Caricamento…
Caricamento…
latino · Quintiliano
Quintiliano · Institutio oratoria
Quintiliano (35–100 d.C. circa) è il più importante teorico dell'educazione retorica latina. L'Institutio oratoria è un trattato in dodici libri sulla formazione completa dell'oratore. In questo brano Quintiliano confuta chi sostiene che pochi siano capaci di apprendere, affermando che l'intelligenza è naturale all'uomo come il volo agli uccelli, e che se la speranza mostrata dai bambini si spegne, la colpa è della negligenza, non della natura.
Tocca una parola: si accende e ne vedi la resa. Toccala di nuovo per l’analisi. Da computer usa ← → o A D per scorrere.
È falsa infatti la lamentela che a pochissimi uomini sia stata concessa la capacità di recepire ciò che viene insegnato, e che invece i più spreghino fatica e tempo per la lentezza dell'ingegno. Al contrario, troveresti molti persone sia portate all'invenzione sia pronte all'apprendimento. Questo è infatti naturale per l'uomo: come gli uccelli nascono per il volo, i cavalli per la corsa, le fiere per la ferocia, così a noi è propria l'attività e l'acutezza della mente; da qui si ritiene che l'anima abbia origine celeste. Gli ottusi e i refrattari all'apprendimento nascono non più secondo la natura dell'uomo di quanto lo siano i corpi mostruosi e segnati da deformità, ma questi sono stati davvero pochi. La prova è la speranza che risplende nei ragazzi nella maggior parte dei casi: quando questa si spegne con l'età, è evidente che non è venuta meno la natura ma la cura. «Tuttavia uno supera un altro nell'ingegno». Lo concedo; ma otterrà di più o di meno: nessuno si troverà che non abbia raggiunto nulla con lo studio.
Con l’app Versia
Inquadra qualunque testo dal libro e ottieni traduzione e analisi come questa in pochi secondi, più il tutor Erodotron e il tuo vocabolario.
I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
vim … concessam plerosque … perdere
→ che ... sia stata concessa la capacità / che i più spreghino
Due proposizioni infinitive dipendono da 'querela': 'vim ... esse concessam' (soggetto 'paucissimis hominibus') e 'plerosque ... perdere'. Specificano il contenuto della lamentela.
Compare nel periodo 1.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
sicut … ita
→ come ... così
Il correlativo 'sicut ... ita' introduce una similitudine: come gli animali sono determinati dalla natura per le loro attività, così l'uomo è naturalmente dotato di intelligenza.
Compare nel periodo 3.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
non magis … quam
→ non più ... di quanto
La struttura 'non magis ... quam' esprime un paragone negativo: i casi di ottusità sono altrettanto rari rispetto alla norma umana quanto i corpi mostruosi.
Compare nel periodo 4.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
manifestum est … naturam defecisse … curam
→ è evidente che non è venuta meno la natura ma la cura
Dipende da 'manifestum est': le due infinitive 'naturam defecisse' e 'curam (defecisse)' formano il soggetto del predicato impersonale, con ellissi del verbo nella seconda.
Compare nel periodo 5.
Scheda completa: Proposizione infinitiva soggettivaNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
qui sit … consecutus
→ che non abbia raggiunto nulla
La relativa 'qui sit ... consecutus' ha il congiuntivo con valore consecutivo: specifica il tipo di persona che non si trova, cioè chi non abbia ottenuto nulla dallo studio.
Compare nel periodo 7.
Scheda completa: Proposizione relativa con valore consecutivoNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Falsa enim est querela, paucissimis hominibus vim percipiendi quae tradantur esse concessam, plerosque vero laborem ac tempora tarditate ingenii perdere. Nam contra plures reperias et faciles in excogitando et ad discendum promptos. Quippe id est homini naturale ac, sicut aves ad volatum, equi ad cursum, ad saevitiam ferae gignuntur, ita nobis propria est mentis agitatio atque sollertia: unde origo animi caelestis creditur. Hebetes vero et indociles non magis secundum naturam hominis eduntur quam prodigiosa corpora et monstris insignia, sed hi pauci admodum fuerunt. Argumentum, quod in pueris elucet spes plurimorum: quae cum emoritur aetate, manifestum est non naturam defecisse sed curam. «Praestat tamen ingenio alius alium». Concedo; sed plus efficiet aut minus: nemo reperietur qui sit studio nihil consecutus.
È falsa infatti la lamentela che a pochissimi uomini sia stata concessa la capacità di recepire ciò che viene insegnato, e che invece i più spreghino fatica e tempo per la lentezza dell'ingegno.
Al contrario, troveresti molti persone sia portate all'invenzione sia pronte all'apprendimento.
Questo è infatti naturale per l'uomo: come gli uccelli nascono per il volo, i cavalli per la corsa, le fiere per la ferocia, così a noi è propria l'attività e l'acutezza della mente; da qui si ritiene che l'anima abbia origine celeste.
Gli ottusi e i refrattari all'apprendimento nascono non più secondo la natura dell'uomo di quanto lo siano i corpi mostruosi e segnati da deformità, ma questi sono stati davvero pochi.
La prova è la speranza che risplende nei ragazzi nella maggior parte dei casi: quando questa si spegne con l'età, è evidente che non è venuta meno la natura ma la cura.
«Tuttavia uno supera un altro nell'ingegno».
Lo concedo; ma otterrà di più o di meno: nessuno si troverà che non abbia raggiunto nulla con lo studio.
103 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
Si traduce: 'È falsa la lamentela che a pochissimi uomini sia stata concessa la capacità di recepire ciò che viene insegnato.' Quintiliano, nell'Institutio oratoria, introduce così la sua difesa della capacità di apprendimento universale, rovesciando il pessimismo di chi nega la possibilità di educare la maggioranza degli studenti.
Quintiliano sostiene che la capacità di apprendere e ragionare è propria della natura umana, così come il volo è proprio degli uccelli. Se i bambini mostrano buone promesse ma non le mantengono da adulti, la causa non è la natura carente ma la mancanza di cura educativa. Nessuno, conclude, potrà dirsi senza risultati se avrà studiato con impegno.
L'espressione, che significa 'attività e acutezza della mente', indica per Quintiliano la facoltà razionale che distingue l'uomo dagli animali. Nell'Institutio oratoria essa è presentata come la caratteristica naturale propria dell'essere umano, tanto che si crede abbia origine celeste ('unde origo animi caelestis creditur').
Lo stesso passo (L'educazione deve cominciare dall'infanzia) lo trovi qui: