Caricamento…
Caricamento…
I passi più studiati, con la traduzione accanto. Tocca una parola e si accende la sua resa.
3, 16, 1, 6
Gaio Plinio al suo Nepote. Mi sembra di aver notato che i fatti e i detti degli uomini e delle donne in parte sono più illustri, in parte più grandi. La mia opinione è stata confermata dalla conversazione di Fannia di ieri. Ella è nipote di quella Arria, che fu sia consolazione che esempio per il suo sposo. Raccontava molti fatti della sua nonna non minori di questo ma più oscuri; che tu, quando li leggerai, penso ti sembreranno altrettanto meravigliosi quanto a me lo furono quando li ascoltai. Malato era il marito Cecina Peto, malato anche il figlio, entrambi mortalmente, come sembrava. Il figlio morì di bellezza straordinaria pari alla vergogna, e caro ai genitori non meno per altre ragioni che per il fatto che era loro figlio. Lei gli preparò così il funerale, così condusse i funerali, che il marito non lo sapesse; anzi, ogni volta che entrava nella sua camera, fingeva che il figlio fosse vivo e persino in migliori condizioni, e molto spesso, quando lui le chiedeva come stesse il ragazzo, rispondeva: «Ha riposato bene, ha mangiato volentieri il cibo». Poi, quando le lacrime a lungo trattenute vincevano e sfondavano le dighe, usciva; allora si abbandonava al dolore; saziata e asciugati gli occhi, con il volto composto, rientrava, come se avesse lasciato il lutto fuori dalla porta. Certo è cosa illustre quella della stessa donna, estrarre la spada, trafiggere il petto, togliere il pugnale, porgilo al marito, aggiungere parola immortale e quasi divina: «Peto, non duole». Ma tuttavia colei che compiva questo, colei che pronunciava queste parole, aveva davanti agli occhi gloria e eternità; per cui è più grande, senza premio dell'eternità, senza premio della gloria, nascondere le lacrime, celare il lutto, e, perso il figlio, continuare ancora ad agire come madre.
6, 16, 1, 6
Gaio Plinio al suo caro Tacito. Mi chiedi di raccontarti la morte di mio zio, affinché tu possa trasmetterla più fedelmente ai posteri. Te ne ringrazio; vedo infatti che se la sua morte sarà celebrata da te, le è proposta un'immortalità gloriosa. Sebbene infatti il calamitoso evento delle più belle terre, per il quale popoli e città sono periti con una fine memorabile quasi sempre destinati alla rovina, e sebbene lui stesso abbia fondato molte opere che dureranno, tuttavia l'eternità dei tuoi scritti aggiungerà molto alla sua perpetuità. Ritengo felici coloro ai quali il favore degli dei ha concesso di fare cose degne di essere scritte o di scrivere cose degne di essere lette, ma felicissimi coloro ai quali è concesso fare l'una e l'altra cosa. Mio zio sarà nel numero di questi, sia per i suoi libri sia per i tuoi. Perciò accetto più volentieri e persino domando ciò che mi incarichi. Era a Miseno e comandava la flotta come prefetto. Il nono giorno prima delle calende di settembre, intorno all'ora settima, mia madre gli indica che appare una nube di insolita grandezza e aspetto. La nube, incerto da dove provenisse per chi la osservava da lontano, quale monte, si conobbe poi che era il Vesuvio, sorgeva, la cui forma e somiglianza nessun'altra cosa l'avrebbe espressa meglio che un pino. Sollevata infatti in alto da un tronco lunghissimo come in un'estensione ramificata da alcuni rami, credo perché portata in alto da un soffio fresco, poi, venendo meno questo e fiaccando anche dal suo proprio peso, si dissolveva in larghezza, bianca talora, talora sporca e screziata secondo che trasportava terra o cenere.
7, 27, 1, 3
Caio Plinio saluti da Sura. E il tempo libero mi offre a te l'occasione di insegnare e a me quella di imparare. Perciò vorrei molto sapere se tu pensi che i fantasmi esistono e abbiano una forma propria e una certa divinità, oppure se sono vani e vuoti e traggono apparenza dal nostro terrore. Io sono spinto anzitutto a credere che esistano, perché sento dire che è accaduto a Curzio Rufo. Questi, ancora giovane e poco conosciuto, era rimasto come compagno del proconsole Africano. Una volta, verso il tramonto, si passeggiava nel portico; gli si presenta una figura di forma femminile, più grande e più bella di un corpo umano. A lui atterrito dice di essere l'Africa, portatrice di futuri eventi, che egli sarebbe andato a Roma, avrebbe raggiunto onori e sarebbe tornato nella stessa provincia con il massimo potere, e vi avrebbe trovato la morte. Tutto si avverò. Si racconta inoltre che la stessa figura gli si presentò sulla riva quando si avvicinava a Cartagine e scendeva dalla nave. Certo lui, colpito dalla malattia e indovinando il futuro dal passato, abbandonò la speranza di salvezza mentre nessuno dei suoi disperava.
10, 50
Traiano a Plinio. Puoi, carissimo Secondo, senza scrupolo religioso, se la posizione del luogo sembra desiderarlo, trasferire il tempio della Madre degli Dei in quello che è più adatto; né ti turbi il fatto che non si trovi alcuna legge di dedica, poiché solo un tempio della nostra città può ricevere dedicazione secondo il nostro diritto.
10, 97
Hai agito correttamente, carissimo Secondo, seguendo il metodo che dovevi osservare nell'esaminare i processi di coloro che erano stati denunciati a te come cristiani. Infatti non è possibile stabilire alcuna regola generale che abbia una forma definita. Non devono essere ricercati; se saranno denunciati e provati colpevoli, devono essere puniti, tuttavia in modo che colui che avrà negato di essere cristiano e lo avrà dimostrato con i fatti, cioè sacrificando ai nostri dei, quantunque sospetto in passato, ottenga perdono dalla sua penitenza. Ma gli scritti denunciati senza autore non devono aver luogo in alcun crimine. Infatti è un pessimo esempio e non appartiene al nostro tempo.
VersiaPer iPhone e iPadPresto anche nel browser
Se il tuo passo non c’è ancora, con l’app lo fotografi e hai traduzione e analisi parola per parola, come qui.Se il tuo passo non c’è ancora, presto lo analizzerai tu, direttamente nel browser. Lascia l’email: ti scriviamo appena apre.