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latino · Seneca
Seneca · Epistulae morales ad lucilium
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Seneca è il filosofo stoico latino autore delle Epistulae morales ad Lucilium, lettere di riflessione morale indirizzate all'amico Lucilio. In questo passo sostiene che ogni animale percepisce naturalmente ciò che gli giova e ciò che lo danneggia, e porta come esempio le api e il ragno.
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Se tuttavia lo richiedi, dirò in che modo ogni animale sia costretto a comprendere ciò che è dannoso. Sente di essere costituito di carne; pertanto sente cosa sia ciò per cui la carne può essere tagliata, bruciata, schiacciata, e quali siano gli animali armati per nuocere: di questi trae un'immagine nemica e ostile. Queste cose sono congiunte tra loro; infatti ogni essere si concilia contemporaneamente con la propria salvezza e cerca ciò che giova, teme ciò che nuoce. Sono naturali gli impulsi verso ciò che è utile, naturali le repulsioni verso ciò che è contrario; senza alcuna riflessione che lo suggerisca, senza deliberazione si compie tutto ciò che la natura prescrive. Non vedi quanta sottigliezza abbiano le api nel costruire le loro dimore, quanta concordia nell'affrontare da ogni parte un lavoro diviso? Non vedi quanto sia inimitabile per qualsiasi mortale quella trama del ragno, quanto lavoro richieda disporre i fili, alcuni inseriti in linea retta a mo' di sostegno, altri che corrono in cerchio da densi a radi, affinché gli animali più piccoli, per la cui rovina quelle sono tese, siano trattenuti come avvolti in reti? Quest'arte nasce, non si impara. Pertanto nessun animale è più dotto di un altro: vedrai tele di ragni uguali, un foro uguale in tutti gli angoli dei favi. È incerto e disuguale tutto ciò che l'arte trasmette: proviene in modo uguale ciò che la natura distribuisce. Essa non ha trasmesso nulla più della tutela di sé e della perizia di essa, e perciò iniziano anche contemporaneamente a imparare e a vivere.
Si tamen exigis, dicam quomodo omne animal perniciosa intellegere cogatur) Sentit se carne constare; itaque sentit quid sit quo secari caro, quo uri, quo obteri possit, quae sint animalia armata ad nocendum: horum speciem trahit inimicam et hostilem. Inter se ista coniuncta sunt; simul enim conciliatur saluti suae quidque et iuvatura petit, laesura formidat. Naturales ad utilia impetus, naturales a contrariis aspernationes sunt; sine ulla cogitatione quae hoc dictet, sine consilio fit quidquid natura praecepit. Non vides quanta sit subtilitas apibus ad fingenda domicilia, quanta dividui laboris obeundi undique concordia? Non vides quam nulli mortalium imitabilis illa aranei textura, quanti operis sit fila disponere, alia in rectum inmissa firmamenti loco, alia in orbem currentia ex denso rara, qua minora animalia, in quorum perniciem illa tenduntur, velut retibus inplicata teneantur? Nascitur ars ista, non discitur. Itaque nullum est animal altero doctius: videbis araneorum pares telas, par in favis angulorum omnium foramen. Incertum est et inaequabile quidquid ars tradit: ex aequo venit quod natura distribuit. Haec nihil magis quam tutelam sui et eius peritiam tradidit, ideoque etiam simul incipiunt et discere et vivere.
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Secondo Seneca quest'arte nasce dalla natura e non si impara, perché gli animali agiscono per istinto senza deliberazione.
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