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Allos Idem · Vol. unico · pag. 606 · versione 236
Quintiliano · Institutio oratoria
Versione d’autore: Quintiliano, Institutio oratoria
Il brano appartiene all'Institutio oratoria di Quintiliano. L'autore ricorda con nostalgia un metodo didattico usato dai suoi maestri: dividere gli alunni in classi per capacità e far competere tra loro, assegnando posizioni di merito che si conquistavano e potevano essere perse. La competizione, sostiene Quintiliano, stimolava più di qualsiasi altro incentivo esterno.
Tocca una parola: si accende e ne vedi la resa. Toccala di nuovo per l’analisi. Da computer usa ← → o A D per scorrere.
So che i miei maestri hanno conservato un'usanza non inutile: distribuiti i ragazzi in classi, assegnavano l'ordine delle declamazioni secondo le capacità dell'ingegno, e così ciascuno declamava dal posto più alto nella misura in cui sembrava avanzare nel profitto; si tenevano giudizi su questa cosa. Quello era per noi un immenso premio, ma guidare la classe era di gran lunga la cosa più bella. Né questa era una decisione presa una volta per tutte: il trentesimo giorno restituiva al perdente la possibilità di una nuova gara. Così né chi era superiore allentava l'impegno per il successo, né il dolore smetteva di spronare il perdente a togliersi l'onta. Oserei affermare che questa cosa abbia acceso in noi torce più ardenti verso gli studi dell'eloquenza di quanto non abbiano fatto l'esortazione dei maestri, la sorveglianza dei pedagoghi e i voti dei genitori, per quanto posso ricavare dalla valutazione del mio animo.
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I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
inutilem … servatum esse … morem
→ so che l'usanza è stata conservata
'Non inutilem … morem servatum esse' è un accusativo con infinito passivo dipendente da 'scio': il soggetto dell'inf. è 'morem'.
Compare nel periodo 1.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
ad deponendam ignominiam
→ a togliersi l'onta
'Ad deponendam ignominiam' è una costruzione gerundivale con 'ad' che esprime lo scopo del dolore che spinge il perdente all'azione.
Compare nel periodo 4.
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Id … subdidisse
→ oserei affermare che questa cosa abbia acceso
'Id … subdidisse' è un accusativo con infinito perfetto attivo: 'id' è il soggetto, 'faces subdidisse' il predicato dell'infinitiva.
Compare nel periodo 5.
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Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Non inutilem scio servatum esse a praeceptoribus meis morem, qui, cum pueros in classis distribuerant, ordinem dicendi secundum vires ingenii dabant, et ita superiore loco quisque declamabat ut praecedere profectu videbatur: huius rei iudicia praebebantur. Ea nobis ingens palma, ducere vero classem multo pulcherrimum. Nec de hoc semel decretum erat: tricesimus dies reddebat victo certaminis potestatem. Ita nec superior successu curam remittebat et dolor victum ad deponendam ignominiam concitabat. Id nobis acriores ad studia dicendi faces subdidisse quam exhortationem docentium, paedagogorum custodiam, vota parentum, quantum animi mei coniectura colligere possum, contenderim.
So che i miei maestri hanno conservato un'usanza non inutile: distribuiti i ragazzi in classi, assegnavano l'ordine delle declamazioni secondo le capacità dell'ingegno, e così ciascuno declamava dal posto più alto nella misura in cui sembrava avanzare nel profitto; si tenevano giudizi su questa cosa.
Quello era per noi un immenso premio, ma guidare la classe era di gran lunga la cosa più bella.
Né questa era una decisione presa una volta per tutte: il trentesimo giorno restituiva al perdente la possibilità di una nuova gara.
Così né chi era superiore allentava l'impegno per il successo, né il dolore smetteva di spronare il perdente a togliersi l'onta.
Oserei affermare che questa cosa abbia acceso in noi torce più ardenti verso gli studi dell'eloquenza di quanto non abbiano fatto l'esortazione dei maestri, la sorveglianza dei pedagoghi e i voti dei genitori, per quanto posso ricavare dalla valutazione del mio animo.
85 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
Si traduce: 'So che i miei maestri hanno conservato un'usanza non inutile'. Quintiliano usa la litote 'non inutilem' per esprimere con eleganza la sua approvazione del metodo competitivo dei suoi insegnanti.
I maestri distribuivano gli alunni in classi secondo il loro ingegno, e ciascuno declamava a partire dal posto corrispondente alle proprie capacità. Ogni trenta giorni chi aveva perso poteva sfidare di nuovo per recuperare la propria posizione: il vincitore non si allentava per il successo, il perdente era spronato dall'orgoglio ferito.
Quintiliano afferma che la competizione tra pari accendeva nell'animo degli alunni uno stimolo allo studio più forte dell'esortazione dei maestri, della sorveglianza dei pedagoghi e dei voti dei genitori. L'orgoglio personale e il desiderio di primeggiare sui compagni risultano motivatori intrinseci più efficaci.
Lo stesso passo (Importanza dell'emulazione) lo trovi qui: