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latino · Quintiliano
Quintiliano · Institutio oratoria
In questo passo dell'Institutio oratoria Quintiliano espone il principio dell'imitazione (imitatio) come fondamento dell'educazione retorica. Partendo dai buoni autori da leggere, il discente deve trarne vocabolario, varietà di figure e capacità compositiva, orientando la mente all'imitazione delle virtù. Quintiliano riconosce il primato dell'invenzione, ma sostiene che seguire ciò che è stato ben inventato è utile e necessario. L'imitazione è un principio universale: vale per la calligrafia, la musica, la pittura, l'agricoltura. Il rischio è però imitare senza giudizio.
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Da questi e dagli altri autori degni di essere letti bisogna trarre la ricchezza del vocabolario, la varietà delle figure e l'arte della composizione, poi orientare la mente all'esempio di tutte le virtù. Non si può dubitare che gran parte dell'arte consista nell'imitazione. Come inventare per primi fu ed è la cosa più importante, così è utile seguire ciò che è stato ben inventato. E tutta la norma della vita si fonda su questo: che vogliamo fare noi stessi ciò che approviamo negli altri. Così i bambini imitano i tratti delle lettere per imparare a scrivere, i musici la voce dei maestri, i pittori le opere dei predecessori, i contadini prendono a modello la coltivazione sperimentata, e vediamo infine che i principi di ogni disciplina si formano su un modello prestabilito. E per Ercole è necessario che siamo o simili o dissimili ai buoni. La somiglianza la offre raramente la natura, spesso l'imitazione. Ma questo stesso, il fatto che rende il metodo molto più facile per noi di quanto non fosse per coloro che non avevano nulla da seguire, nuoce se non viene recepito con cautela e con giudizio.
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I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
sumenda … est … derigenda
→ bisogna trarre … bisogna orientare
«sumenda … est» e «derigenda» sono perifrastiche passive (gerundivo + esse) che esprimono necessità. Il soggetto è rispettivamente «copia» e «mens».
Compare nel periodo 1.
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dubitari potest quin … contineatur
→ non si può dubitare che … consista
«dubitari potest quin … contineatur» è una costruzione in cui «quin» introduce una completiva al congiuntivo dopo un verbo di dubitare in forma negativa.
Compare nel periodo 2.
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ut … sic
→ come … così
«ut … sic» è una correlazione comparativa molto frequente in latino che affianca due elementi: «come … così». Qui mette in parallelo l'invenzione e l'imitazione.
Compare nel periodo 3.
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sic constat ut … velimus
→ si fonda su questo: che vogliamo
«sic constat ut … velimus» è una consecutiva: «sic» nella principale annuncia la conseguenza introdotta da «ut» col congiuntivo presente «velimus».
Compare nel periodo 4.
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nisi … adprehenditur nocet
→ se non viene recepita con cautela … nuoce
«nisi caute et cum iudicio adprehenditur nocet» è un periodo ipotetico della realtà (congiuntivo assente, indicativo): la condizione è presentata come concretamente possibile.
Compare nel periodo 8.
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Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Ex his ceterisque lectione dignis auctoribus et verborum sumenda copia est et varietas figurarum et componendi ratio, tum ad exemplum virtutum omnium mens derigenda. Neque enim dubitari potest quin artis pars magna contineatur imitatione. Nam ut invenire primum fuit estque praecipuum, sic ea quae bene inventa sunt utile sequi. Atque omnis vitae ratio sic constat, ut quae probamus in aliis facere ipsi velimus. Sic litterarum ductus, ut scribendi fiat usus, pueri sequuntur, sic musici vocem docentium, pictores opera priorum, rustici probatam experimento culturam in exemplum intuentur, omnis denique disciplinae initia ad propositum sibi praescriptum formari videmus. Et hercule necesse est aut similes aut dissimiles bonis simus. Similem raro natura praestat, frequenter imitatio. Sed hoc ipsum, quod tanto faciliorem nobis rationem rerum omnium facit quam fuit iis qui nihil quod sequerentur habuerunt, nisi caute et cum iudicio adprehenditur nocet.
Da questi e dagli altri autori degni di essere letti bisogna trarre la ricchezza del vocabolario, la varietà delle figure e l'arte della composizione, poi orientare la mente all'esempio di tutte le virtù.
Non si può dubitare che gran parte dell'arte consista nell'imitazione.
Come inventare per primi fu ed è la cosa più importante, così è utile seguire ciò che è stato ben inventato.
E tutta la norma della vita si fonda su questo: che vogliamo fare noi stessi ciò che approviamo negli altri.
Così i bambini imitano i tratti delle lettere per imparare a scrivere, i musici la voce dei maestri, i pittori le opere dei predecessori, i contadini prendono a modello la coltivazione sperimentata, e vediamo infine che i principi di ogni disciplina si formano su un modello prestabilito.
E per Ercole è necessario che siamo o simili o dissimili ai buoni.
La somiglianza la offre raramente la natura, spesso l'imitazione.
Ma questo stesso, il fatto che rende il metodo molto più facile per noi di quanto non fosse per coloro che non avevano nulla da seguire, nuoce se non viene recepito con cautela e con giudizio.
118 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
Si traduce: «Da questi e dagli altri autori degni di essere letti». Quintiliano nell'Institutio oratoria afferma che dai buoni autori bisogna trarre ricchezza di vocabolario, varietà di figure e capacità di composizione.
Quintiliano riconosce che inventare per primi fu e resta la cosa più importante, ma seguire ciò che è stato ben inventato è utile. Nell'Institutio oratoria afferma che gran parte dell'arte consiste nell'imitazione, come dimostrano tutti i campi dell'apprendimento umano.
Quintiliano cita i bambini che imitano i tratti della scrittura, i musici che imitano la voce del maestro, i pittori le opere dei predecessori, i contadini che prendono come modello la coltivazione sperimentata. Ogni disciplina si forma su un modello prefissato.
Lo stesso passo (Il principio d'imitazione) lo trovi qui: