Caricamento…
Caricamento…
latino · Seneca
Seneca · Epistulae morales ad lucilium
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Seneca racconta a Lucilio come, durante una grave malattia, lo studio della filosofia e l'affetto degli amici lo abbiano sostenuto e guarito. Nella lettera 78 il filosofo mostra come il conforto dell'animo possa giovare anche al corpo.
Tocca una parola: si accende e ne vedi la resa. Da computer usa ← → o A D per scorrere.
Dirò cosa mi fu di conforto allora, se prima avrò detto questo, ovvero che queste stesse cose nelle quali trovavo riposo ebbero forza di medicina; i nobili conforti si trasformano in rimedio e tutto ciò che ha sollevato l'animo giova anche al corpo. I miei studi furono la mia salvezza; alla filosofia attribuisco il fatto di essermi rialzato e di essere guarito; a lei devo la vita e non le devo nulla di meno. Molto contribuirono inoltre alla mia buona salute gli amici, dalle cui esortazioni, veglie e conversazioni venivo sollevato. Nulla, o Lucilio, ottimo degli uomini, ristora e aiuta il malato quanto l'affetto degli amici, nulla sottrae allo stesso modo l'attesa e il timore della morte: non giudicavo di morire, quando li lasciavo superstiti. Pensavo, dico, che avrei vissuto non con loro, ma attraverso loro; non mi sembrava di esalare lo spirito, ma di trasmetterlo. Queste cose mi diedero la volontà di aiutarmi e di sopportare ogni tormento.
Quae mihi tunc fuerint solacio dicam, si prius hoc dixero, haec ipsa quibus adquiescebam medicinae vim habuisse; in remedium cedunt honesta solacia, et quidquid animum erexit etiam corpori prodest. Studia mihi nostra saluti fuerunt; philosophiae acceptum fero quod surrexi, quod convalui; illi vitam debeo et nihil illi minus debeo. Multum autem mihi contulerunt ad bonam valetudinem et amici, quorum adhortationibus, vigiliis, sermonibus adlevabar. Nihil aeque, Lucili, virorum optime, aegrum reficit atque adiuvat quam amicorum adfectus, nihil aeque exspectationem mortis ac metum subripit: non iudicabam me, cum illos superstites relinquerem, mori. Putabam, inquam, me victurum non cum illis, sed per illos; non effundere mihi spiritum videbar, sed tradere. Haec mihi dederunt voluntatem adiuvandi me et patiendi omne tormentum.
VersiaPer iPhone e iPadPresto anche nel browser
Lo schema di ogni periodo, l’analisi di ogni parola ed Erodotron che risponde ai tuoi dubbi. E la versione di domani la fotografi e ce l’hai.Lo schema di ogni periodo, l’analisi di ogni parola ed Erodotron che risponde ai tuoi dubbi. Lascia l’email: ti scriviamo appena apre.
I 82 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Perché pensava di continuare a vivere attraverso gli amici, quindi non sentiva di perdere sé stesso quando li lasciava.
Altri passi di Seneca già tradotti e analizzati.