαν οὐδὲ μάθημα χρόνῳ πολιὸν οὐδέν».
C'è in Egitto, nel Delta, intorno a cui si divide alla sommità il corso del Nilo, un nomo chiamato Saitico, e di questo nomo la città più grande è Saïs, donde veniva appunto anche Amasi, il re.
Per loro il dio fondatore della città è una certa divinità, che in egiziano si chiama Neith, in greco invece, secondo il loro racconto, Atena; e dicono di essere molto filo-ateniesi e in qualche modo parenti di questi.
Solone disse che, essendosi recato da loro, era diventato molto stimato, e che poi, interrogando un giorno i sacerdoti più esperti di tali cose sulle cose antiche, aveva trovato che né lui stesso né nessun altro Greco sapeva, per così dire, nulla di tali argomenti.
E che una volta, volendo portarli a discutere delle cose antiche, si era messo a raccontare le cose più antiche di queste contrade, di Foroneo detto il primo e di Niobe, e dopo il diluvio di Deucalione e Pirra come erano sopravvissuti, e a tracciarne le genealogie, e cercava di calcolare il tempo trascorso ricordando gli anni che avevano i personaggi di cui parlava.
E che uno dei sacerdoti, molto vecchio, aveva detto: «O Solone, Solone, i Greci sono sempre bambini, e un Greco vecchio non esiste.»
Avendolo sentito, disse: «Come, che vuoi dire con questo?» «Siete tutti giovani nell'anima», rispose, «perché non avete in voi nessuna opinione antica derivata da un antico insegnamento, né alcuna disciplina invecchiata col tempo.»
161 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce «C'è in Egitto», ed è l'inizio della descrizione geografica del nomo saitico nel Timeo di Platone. Introduce il contesto della visita di Solone a Saïs, la città da cui proveniva il faraone Amasi.
Nel Timeo di Platone il sacerdote è un anziano egizio non nominato, esperto delle tradizioni più antiche. Il suo discorso pone le basi del mito di Atlantide, sostenendo che i Greci ignorano la propria preistoria perché le catastrofi periodiche ne distruggono la memoria.
Significa «Greci, siete sempre bambini». Il sacerdote spiega subito dopo che i Greci non possiedono nessuna opinione antica tramandata dall'ascolto né alcuna disciplina resa veneranda dal tempo, a differenza degli Egizi che conservano memoria di eventi remotissimi.
Lo stesso passo (L'eterna giovinezza dei Greci) lo trovi qui: