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latino · Valerio Massimo
Valerio Massimo · Factorum et dictorum memorabilium libri IX
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Valerio Massimo è uno scrittore latino dell'età di Tiberio che nei Factorum et dictorum memorabilium libri raccolse esempi di detti e fatti memorabili a scopo morale. Il brano racconta come il filosofo Anassimene, già precettore di Alessandro Magno, salvi la città di Lampsaco con un abile gioco di parole.
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Valerio Massimo racconta che un tempo Alessandro, re dei Macedoni, salvò dalla distruzione la città di Lampsaco, che aveva deciso di distruggere, grazie all'astuzia del filosofo Anassimene. Infatti Anassimene, trovandosi per caso a Lampsaco, dove molti giovani si erano riuniti per imparare i fondamenti dell'arte retorica, aveva saputo che Alessandro si stava avvicinando alla città con le sue truppe per catturarla e distruggerla dalle fondamenta. E infatti Alessandro, quando giunse a Lampsaco, pose l'accampamento davanti alle mura della città per preparare l'attacco. Allora Anassimene, che conosceva Alessandro poiché era stato per qualche tempo suo precettore, andò incontro al re per muovere il suo animo alla misericordia con le preghiere. Ma Alessandro, appena vide Anassimene avanzare fuori dalle mura, comprese che il filosofo avrebbe chiesto la salvezza della città; perciò gli andò incontro e disse: "Io ti sarò sempre grato, poiché ho imparato da te molti e utili precetti, ma tuttavia ora non farò assolutamente ciò che stai per chiedermi!". Allora Anassimene prontamente disse: "Chiedo che tu distrugga la città di Lampsaco!". Per mantenere la parola data, Alessandro non distrusse la città.
Valerius Maximus narrat olim Alexandrum, Macedŏnum regem, urbem Lampsăcum, quam delēre statuĕrat, ab excidio servavisse propter Anaximĕnis philosophi vaframentum. Nam Anaximĕnes, cum forte Lampsăci esset, quo multi iuvenes convenĕrant ut rhetoricae artis fundamenta discĕrent, cognovĕrat Alexandrum cum copiis suis ad urbem appropinquare eam capturus atque fundĭtus deleturus. Namque Alexander, cum Lampsăcum pervĕnit, castra ante urbis moenia posuit, ut impĕtum pararet. Tum Anaximĕnes, qui Alexandrum cognoscebat, quod eius praeceptor aliquamdiu fuĕrat, obviam regi ivit ut precibus eius animum ad misericordiam movĕret. Sed Alexander, ut («appena») Anaximĕnem extra moenia progredientem vidit, intellexit philosophum urbem salutem petiturum esse; quare ei occurrit et dixit: "Ego tibi semper gratiam agam, quia multa utiliaque praecepta a te didici, sed tamen nunc prorsus («assolutamente») non faciam, quod a me petiturus es!". Tunc Anaximĕnes prompte: «Peto - inquit - ut Lampsăcum urbem diruas!». Ut fidem servaret, Alexander urbem non diruit.
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I 91 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Il re aveva promesso al suo antico maestro di non fare ciò che gli avesse chiesto. Anassimene gli domanda proprio la distruzione della città e Alessandro, per mantenere la parola data, è costretto a risparmiarla.
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